Il Governatore di Bankitalia delinea scenari critici per l’Europa tra blocchi produttivi e rotte navali azzerate. Il rischio è una frammentazione globale permanente che minaccia la stabilità finanziaria.
Il conflitto scoppiato lo scorso 28 febbraio tra Stati Uniti e Iran sta infliggendo danni strutturali all’economia mondiale che non spariranno con la fine delle ostilità. Secondo Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia e membro del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, le interruzioni senza precedenti nelle catene di approvvigionamento energetico e il blocco delle estrazioni nel Golfo Persico renderanno il ritorno alla normalità estremamente lento e difficoltoso. Le proiezioni macroeconomiche più severe indicano che i danni alle infrastrutture vitali potrebbero far slittare ogni ipotesi di ripresa economica globale almeno fino al 2027.
Panetta ne ha parlato durante la XVI Conferenza annuale con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci) in corso alla Farnesina. Evento durante il quale il numero uno di Bankitalia ha lanciato un monito chiaro: il panorama energetico è cambiato e l’Europa si trova ora a gestire scenari di crisi che inizialmente erano stati sottostimati.
INTERRUZIONI SENZA PRECEDENTI NELLA PRODUZIONE DI IDROCARBURI
Il fulcro dell’emergenza risiede nell’estensione del conflitto ai Paesi del Golfo, una dinamica che ha obbligato diversi produttori chiave a sospendere l’estrazione di idrocarburi. Fabio Panetta ha spiegato che “il conflitto in corso sta già causando interruzioni senza precedenti nelle catene di approvvigionamento energetico globali e la sua estensione ai Paesi del Golfo ha costretto alcuni di essi a sospendere la produzione di idrocarburi, con effetti immediati e potenzialmente duraturi sui mercati internazionali”.
Il Governatore ha chiarito che non basterà un cessate il fuoco per risolvere la crisi: anche ipotizzando una fine rapida dei combattimenti, i tempi tecnici per ripristinare la capacità estrattiva e riattivare l’intera filiera energetica saranno lunghi, impedendo un ritorno immediato ai volumi produttivi pre-conflitto.
LO ZERO TERMICO DELLO STRETTO DI HORMUZ E I RISCHI DI RAZIONAMENTO
Un dato allarmante riguarda le rotte marittime fondamentali per il transito delle risorse. Nelle ultime settimane, il traffico navale nello stretto di Hormuz si è quasi azzerato a causa delle condizioni di insicurezza. Questo blocco totale è la variabile determinante da cui dipenderanno l’intensità e la durata dello shock energetico. La carenza di offerta sta colpendo con forza soprattutto i prodotti raffinati, essenziali per far muovere l’industria e sostenere l’agricoltura.
Emergono strozzature dell’offerta sempre più acute che, se non risolte, potrebbero evocare lo spettro di nuovi “lockdown energetici” o forme di razionamento per i settori produttivi più energivori. “I rincari sono significativi e stanno colpendo soprattutto i prodotti raffinati essenziali per l’industria e l’agricoltura, dove stanno emergendo strozzature dell’offerta più acute”, ha precisato Panetta.
I DUE SCENARI AVVERSI DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA
La gravità della situazione ha costretto la BCE a rivedere radicalmente le proprie stime. Le proiezioni pubblicate solo due settimane fa includevano due scenari avversi che oggi, alla luce dell’escalation, appaiono come i più probabili. Nel secondo scenario, il più critico, i danni alle infrastrutture di estrazione e distribuzione sono tali da ritardare la ripresa economica di quasi tre anni.
Questa visione è condivisa da altri vertici dell’Eurotower: il banchiere centrale irlandese Gabriel Makhlouf ha sottolineato che una guerra prolungata spingerebbe l’eurozona verso esiti peggiori rispetto a qualsiasi previsione di base, mentre lo sloveno Primoz Dolenc ritiene che lo scenario avverso debba ormai essere considerato il nuovo scenario di riferimento per la politica monetaria.
VULNERABILITÀ STRUTTURALI E NUOVA GEOPOLITICA COMMERCIALE
Lo shock energetico non sta creando una nuova fase dal nulla, ma sta accelerando processi di frammentazione già in atto dal 2018. Panetta ha osservato come l’economia globale si stia riorganizzando lungo linee geopolitiche, con scambi che si riducono tra aree non allineate. Sebbene la ricerca di autonomia nei settori strategici sia comprensibile, “una frammentazione eccessiva rischia di compromettere i benefici che l’integrazione economica ha garantito negli ultimi decenni in termini di crescita, innovazione e riduzione della povertà”.
Per l’Europa, questo contesto mette a nudo debolezze strutturali mai risolte: l’incompletezza del mercato unico, la frammentazione finanziaria e la difficoltà nel trasformare le innovazioni in successi economici di scala.
STABILITÀ FINANZIARIA E PRIORITÀ PER IL FUTURO DELL’EUROPA
Oltre ai costi dell’energia e al freno alla crescita, le tensioni attuali minacciano la stabilità finanziaria globale. In un clima di elevata incertezza, le fragilità latenti dei mercati potrebbero amplificare gli shock in corso. Nonostante questo quadro complesso, Panetta sostiene che l’Unione Europea possieda le risorse umane e tecnologiche per reagire, ma serve una svolta politica. “Le priorità sono note; la vera questione è l’attuazione.
Servono soprattutto meccanismi decisionali efficaci e un sistema finanziario continentale pienamente integrato, in grado di attrarre capitali esteri e rafforzare il ruolo internazionale dell’euro”, ha dichiarato il Governatore. La sfida finale consiste nel conciliare la sicurezza economica con l’apertura dei mercati, permettendo all’Europa di contribuire alla definizione di un nuovo equilibrio globale basato sul realismo e sulla salvaguardia dei propri valori.


