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Shock in Qatar: l’attacco iraniano mette fuori uso il 17% della capacità di GNL per cinque anni

Perso il 4% dell’offerta mondiale di gas liquefatto, QatarEnergy valuta la forza maggiore verso l’Italia. G7 e Giappone pronti a intervenire nel Golfo per stabilizzare i prezzi e mettere in sicurezza le rotte.

Il mercato energetico globale è precipitato in una crisi senza precedenti dopo che una serie di attacchi condotti dall’Iran ha gravemente danneggiato le infrastrutture strategiche del Qatar, il principale esportatore mondiale di gas naturale liquefatto (GNL). Secondo quanto riferito dall’amministratore delegato di QatarEnergy, Saad al-Kaabi, l’offensiva ha messo fuori uso il 17% della capacità di esportazione del Paese, un colpo che si traduce istantaneamente nella perdita del 4% dell’offerta mondiale di gas.

La notizia, confermata da fonti industriali e rilanciata dall’analista Matteo Villa dell’ISPI, delinea uno scenario critico per la sicurezza degli approvvigionamenti di Europa e Asia, con tempi di ripristino stimati tra i tre e i cinque anni. La gravità della situazione ha spinto i leader del G7 e il Giappone a muoversi congiuntamente per stabilizzare i mercati e garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz.

IL COLLASSO DELLA PRODUZIONE E LE RIPERCUSSIONI SUI CONTRATTI

I dettagli forniti da Saad al-Kaabi a Reuters descrivono una devastazione tecnica di ampie proporzioni. Due dei quattordici treni di liquefazione del Qatar e uno dei due impianti per la conversione del gas in liquidi (GTL) sono stati centrati da droni e missili iraniani.

“Non avrei mai immaginato, nemmeno nei miei sogni più sfrenati, che il Qatar e l’intera regione potessero subire un attacco del genere, soprattutto da parte di un Paese musulmano fratello, nel mese di Ramadan”, ha dichiarato Kaabi. Il danno economico è imponente: si stima una perdita di entrate annuali pari a 20 miliardi di dollari, a fronte di costi di costruzione per gli edifici colpiti che ammontano a circa 26 miliardi di dollari.

A causa della paralisi di 12,8 milioni di tonnellate di GNL all’anno, QatarEnergy si prepara a dichiarare la “forza maggiore” sui contratti a lungo termine. Questo provvedimento colpirà direttamente le forniture destinate a Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina per i prossimi cinque anni. Kaabi ha precisato che, sebbene lo stato di forza maggiore fosse già stato invocato in precedenza per periodi brevi, l’estensione attuale sarà di lungo corso.

“Affinché la produzione possa riprendere, prima di tutto è necessario che cessino le ostilità”, ha aggiunto il vertice della società di Stato.

L’IMPATTO SUI SOTTOPRODOTTI E IL RUOLO DI EXXONMOBIL

L’escalation bellica non ha colpito solo il metano liquido, ma ha innescato un effetto domino su tutta la filiera degli idrocarburi raffinati. Le esportazioni di condensato del Qatar subiranno una contrazione del 24%, mentre quelle di gas di petrolio liquefatto (GPL) caleranno del 13%. Critica anche la situazione dei gas tecnici e dei sottoprodotti industriali: la produzione di elio diminuirà del 14%, mentre nafta e zolfo registreranno flessioni del 6%. In questo disastro industriale è coinvolta direttamente la major statunitense ExxonMobil, partner strategico del Qatar negli impianti danneggiati. La società texana detiene infatti una partecipazione del 34% nel treno di liquefazione S4 e del 30% nell’impianto S6, entrambi finiti nel mirino iraniano.

LA RISPOSTA DEL G7 E LA DIFESA DI HORMUZ

Mentre la guerra tra l’asse israelo-americano e l’Iran entra nella sua terza settimana, le grandi economie mondiali cercano di arginare il panico. I leader di Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Giappone hanno rilasciato una dichiarazione congiunta di estrema fermezza, sollecitando “una moratoria immediata e completa sugli attacchi alle infrastrutture civili, comprese le installazioni petrolifere e del gas”.

Le nazioni firmatarie hanno espresso la volontà di collaborare con i Paesi produttori per aumentare l’output altrove e hanno dichiarato la propria disponibilità a contribuire militarmente o tecnicamente per riaprire il “collo di bottiglia” dello Stretto di Hormuz.

Nonostante la precisione chirurgica mostrata dai sistemi d’attacco iraniani contro il polo di Ras Laffan e il porto saudita di Yanbu sul Mar Rosso, il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha ribadito che gli obiettivi di guerra di Washington restano “invariati e in linea con i piani prefissati”. Tuttavia, l’efficacia delle difese aeree regionali nel proteggere gli asset energetici più preziosi del Golfo appare oggi seriamente compromessa.

SCENARI ECONOMICI E STRETTA MONETARIA IN EUROPA

Sul fronte macroeconomico, l’esplosione dei costi dell’energia ha gelato le speranze di un allentamento delle politiche monetarie. La Banca Centrale Europea e la Banca d’Inghilterra hanno deciso di mantenere i tassi d’interesse invariati, lanciando l’allarme sul ritorno della pressione inflattiva.

La BCE ha rivisto al rialzo le stime di inflazione per il 2026, portandole al 2,6% rispetto all’1,9% previsto solo lo scorso dicembre. Questo cambio di rotta ha invertito le aspettative degli investitori, che ora iniziano a scontare possibili rialzi dei tassi entro la fine dell’anno anziché i tagli inizialmente auspicati. A Bruxelles, i capi di Stato dell’Unione Europea si riuniscono in queste ore in un vertice d’emergenza, ma le opzioni per compensare i rincari e la perdita di volumi dal Qatar rimangono estremamente limitate e di difficile attuazione nel breve periodo.

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