Il Presidente USA dichiara “annientato” il potenziale missilistico iraniano, mentre i Pasdaran bloccano l’export di greggio “fino a nuovo avviso”. Il prezzo del gas in Europa crolla del 13% e il Brent scende a 91 dollari, ma resta l’incertezza sulla nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei.
A dieci giorni dall’inizio del conflitto che sta sconvolgendo il Medio Oriente, lo scenario bellico tra l’asse statunitense-israeliano e l’Iran vive una fase di estrema polarizzazione tra l’ottimismo operativo di Washington e la resistenza logistica di Teheran. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il Presidente Donald Trump ha dichiarato che gli obiettivi militari sono “praticamente completati” e che la fine delle ostilità potrebbe giungere “molto presto”.
Tuttavia, la Repubblica Islamica ha risposto con fermezza, negando l’esistenza di negoziati e proclamando il blocco totale dello Stretto di Hormuz. La notizia, che ha provocato oscillazioni violente sui mercati energetici, vede contrapposti il crollo del 13% del prezzo del gas in Europa alla promessa iraniana che “nemmeno una goccia di petrolio lascerà la regione”.
IL PUNTO DI VISTA DI WASHINGTON E L’ANDAMENTO DELLE OPERAZIONI
Durante un evento in Florida, il Presidente Trump ha tracciato un bilancio dell’operazione iniziata il 28 febbraio, affermando che le forze congiunte hanno colpito oltre 5.000 obiettivi, riducendo la capacità missilistica iraniana a un decimo del suo potenziale originale. Trump ha assicurato che i lanci di droni nemici sono diminuiti dell’83% e che la Marina degli Stati Uniti è pronta a scortare le petroliere fuori dal Golfo per garantire i rifornimenti globali. “Insieme ai nostri partner israeliani, stiamo annientando il nemico in una schiacciante dimostrazione di forza militare”, ha dichiarato il Presidente ai parlamentari repubblicani.
Nonostante l’intensità dei raid, che hanno colpito infrastrutture energetiche e centri nevralgici, Trump ha accennato alla possibilità di rinunciare ad alcune sanzioni petrolifere per calmierare i prezzi, tema discusso anche in un colloquio telefonico con Vladimir Putin.
LA REPLICA DI TEHERAN E IL BLOCCO DI HORMUZ
La risposta iraniana non si è fatta attendere e ha smentito categoricamente le aperture diplomatiche suggerite dalla Casa Bianca. Ali Mohammad Naini, portavoce del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, ha dichiarato che “le forze armate iraniane non consentiranno l’esportazione di un solo litro di petrolio dalla regione al campo nemico e ai suoi partner fino a nuovo avviso”.
Teheran rivendica così il pieno controllo dello Stretto di Hormuz, snodo vitale dove transita un quinto della produzione mondiale di petrolio e GNL. Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ribadito alla PBS che i negoziati con Washington “non sono più all’ordine del giorno”, definendo l’esperienza dei colloqui passati come “molto amara” a causa degli attacchi subiti proprio mentre i canali di dialogo erano aperti.
LA SUCCESSIONE AL POTERE: MOJTABA KHAMENEI NUOVA GUIDA SUPREMA
In questo clima di guerra aperta, l’Iran ha formalizzato il proprio assetto istituzionale. L’Assemblea degli Esperti ha scelto l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, 56 anni, come successore del padre Ali Khamenei, ucciso nelle prime fasi dell’offensiva. La nomina, riportata dall’agenzia Mehr, punta alla continuità ideologica e militare, dato il profondo legame del nuovo leader con i Pasdaran.
Trump ha criticato aspramente la scelta, definendo il nuovo leader un “peso leggero” e avvertendo che qualsiasi leadership non approvata dagli Stati Uniti “non durerà a lungo”. Secondo gli analisti di Bloomberg Geoeconomics, l’elezione di Mojtaba suggerisce che Teheran non cambierà rotta, puntando a mantenere la postura bellica nonostante la pressione economica e militare.
REAZIONI DEI MERCATI E IMPATTO SUI PREZZI DELL’ENERGIA
I segnali di una possibile conclusione del conflitto hanno dato parziale sollievo ai mercati finanziari, pur in un quadro di estrema volatilità. All’apertura delle contrattazioni di martedì, il prezzo del gas naturale in Europa ha perso il 13%, scendendo sotto i 49 euro per MWh presso l’hub olandese TTF. Parallelamente, il greggio Brent, che lunedì aveva sfiorato i 120 dollari al barile, è ripiegato a quota 91,50 dollari.
Resta tuttavia un rialzo del 50% su base annua, alimentato dai timori di una chiusura prolungata di Hormuz. Per mitigare il rischio, Saudi Aramco ha annunciato di poter potenziare in pochi giorni un oleodotto alternativo verso il Mar Rosso, permettendo al greggio saudita di aggirare il blocco navale iraniano.
L’ESTENSIONE DEL CONFLITTO E IL COINVOLGIMENTO REGIONALE
La tensione bellica continua a riverberarsi sull’intera regione. Oggi si sono registrati nuovi attacchi: gli Emirati Arabi Uniti hanno risposto a minacce missilistiche e segnalato un raid contro il proprio consolato nel Kurdistan iracheno, mentre il Kuwait ha intercettato sei droni. In Libano, le forze israeliane hanno intensificato le operazioni contro Hezbollah, causando centinaia di vittime nel sud del Paese.
Anche la Siria ha denunciato colpi di artiglieria contro le proprie posizioni a ovest di Damasco. Sul fronte diplomatico, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in una telefonata con il leader turco Erdogan, si è detto pronto a una de-escalation a patto che i paesi vicini non concedano i propri spazi aerei e territori per lanciare attacchi contro la Repubblica Islamica, una condizione che complica ulteriormente la rete delle alleanze nel Golfo.


