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L’Italia e i fossili: Legambiente denuncia 48 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi

Il rapporto 2026 rivela un buco contabile da quasi 12 miliardi di euro nel catalogo del Ministero dell’Ambiente. L’associazione ambientalista chiede un piano nazionale di eliminazione dei SAD entro il 2030 per finanziare welfare e innovazione.

Mentre le tensioni geopolitiche internazionali rendono sempre più evidente la necessità di una sovranità energetica basata sulle fonti pulite, l’Italia sembra muoversi in direzione ostinata e contraria. Nel 2024, il Governo ha stanziato ben 48,3 miliardi di euro in sussidi ambientalmente dannosi (SAD), una cifra che sale a quota 436 miliardi se si considera l’ultimo quindicennio.

La denuncia arriva dal nuovo rapporto “Stop sussidi ambientalmente dannosi 2026”, presentato oggi da Legambiente in collaborazione con ReCommon. Secondo l’analisi, il sistema di aiuti pubblici a favore di attività, opere e progetti connessi alle fonti fossili continua a crescere: rispetto ai 45,3 miliardi del 2023 (depurati dai sostegni straordinari per il caro bollette), l’esborso è aumentato in modo strutturale, mantenendo il Paese ancorato a un modello economico climalterante.

LE CRITICITÀ NELLA CONTABILIZZAZIONE DEL MINISTERO

La notizia, basata sui dati raccolti dall’associazione a partire dal 2011, mette in luce una gestione dei conti pubblici definita “poco trasparente”. Legambiente evidenzia infatti come il Catalogo dei Sussidi Ambientalmente Dannosi e Favorevoli del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) presenti lacune sistemiche. Sono state individuate 18 voci di sussidi non quantificate, che includono l’IVA agevolata e vari fondi di garanzia, e 14 voci del tutto assenti, tra cui i contributi all’autotrasporto e i prestiti pubblici di Cassa Depositi e Prestiti (CDP).

Questa opacità si traduce in circa 11,9 miliardi di euro non contabilizzati ufficialmente. Inoltre, ben 11 voci di spesa non trovano corrispondenza con i documenti della Ragioneria dello Stato, generando uno scarto ingiustificato di 377,2 milioni di euro. A complicare il quadro si aggiungono i 18 Sussidi Ambientalmente Incerti (SAI) che, valendo 26,4 miliardi di euro, restano esclusi da ogni piano di rimodulazione poiché finanziano contemporaneamente componenti innovative e attività inquinanti.

IL CASO SIMBOLO DELLE ROYALTIES SUL GAS

Un esempio emblematico di questa inerzia gestionale è rappresentato dalle esenzioni delle royalties sulle estrazioni di gas. Nel Catalogo del MASE, tale voce appare fissa a 5 milioni di euro per ogni annualità compresa tra il 2020 e il 2024. Si tratta di un dato che Legambiente definisce “incongruo”, poiché il valore resta identico nonostante le variazioni della quantità di gas estratto e le oscillazioni dell’Indice QE.

Sul fronte dell’oil & gas, l’inadeguatezza di canoni e tasse, aggravata da tetti massimi sulle royalties, avrebbe sottratto allo Stato introiti per 547,4 milioni di euro nel solo 2024 rispetto ai parametri di altri Paesi concorrenti.

SETTE PRIORITÀ PER UN PIANO DI RICONVERSIONE ENTRO IL 2030

A fronte di questo scenario, Legambiente propone una strategia decisa: eliminare 23,1 miliardi di euro di SAD e rimodularne altri 25,2 miliardi entro la fine del decennio. Le risorse recuperate dovrebbero essere dirottate verso la transizione ecologica, la sanità, il welfare e la ricerca.

Per farlo, l’associazione indica sette pilastri d’azione: un piano organico di eliminazione dei SAD entro il 2030; la correzione delle incongruenze del Catalogo ministeriale; la riforma degli oneri di sistema in bolletta trasferendoli alla fiscalità generale; il rispetto degli impegni internazionali della Roadmap Baku-Belem per i Paesi poveri; la riforma di accise e tasse secondo il principio “chi inquina paga”; la creazione di incentivi edilizi solo per edifici a emissioni zero; infine, il rispetto del principio “Do No Significant Harm”, finanziando esclusivamente misure compatibili con la tassonomia europea.

ENERGIA E TRASPORTI I SETTORI PIÙ COLPITI

Il settore energetico si conferma il principale beneficiario di questi sussidi con 14,2 miliardi di euro ripartiti su 28 voci, registrando un incremento di 3,9 miliardi in un solo anno. Tra le poste più pesanti figurano le agevolazioni IVA (3,6 miliardi), le quote gratuite di carbonio nel sistema ETS (2,9 miliardi) e le garanzie pubbliche fornite da SACE e CDP per infrastrutture fossili (2 miliardi). Seguono a ruota l’edilizia con 9 miliardi di euro, i trasporti con 8,7 miliardi e il comparto agricoltura e pesca con 1,11 miliardi.

IL MONITO DELLA PRESIDENZA DI LEGAMBIENTE

“L’Italia resta ostaggio del gas fossile, mentre rinnovabili, accumuli, reti ed efficienza continuano a essere messe in panchina”, dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. Ciafani critica aspramente le recenti scelte del Governo, come il DL bollette, il mantenimento in riserva delle centrali a carbone di Civitavecchia e Brindisi e i finanziamenti alle campagne pro-nucleare, definendole contrarie agli impegni internazionali e al Piano Nazionale Integrato Energia e Clima.

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