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Transizione energetica e prezzi gas

Prezzi dell’energia, Ember: l’elettricità da gas sale del 50% in UE. L’Italia resta al palo sulle rinnovabili

Mentre il conflitto in Iran costa all’Europa 2,5 miliardi di euro extra in soli dieci giorni, la Spagna si salva grazie al solare: a Roma il gas determina le tariffe nell’89% delle ore.

L’escalation bellica in Medio Oriente ha scosso violentemente il mercato energetico europeo, portando il costo dell’elettricità generata dal gas a un incremento superiore al 50% nei primi dieci giorni di marzo 2026. Secondo quanto emerge da un’analisi dettagliata pubblicata oggi dal think tank Ember, l’Unione Europea si trova nuovamente a fare i conti con la propria vulnerabilità strutturale, avendo già sborsato 2,5 miliardi di euro aggiuntivi per le importazioni di combustibili fossili dall’inizio delle ostilità lo scorso 28 febbraio. Mentre paesi come la Spagna riescono a schermare i consumatori grazie a un massiccio dispiegamento di energie pulite, l’Italia emerge come uno dei mercati più esposti, con il gas che influenza il prezzo finale dell’elettricità in quasi nove ore su dieci.

IL PESO DEL CONFLITTO SUI COSTI ALL’IMPORTAZIONE

Il rapporto di Ember evidenzia come le perturbazioni alle forniture globali, innescate dagli attacchi di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, abbiano avuto un riflesso immediato sulle quotazioni internazionali. Il Dutch TTF, punto di riferimento per il mercato europeo del gas, ha fatto registrare una media di 45 €/MWh nella settimana tra il 2 e il 6 marzo, segnando un balzo del 50% rispetto ai 31 €/MWh del periodo precedente al conflitto. Questa fiammata ha trascinato verso l’alto i costi di produzione elettrica, mettendo sotto pressione le economie dipendenti dall’import. “Ancora una volta un conflitto globale ha fatto impennare i prezzi del gas. Le regioni dipendenti dalle importazioni potrebbero subire conseguenze economiche drammatiche”, ha commentato Chris Rosslowe, analista di Ember, sottolineando come l’energia pulita unita all’elettrificazione rappresenti l’unico scudo efficace contro la volatilità dei mercati.

LA DIVERGENZA STRATEGICA TRA ITALIA E SPAGNA

La geografia energetica dell’Unione Europea mostra oggi spaccature profonde che dipendono dalle scelte politiche dell’ultimo quinquennio. La Spagna, grazie all’installazione di 40 GW di capacità rinnovabile dal 2019 a oggi, ha raggiunto un disaccoppiamento strutturale tra i costi del gas e i prezzi dell’energia. Dall’inizio del 2026, il gas ha influenzato il prezzo elettrico spagnolo solo nel 15% delle ore. Al contrario, in Italia la dipendenza resta critica: il gas determina il prezzo dell’elettricità nell’89% delle ore, un dato che riflette un’accelerazione sulle rinnovabili giudicata troppo lenta dagli analisti. Durante la prima settimana di marzo, mentre i prezzi in Spagna restavano al di sotto dei costi di produzione del gas, paesi come Italia, Germania, Paesi Bassi e Belgio toccavano i massimi dell’anno, specialmente durante i picchi di domanda mattutini e serali.

L’URGENZA DI NUOVE ASTE E CERTEZZA NORMATIVA

Beatrice Petrovich, Senior Energy Analyst di Ember, è netta nell’analizzare la situazione italiana: “La Spagna dimostra che la dipendenza dal gas non è un destino inevitabile. Mentre i prezzi sono esplosi, i consumatori spagnoli godono di una protezione derivante dalla crescita di eolico e solare. In Italia l’impatto sarà ben più pesante e la differenza non è geografica, è politica”. Secondo Petrovich, il risultato delle diverse scelte di investimento degli ultimi anni impone al governo italiano un cambio di rotta immediato. “La singola cosa più urgente ed efficace che il governo potrebbe fare per abbassare le bollette è indire nuove aste per le rinnovabili e offrire certezza normativa”, ha concluso l’analista.

IL DIBATTITO SULL’ETS E I COSTI DEL CARBONIO

L’impennata dei prezzi del gas ha inoltre riacceso il dibattito sul Sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS), proprio alla vigilia del Consiglio europeo previsto per il 19-20 marzo. L’Italia preme per una riforma del meccanismo, ma i dati di Ember suggeriscono che il balzo dei costi del combustibile incida sulla bolletta il doppio rispetto al costo del carbonio. Attualmente, la componente legata alle emissioni costituisce circa il 10% della fattura elettrica media delle famiglie UE, un valore inferiore all’aliquota media dell’IVA, che si attesta al 18%. Rosslowe avverte che “eliminare i costi del carbonio significherebbe rimuovere un incentivo a investire nella vera soluzione agli shock dei prezzi: rinnovabili, batterie e flessibilità della domanda”, ribadendo che riforme affrettate non risolverebbero il problema della dipendenza strutturale dalle fonti fossili.

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