Il governo sta valutando lo strumento delle “accise mobili”. Derivante da un provvedimento del 2007 dell’allora ministro Bersani, esiste già ed è pronto, ma necessita di essere modificato e definito in alcune parti
Il forte aumento dei prezzi dei carburanti, il rialzo del petrolio – innescato dalle limitazioni all’approvvigionamento globale dovuto al conflitto in Medio Oriente – è uno dei temi più caldi dell’agenda politica. Come ha spiegato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, “il rischio economico è di nuovo la fiammata provocata dall’aumento dei prezzi dell’energia, e sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria”.
IL DECRETO SULLE “ACCISE MOBILI”
Come riporta Il Sole 24 Ore, i tecnici del MEF e del governo stanno lavorando per adattare il decreto del 2023 sulle accise mobili alla nuova situazione provocata dalla guerra in Iran. L’esecutivo sta valutando infatti lo strumento delle accise mobili, che deriva da un provvedimento del 2007 dell’allora ministro Bersani. Uno strumento che esiste già ed è pronto, ma che necessita di essere modificato e definito in alcune parti.
Per contrastare gli aumenti dei prezzi alla pompa, il meccanismo è abbastanza semplice, ma non automatico: in caso di crescita del prezzo del petrolio stabile e sopra una certa percentuale – e quindi, a cascata, del carburante -, aumenta anche la base su cui si calcola l’IVA (al 22%) che finisce nelle casse pubbliche.
COME FUNZIONANO LE ACCISE MOBILI
Lo Stato può quindi rinunciare a quell’imposta aggiuntiva, non contabilizzata nelle previsioni di bilancio statale, e utilizzarla per ridurre l’accisa. Secondo la stessa norma, però, per attivarsi lo strumento ha bisogno di un decreto del MEF di concerto con il MASE, e che il rialzo dei prezzi sia stabile.
Il testo del provvedimento del 2023 spiega infatti che il taglio delle accise “può essere adottato se il prezzo del carburante aumenta, sulla media del precedente bimestre, rispetto al valore di riferimento” rispetto all’ultimo Def. Non si specifica però la percentuale di aumento per intervenire, che prima era del 2%. La norma considera anche “l’eventuale diminuzione” nella media del quadrimestre precedente.
IL GOVERNO RIMANDA LA MISURA AD UN PROSSIMO CDM
Il Governo ha preferito però rimandare le misure per abbassare i prezzi dei carburanti e riqualificare il patrimonio immobiliare italiano a un futuro Consiglio dei Ministri per trovare le coperture economiche. Il mancato approdo nel Consiglio dei Ministri di ieri, però, ha sollevato le ire delle opposizioni e delle associazioni dei consumatori, alimentate da un clima di forte tensione per l’aumento dei prezzi dei carburanti legato alla crisi in Medio Oriente.
LE MISURE SULLE ACCISE NEGLI ALTRI PAESI UE
Intanto, nel resto d’Europa qualcuno ha già attuato una strategia. Il Portogallo, ad esempio, ha deciso di ridurre le accise sul gasolio in vista del forte rincaro. Si tratta di “uno sconto straordinario e temporaneo dell’accisa sui prodotti petroliferi (Isp) applicabile al gasolio da autotrazione pari a 3,55 centesimi al litro, restituendo ai contribuenti il gettito Iva aggiuntivo corrispondente all’aumento previsto del prezzo”, come spiega un comunicato.
La misura è stata confermata in vista dell’aumento dei prezzi che questa settimana è stato di 23,4 centesimi al litro per il gasolio e 7,4 centesimi al litro per la benzina.
In Francia, invece, domenica scorsa il premier Sébastien Lecornu ha annunciato “un piano eccezionale di 500 controlli alle stazioni di servizio”, tra il 9 e l’11 marzo, “per prevenire gli eccessivi aumenti dei prezzi alla pompa. La guerra in Medio Oriente non può essere usata come pretesto per eccessivi aumenti dei prezzi alle stazioni di servizio”.
Venerdì scorso il governo francese ha annunciato che il prezzo della SP95-E10 (la più utilizzata nel Paese) è aumentato di 10 centesimi rispetto alla settimana precedente.
In Austria, infine, il cancelliere Christian Stocker si è detto favorevole ad una riduzione temporanea delle accise sui carburanti. “Il governo sta valutando e negoziando il modello di agevolazione più efficace”, ha spiegato Stocker, ma i dettagli della misura prevista non sono ancora stati comunicati.
CODACONS: RINVIO DI ACCISA MOBILE DECISIONE INCOMPRENSIBILE
Per il Codacons, lo slittamento dell’accisa mobile è una decisione “francamente incomprensibile”. L’associazione denuncia che il gasolio in modalità servito ha superato la soglia dei 2,6 euro al litro in diversi impianti autostradali, mentre su quasi l’intera rete stradale il diesel al self-service ha oltrepassato i 2 euro al litro.
Per l’associazione dei consumatori, “nella situazione attuale, in cui i listini alla pompa hanno raggiunto livelli elevatissimi, ogni giorno di ritardo nell’attuazione del taglio delle accise equivale a danni da centinaia di milioni di euro per gli automobilisti e per il comparto dell’autotrasporto, e aumenta il rischio di forti ripercussioni sui prezzi dei prodotti trasportati”.
Inoltre, secondo il Codacons, non servirebbe un nuovo decreto per sterilizzare i prezzi alla pompa, poiché la legge n. 5 del 2023 permetterebbe già al MEF e al MASE di intervenire utilizzando l’extra-gettito IVA per ridurre le accise: “in base alle nostre elaborazioni, per ridare fiato a consumatori e imprese, le accise vanno tagliate non di 10 centesimi di euro, cifra assolutamente sbagliata e insufficiente considerati i rialzi alla pompa, ma in una misura compresa tra i 15 e i 20 centesimi di euro, unica possibilità per limitare i danni dell’escalation dei listini”, ha concluso l’associazione.


