Mentre la guerra in Medio Oriente blocca i flussi del Golfo e i prezzi del gas balzano del 33%, la scoperta offshore a Bahr Essalam offre all’Italia una via di fuga verso l’autonomia.
L’annuncio di una nuova, importante scoperta di gas naturale nel Mediterraneo centrale giunge in un momento di estrema fragilità per gli equilibri energetici mondiali. La National Oil Corporation (Noc) libica ed Eni hanno confermato l’individuazione di due nuove strutture produttive nell’area offshore di Bahr Essalam, denominate Bahr Essalam South 2 e Bahr Essalam South 3.
La notizia, ufficializzata attraverso un comunicato congiunto delle due società, assume una valenza geopolitica immediata: con lo Stretto di Hormuz di fatto paralizzato dal conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti, ogni molecola di gas estratta lontano dai teatri di guerra diventa un pilastro per la sicurezza nazionale ed europea. Le stime preliminari indicano risorse superiori a mille miliardi di piedi cubi, pari a oltre 28 miliardi di metri cubi di gas, situate a circa 85 chilometri dalla costa libica.
SCOPERTA OFFSHORE IN LIBIA: 28 MILIARDI DI METRI CUBI DI GAS PRONTI ALL’USO
Sebbene le dimensioni totali siano inferiori a giganti come lo Zohr egiziano, il giacimento libico possiede un vantaggio competitivo cruciale: la rapidità di messa in produzione. La Noc ha già confermato che è allo studio un piano di sviluppo accelerato per collegare i nuovi pozzi alle infrastrutture già esistenti di Bahr Essalam. Questo permetterebbe di immettere nel sistema circa 3,7 milioni di metri cubi di gas al giorno, una risorsa preziosa destinata sia al fabbisogno elettrico domestico libico sia all’esportazione verso le coste italiane.
IL PESO DEL MEDIO ORIENTE E LA TRAPPOLA DELLO STRETTO DI HORMUZ
Perché questa scoperta è vitale proprio ora? La guerra in Medio Oriente ha trasformato la geografia dei trasporti energetici in un campo minato. Dallo Stretto di Hormuz, oggi impraticabile, transita normalmente una porzione enorme del gas e del petrolio mondiale. Il blocco del traffico marittimo e la sospensione della produzione in diversi Paesi del Golfo, colpiti direttamente dalle ostilità, hanno innescato un’impennata dei prezzi che riflette il timore dei mercati per una carenza strutturale.
L’Italia, che dopo il 2022 ha cercato di affrancarsi dal gas russo, si è trovata esposta a una nuova vulnerabilità: la dipendenza dal Gas Naturale Liquefatto (GNL), che viaggia proprio su quelle rotte globali oggi interrotte. In questo scenario, il gasdotto Greenstream, che collega fisicamente la Libia all’Italia, rappresenta una via di rifornimento sicura perché sottratta alle incognite delle rotte marittime internazionali.
LA MUTAZIONE DEL MIX ENERGETICO ITALIANO E IL RUOLO DEL QATAR
I dati della Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza e le analisi di settore mostrano come tra il 2023 e il 2026 l’Italia abbia stravolto le proprie fonti. Se nel 2023 l’Algeria dominava con il 36% delle forniture e la Russia era scesa a un residuale 4-5%, nel 2025 il gas di Mosca è quasi sparito. Tuttavia, il vuoto è stato colmato per oltre un terzo dal GNL, proveniente in parti uguali da Stati Uniti, Nord Africa e Qatar. Proprio il Qatar è diventato uno snodo critico: nel 2025 ha garantito il 10% del gas totale italiano e il 35% del solo GNL.
Ma con la crisi di Hormuz, l’Italia ha perso improvvisamente l’accesso a un volume di gas quasi pari a quello importato da tutti gli altri Paesi europei messi insieme. Da qualche anno, tuttavia, i flussi dalla Libia attraverso il GreenStream sono in calo: dai 2,5 miliardi di metri cubi del 2023 si è passati agli 1,4 del 2024 a circa un miliardo nel 2025, a fronte di una capacità della pipeline di circa 8-11 miliardi di m³/anno. La nuova scoperta di Eni potrebbe, quindi, invertire questa tendenza nel medio periodo, ridando ossigeno al gasdotto transmediterraneo.
ALLARME BOLLETTE PER LE IMPRESE E LA PROFEZIA DI MOSCA SUI PREZZI
Le ripercussioni economiche del conflitto sono già pesanti. Confesercenti, in collaborazione con Innova, ha lanciato un grido d’allarme: nei primi 18 giorni di guerra, i prezzi all’ingrosso dell’elettricità sono saliti del 24% e quelli del gas del 33%. “Per le piccole e medie imprese del commercio e del turismo, la bolletta potrebbe toccare i 3,8 miliardi nel 2026, con un aggravio di 880 milioni rispetto all’anno scorso”, ha osservato Nico Gronchi, presidente di Confesercenti.
L’aumento medio stimato è di 1.500 euro ad attività, con picchi di 2.700 euro per supermercati e alberghi. In questo clima di tensione, da Mosca giungono messaggi inquietanti. Kirill Dmitriev, inviato del Cremlino e guida del Fondo russo per gli investimenti diretti, ha dichiarato tramite l’agenzia Tass che “l’Europa impiegherà del tempo prima di tornare a chiedere inevitabilmente il gas russo”, prevedendo che i prezzi potrebbero raddoppiare rispetto alle proiezioni precedenti. Dmitriev ha definito “devastante” l’impatto previsto da HSBC sulle famiglie e sull’industria europea.
STATO DEGLI STOCCAGGI EUROPEI E PROSPETTIVE DI INDIPENDENZA
Mentre la diplomazia cerca faticosamente una quadra, i numeri sugli stoccaggi fotografano un’Europa a due velocità. A poche settimane dal termine della stagione termica, le riserve dell’Unione Europea sono in media al 29,01%. Se la Francia e la Germania arrancano intorno al 22%, l’Italia e la Spagna mostrano una maggiore resilienza, rispettivamente con il 44,76% e il 55,72% della capacità riempita.
In questo contesto, la nuova risorsa scoperta da Eni in Libia non è solo una notizia industriale, ma un tassello fondamentale per mantenere queste riserve a livelli di sicurezza. Diversificare non basta più: occorre accorciare le catene di approvvigionamento. E la rotta libica, oggi rinvigorita dai nuovi pozzi offshore, sembra essere la risposta più immediata per sottrarre l’economia italiana al ricatto dei prezzi globali e alla morsa dei conflitti in Medio Oriente.


