Il provvedimento riduce i listini di 24,4 centesimi per venti giorni e introduce sanzioni per le compagnie petrolifere, mentre arrivano crediti d’imposta per autotrasporto e pesca.
Con la pubblicazione immediata in Gazzetta Ufficiale, entra oggi in vigore il nuovo decreto-legge varato dal Governo per fronteggiare l’emergenza energetica e il drastico rincaro dei prezzi alla pompa. Il provvedimento, che porta la firma del Presidente della Repubblica e dei ministri competenti, risponde alla straordinaria necessità e urgenza di sostenere l’economia nazionale e il potere d’acquisto delle famiglie in una fase di estrema volatilità dei mercati energetici. La notizia, analizzata tecnicamente dal Codacons sulla base del testo definitivo, conferma una riduzione delle accise su benzina e gasolio che si rifletterà immediatamente sui costi sostenuti dai cittadini, accompagnata da un sistema di controllo rigido volto a neutralizzare eventuali fenomeni speculativi lungo l’intera filiera.
IL TAGLIO DELLE ACCISE E IL RISPARMIO REALE PER I CONSUMATORI
L’intervento fiscale più atteso è contenuto nell’Articolo 2 del decreto, che ridetermina le aliquote di accisa sui principali carburanti. Nello specifico, per benzina e gasolio la tassazione scende dagli attuali 672,90 euro per 1.000 litri a 472,90 euro. Questo significa un calo diretto di 20 centesimi di euro al litro, che però sale a 24,4 centesimi se si include l’effetto dell’Iva che grava sulle accise stesse. Per il GPL usato come carburante, l’aliquota viene fissata a 167,77 euro per mille chilogrammi.
Secondo le stime fornite dalle associazioni dei consumatori, questo abbattimento fiscale si traduce in un risparmio di circa 12,2 euro per un pieno da 50 litri. Sulla base dei listini rilevati ieri, il prezzo medio nazionale dovrebbe attestarsi oggi a 1,859 euro/litro per il gasolio e 1,623 euro/litro per la benzina, mentre sulle tratte autostradali i prezzi medi dovrebbero scendere rispettivamente a 1,925 e 1,706 euro al litro.
CONTRASTO ALLE SPECULAZIONI E NUOVE SANZIONI
L’Articolo 1 del provvedimento introduce misure stringenti per prevenire manovre distorsive del mercato. Per un periodo di tre mesi, le società petrolifere e i soggetti che assicurano l’approvvigionamento hanno l’obbligo di comunicare giornalmente agli esercenti i prezzi consigliati di vendita, assicurandone la pubblicazione sui propri siti internet. Tali dati devono essere trasmessi simultaneamente al Garante per la sorveglianza dei prezzi e all’Antitrust.
Chi viola questi obblighi di trasparenza rischia una sanzione amministrativa pari allo 0,1 per cento del proprio fatturato giornaliero. Inoltre, il decreto stabilisce che i prezzi comunicati dagli esercenti non possano subire alcun aumento nell’arco della stessa giornata in cui è stata effettuata la comunicazione, blindando così i listini quotidiani a tutela del cliente finale.
MONITORAGGIO DELLA FILIERA E RUOLO DELLA GUARDIA DI FINANZA
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha istituito uno speciale regime di controllo affidato al Garante per la sorveglianza dei prezzi. Questo organismo avrà il compito di individuare indici di anomalia confrontando l’andamento dei prezzi al consumo con le variazioni delle materie prime sui mercati internazionali.
Qualora venissero rilevati incrementi anomali e repentini, il Garante comunicherà alla Guardia di Finanza il dettaglio degli operatori e delle compagnie su cui avviare verifiche contabili approfondite. L’obiettivo è risalire l’intera filiera per accertare il costo reale di acquisto del greggio e dei raffinati. I risultati di queste indagini saranno inviati all’Autorità Giudiziaria per verificare la sussistenza del reato di “manovre speculative su merci”, previsto dall’articolo 501-bis del codice penale, con un rapporto istruttorio da presentare entro due giorni.
SOSTEGNI ECONOMICI PER AUTOTRASPORTO E SETTORE ITTICO
Per mitigare l’impatto dei costi operativi sui settori produttivi più esposti, il decreto prevede all’Articolo 3 un contributo straordinario per le imprese di autotrasporto con sede in Italia. Si tratta di un credito d’imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione entro il 31 dicembre 2026, commisurato alla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto ai prezzi di febbraio.
Per questa misura è stato fissato un limite di spesa di 100 milioni di euro per l’anno in corso. Parallelamente, l’Articolo 4 stanzia 10 milioni di euro per le imprese ittiche: i pescherecci potranno beneficiare di un credito d’imposta fino al 20 per cento della spesa sostenuta per l’acquisto di carburante nel trimestre marzo-maggio 2026, al netto dell’Iva. In entrambi i casi, le agevolazioni sono cumulabili con altri benefici, a patto che non si superi il costo totale effettivamente sostenuto e nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato.
COPERTURA FINANZIARIA E VALIDITÀ DEL PROVVEDIMENTO
Il finanziamento delle misure, valutato complessivamente in circa 527,4 milioni di euro per il 2026, avviene tramite la riduzione degli stanziamenti di competenza e di cassa dei vari stati di previsione della spesa pubblica. Il decreto prevede inoltre che, a causa delle forti oscillazioni del mercato, l’aggiornamento relativo al costo del gasolio avvenga con cadenza mensile fino al 30 giugno 2026.
Sebbene il Codacons consideri la manovra una “importante vittoria” ottenuta dopo settimane di pressione, l’associazione solleva dubbi sulla durata temporale del taglio delle accise, fissata attualmente fino al ventesimo giorno successivo alla pubblicazione. Secondo l’organizzazione, venti giorni potrebbero non bastare a stabilizzare i bilanci familiari, data la tendenza dei prezzi a scendere “a ritmo da lumaca” anche quando le quotazioni del petrolio si deprezzano sui mercati mondiali.
LA POSIZIONE DEL CODACONS SULLA DURATA DELLE MISURE
“Vigileremo con estrema attenzione sulla corretta applicazione del taglio alla pompa”, hanno fatto sapere i vertici dell’associazione, sottolineando come la riduzione totale di 24,4 centesimi sia inferiore ai 25 centesimi inizialmente prospettati nelle comunicazioni politiche preliminari. La preoccupazione principale resta legata alla “doppia velocità” dei listini: i rialzi immediati che seguono le crisi internazionali spesso non vengono compensati da ribassi altrettanto rapidi quando l’emergenza rientra. Per tale ragione, il monitoraggio della Guardia di Finanza e del Garante dei prezzi viene considerato il vero pilastro del decreto, capace di trasformare una misura fiscale temporanea in un deterrente strutturale contro le speculazioni che gravano pesantemente sui settori del trasporto, della pesca e del commercio al dettaglio.


