Il sistema elettrico nazionale è a un bivio: la transizione verso le rinnovabili corre, ma il rischio di centinaia di ore di distacco del carico entro il 2030 si fa concreto. Ecco perché il modello energetico attuale rischia di non reggere.
L’Italia si prepara a una trasformazione energetica senza precedenti, ma il prezzo da pagare in termini di stabilità potrebbe essere altissimo. Secondo l’ultimo “Rapporto Adeguatezza Italia 2025” firmato da Terna, il passaggio verso la decarbonizzazione nasconde insidie profonde che minacciano direttamente la sicurezza degli approvvigionamenti nazionali.
Il dato che emerge è inquietante: in assenza di interventi strutturali urgenti, il Paese rischia di scivolare in scenari di inadeguatezza sistemica, con la possibilità di affrontare fino a 200 ore annue di criticità estrema. Ma cosa sta spingendo il sistema verso il collasso?
IL PARADOSSO DEL “MISSING MONEY”
Mentre la capacità installata di solare ed eolico continua a crescere, un fenomeno economico silenzioso sta svuotando il parco di generazione tradizionale. Terna lo definisce “missing money”: un’erosione dei margini di profitto che potrebbe portare alla dismissione forzata di oltre 26 GW di potenza entro il 2030. Senza questi impianti, la rete italiana riuscirà a coprire i picchi di domanda durante le anomalie climatiche?
ZONE ROSSE: IL CASO DI SICILIA E SARDEGNA
L’analisi territoriale di Terna mette in luce vulnerabilità geografiche specifiche. Alcune regioni sono giudicate “estremamente fragili” a causa di un mix esplosivo di impianti vetusti e interconnessioni limitate. In particolare, per due grandi isole il rischio di mancata copertura della domanda è già una realtà tecnica con cui fare i conti.
TERNA CONTRO ENTSO-E: UNA VISIONE DIVERSA DALL’EUROPA
Il Rapporto 2025 non è solo una lista di dati, ma riflette uno scontro metodologico con gli standard europei. Terna ha adottato un modello “Revenue-based” molto più severo di quello comunitario, capace di far emergere rischi che a Bruxelles sembrano sottovalutati.
Quali sono le contromisure previste? Quali saranno le ore più critiche della giornata e in quali stagioni il sistema rischia davvero il fermo? E soprattutto, quali sono i nodi tecnici che decideranno il futuro delle nostre bollette e della nostra sicurezza industriale?
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