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Dimenticate il 2022: ecco perché la nuova strategia della BCE cambierà il destino energetico Ue

L’Eurotower lancia l’allarme sulla più grande crisi petrolifera della storia e delinea scenari di rischio non lineari, pronta a intervenire per difendere l’obiettivo di inflazione al 2%.

Fino a poche settimane fa, l’economia dell’area euro sembrava aver imboccato una strada di solida ripresa, con l’inflazione di febbraio ferma all’1,9% e i motori della crescita interna – dai consumi privati alla digitalizzazione – in pieno rafforzamento. Tuttavia, l’improvviso scoppio del conflitto in Iran ha ridefinito i contorni del panorama macroeconomico globale, introducendo una profonda incertezza. In occasione del discorso di apertura della ECB Watchers Conference, tenutasi a Francoforte sul Meno, la Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha delineato la tabella di marcia dell’istituto per affrontare quello che si profila come uno shock energetico senza precedenti. La BCE non agirà d’impulso, ma calibrerà la propria risposta su tre principi cardine: la valutazione della persistenza dello shock, la concentrazione sui rischi estremi e una serie graduale di opzioni di intervento, mantenendo un impegno “incondizionato” verso l’obiettivo di stabilità dei prezzi nel medio termine.

I TRE PILASTRI DELLA REAZIONE MONETARIA

Il metodo operativo dell’Eurotower, come spiegato dalla Presidente durante l’evento organizzato dall’Istituto per la stabilità monetaria e finanziaria dell’Università Goethe, si fonda su una strategia aggiornata nel luglio 2025 proprio per gestire contesti di alta volatilità. In primo luogo, la BCE valuterà minuziosamente se l’aumento dei costi energetici stia contaminando i salari e le aspettative inflazionistiche.

Sebbene la politica monetaria non abbia il potere di ridurre i prezzi delle materie prime, Lagarde ha chiarito che il compito della banca è impedire che tali rincari si radichino nell’economia. Il secondo pilastro riguarda lo studio dei rischi non lineari: shock di prezzo particolarmente violenti possono innescare reazioni sproporzionate che richiedono un monitoraggio costante dei segnali precoci di radicamento dell’inflazione. Infine, la strategia offre una flessibilità d’azione che permette di ignorare shock isolati di breve durata, ma che impone interventi decisi qualora le deviazioni dall’obiettivo del 2% diventino ampie e durature.

UN CONFRONTO ANALITICO TRA LA CRISI ATTUALE E IL 2022

Un passaggio fondamentale del discorso ha riguardato il paragone con la crisi energetica del biennio 2021-2022. Lagarde ha sottolineato che, sebbene la situazione attuale sia preoccupante, esistono differenze strutturali che lasciano spazio a un cauto ottimismo. Nel 2022, l’Europa dovette sostituire improvvisamente il 45% delle sue importazioni di gas russo e i prezzi raggiunsero la soglia dei 340 euro per megawattora; oggi, quel valore si attesta intorno ai 60 euro.

Inoltre, il contesto macroeconomico del 2026 è più equilibrato: non siamo più in una fase di domanda repressa post-pandemica o di grave carenza di manodopera, e l’inflazione di partenza è vicina ai target. Anche le politiche macroeconomiche sono cambiate: nel 2022 i tassi erano in territorio negativo e le politiche fiscali fortemente espansive, mentre oggi sia l’orientamento monetario che quello di bilancio si trovano su livelli sostanzialmente neutrali.

I SEGNALI DI ALLARME SULL’OFFERTA GLOBALE DI PETROLIO

Nonostante le basi di partenza siano migliori rispetto al passato, Lagarde ha invitato alla massima vigilanza. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha infatti definito l’attuale situazione come “la più grande interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero globale”. Con gli attacchi alle infrastrutture in Qatar, in particolare all’impianto di Ras Laffan, la probabilità di un ritorno alla normalità in tempi rapidi sta scemando.

La Presidente ha evidenziato come le riserve mondiali si stiano esaurendo e come le ultime navi cariche nel Golfo stiano per raggiungere le destinazioni finali, suggerendo che il pieno impatto dell’interruzione dell’offerta debba ancora manifestarsi del tutto. A questo si aggiunge il rischio che imprese e lavoratori, forti dell’esperienza inflattiva recente, reagiscano più velocemente adeguando prezzi e richieste salariali con una frequenza superiore rispetto al passato.

GLI SCENARI DELLA BCE: DALL’AVVERSO AL SEVERO

Per gestire questa complessa incertezza, lo staff della BCE ha elaborato due scenari illustrativi. Lo “scenario avverso” ipotizza uno shock intenso ma di breve durata: in questo caso, l’inflazione salirebbe di un punto percentuale nell’anno in corso per poi crollare entro il 2028 grazie agli effetti base. Molto più critico è lo “scenario più grave”, che prevede una durata prolungata e una propagazione persistente nell’economia.

In questa ipotesi, l’inflazione potrebbe superare il target di quasi tre punti percentuali entro il 2027, con una contrazione della crescita del Pil di circa l’1% complessivo tra il 2026 e il 2027. Questi modelli servono alla BCE per individuare il momento esatto in cui lo shock rischia di amplificarsi, portando a quella che Lagarde chiama “inflazione da ritorsione”, in cui aziende e lavoratori cercano di scaricare l’uno sull’altro l’onere del peggioramento dei termini di scambio.

OPZIONI DI INTERVENTO E RUOLO DELLA POLITICA FISCALE

La risposta della Banca Centrale sarà modulare e dipenderà dal posizionamento su uno spettro di tre opzioni. Se lo shock sarà limitato, l’istituto sceglierà di “guardare oltre” per non rendere la politica monetaria controproducente. In caso di superamento significativo ma non persistente del target, sarà opportuno un “aggiustamento ponderato”. Se invece la deviazione dovesse apparire strutturale, l’intervento sarà “deciso e persistente” per evitare il de-ancoraggio delle aspettative.

In questo processo, Lagarde ha ricordato che la risposta fiscale dei governi sarà determinante: politiche mirate per proteggere le famiglie a basso reddito possono mitigare lo shock, mentre sussidi generici rischierebbero di alimentare eccessivamente la domanda, complicando il lavoro della banca centrale.

VIVERE SENZA CERTEZZE MA SENZA ESITAZIONI

In conclusione, la Presidente ha richiamato una citazione di Bertrand Russell, già utilizzata all’inizio della crisi ucraina, sulla necessità di imparare a vivere nell’incertezza senza farsi paralizzare. Lagarde ha ribadito che, a differenza di quattro anni fa, la BCE oggi non è vincolata da direttive anticipate (forward guidance) e gode di una flessibilità totale, essendo pronta ad agire in qualsiasi riunione del Consiglio direttivo qualora i dati lo richiedessero.

“Non agiremo prima di avere informazioni sufficienti”, ha dichiarato la Presidente, assicurando tuttavia che l’istituto non resterà spettatore immobile di fronte a un possibile radicamento dell’inflazione, riaffermando la natura incondizionata del mandato della BCE.

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