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Ue

Tempesta perfetta sull’Ue: tra lo spettro del Medio Oriente e il rischio deindustrializzazione dell’ETS

La sicurezza energetica dell’Ue è a rischio. Il gas è ai massimi, il Qatar è un’incognita e la dipendenza dagli USA sembra sempre più un vicolo cieco. Intanto, il fronte europeo si spacca sulla riforma del’Ets

Il piano per la diversificazione e la sicurezza energetica delineata dalla Commissione Ue sta mostrando le prime crepe. L’indipendenza sembra ancora lontana e l’Europa si ritrova nel bel mezzo di una crisi strutturale che rischia di trasformarsi in un collasso industriale. Con i prezzi del gas nuovamente in volo e l’ombra di un conflitto aperto tra Usa (al fianco di Israele) e Iran, la strategia energetica dell’UE sembra vacillare.

IL RISCHIO HORMUZ

Un’escalation bellica contro Teheran minaccia di bloccare definitivamente le forniture di GNL dal Qatar, uno dei pilastri su cui Bruxelles ha costruito il dopo-Russia. Se Doha dovesse sospendere i flussi, l’Europa rischia di scivolare in una dipendenza critica e quasi esclusiva dal GNL statunitense.
La crisi in Medio Oriente sta mostrando la fragilità di una strategia che ha sostituito una dipendenza (quella russa) con un’altra. Ad oggi, la scommessa di aumentare massicciamente la quota di gas liquefatto nel mix energetico europeo appare un azzardo. La volatilità dei prezzi dall’inizio delle ostilità dimostra che il GNL americano non è il porto sicuro sperato, ma un mercato esposto a shock geopolitici globali che l’Europa non può controllare.

LA RISPOSTA DI BRATISLAVA E BUDAPEST

Le falle del piano di Bruxelles hanno aperto la strada alle richieste di Ungheria e Slovacchia, che hanno chiesto la revoca immediata del divieto sulle importazioni di petrolio e gas dalla Russia alla luce della crisi in Medio Oriente. Tentativi di ripristinare canali di cooperazione energetica con la Russia che non vanno letti solo come mosse politiche, ma come un piano alternativo per la sicurezza degli approvvigionamenti.

LO SCONTRO SULL’ETS IN UE

La crisi di competitività del settore industriale europeo è il sintomo più evidente di un bilancio energetico che non quadra più. Intanto, la Commissione Ue sembra decisa a tirare dritto sull’implementazione del programma ETS (Emission Trading System). Una scelta che molti analisti e leader industriali definiscono “disastrosa” per l’industria pesante. Bruxelles continua a difendere il sistema, puntando sulla redistribuzione dei proventi tramite il Fondo Sociale per il Clima, ma la pressione delle lobby industriali (acciaio e chimica in primis) ha raggiunto livelli di guardia.

Le posizioni in seno all’Unione sono quanto mai polarizzate. Germania e gli altri Paesi Nordici sostengono che l’ETS sia lo strumento principale per la decarbonizzazione e che allentare la presa ora significherebbe fallire gli obiettivi climatici del 2030. Sul fronte lato opposto, Polonia, Ungheria e Italia chiedono una sospensione temporanea o un tetto ai prezzi dei certificati di emissione per contrastare i caro energia.

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