I prezzi del combustibile per jet segnano il record storico di 1.900 dollari a tonnellata nell’Europa nord-occidentale. Le compagnie aeree preparano piani di emergenza con la cancellazione di rotte e l’introduzione di nuovi sovrapprezzi.
Il settore dell’aviazione civile europea si trova ad affrontare una prova senza precedenti proprio alle soglie della stagione turistica più calda. I prezzi del cherosene per aerei e del diesel hanno polverizzato ogni record precedente, spinti dall’incertezza geopolitica in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz.
Secondo le rilevazioni dell’agenzia Argus, il carburante per jet cif nell’Europa nord-occidentale ha toccato la quota vertiginosa di 1.900,50 dollari per tonnellata, con un balzo di quasi 300 dollari in un solo giorno. Una dinamica simile ha interessato il diesel fob ARA, arrivato a 1.604 dollari per tonnellata. Questo shock energetico, innescato dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, minaccia ora di trasformare i viaggi estivi dei cittadini europei in un percorso a ostacoli tra voli cancellati e tariffe proibitive.
VOLATILITÀ ESTREMA E SPECULAZIONE PRIMA DI PASQUA
La fiammata dei prezzi non è figlia soltanto della scarsità fisica di prodotto, ma anche di una tensione nervosa dei mercati in vista del lungo weekend pasquale. I trader hanno operato massicci acquisti per coprire le posizioni lunghe, temendo una nuova escalation militare prima della riapertura delle sessioni del 7 aprile. A pesare sulle quotazioni sono state le parole del presidente statunitense Donald Trump, che mercoledì sera ha minacciato di “colpire l’Iran in modo estremamente duro nelle prossime due o tre settimane”, alimentando il timore di un’imminente invasione di terra facilitata dall’arrivo di migliaia di truppe americane nell’area.
Questa instabilità ha allontanato i “market makers” più prudenti, riducendo la liquidità e creando un circolo vizioso di oscillazioni violente: solo il giorno precedente, infatti, i prezzi del cherosene erano scesi di 140 dollari, per poi rimbalzare con una forza del 15%. Dall’inizio delle ostilità, il costo del carburante è più che raddoppiato, mettendo a rischio il 50% delle importazioni europee di jet fuel.
LOGISTICA FRAGILE E L’INCOGNITA DEGLI HUB ITALIANI
Il rischio di una “crisi della disponibilità” per l’estate 2026 è ormai un’ipotesi concreta. Sebbene il carburante possa non mancare del tutto, la sua rarità costringerà probabilmente le compagnie a sacrificare i collegamenti meno redditizi per garantire i voli principali. L’Europa è strutturalmente vulnerabile, importando dal Golfo Persico tra il 25% e il 30% del suo fabbisogno di cherosene.
Gli aeroporti, d’altronde, non dispongono di riserve infinite. Il sistema logistico italiano, pur essendo considerato robusto, dipende integralmente dalla puntualità delle petroliere nel Mediterraneo e dai depositi costieri, come quelli di Civitavecchia. Se gli oleodotti dovessero subire rallentamenti dovuti alla mancata consegna di greggio, il sistema andrebbe in crisi con una velocità preoccupante.
PIANI DI EMERGENZA E TAGLI ALLE ROTTE DELLE COMPAGNIE
Le grandi compagnie aeree hanno già iniziato a muoversi per arginare l’emergenza. Michael O’Leary, CEO di Ryanair, ha dichiarato a Sky News che “esiste un rischio concreto, seppur minimo, che il 10, il 20 o il 25% delle nostre forniture possa essere a rischio”, aggiungendo che ciò comporterebbe riduzioni forzate della capacità in tutto il continente.
Lufthansa sembra essere passata ai fatti: l’amministratore delegato Carsten Spohr avrebbe già illustrato allo staff un piano per mettere temporaneamente a terra tra i 20 e i 40 aerei, pari a circa il 5% della flotta. Mentre la portavoce Sandra Courant assicura che per ora non ci sono carenze fisiche negli hub di Francoforte, altre compagnie hanno preso misure drastiche. SAS Scandinavian Airlines ha già cancellato circa mille voli per i costi insostenibili, mentre Air France-KLM e Finnair hanno annunciato aumenti dei prezzi e l’introduzione di supplementi carburante sui biglietti.
DIRITTI DEI PASSEGGERI E IL RISCHIO CANCELLAZIONI
Per chi ha già acquistato un biglietto, la tutela legale offre una parziale protezione, ma non una sicurezza totale. Wouter Dewulf, economista del trasporto aereo, spiega che se i prezzi elevati e i vincoli logistici dovessero persistere, le compagnie intensificheranno le cancellazioni mirate. Steven Berger, responsabile legale dell’Organizzazione europea dei consumatori, ricorda che le norme UE impongono rimborsi e risarcimenti tra 250 e 600 euro se il volo viene cancellato per ragioni commerciali legate al prezzo del carburante.
Tuttavia, esiste una scappatoia temporale: “Se le compagnie aeree cancellano i voli almeno 14 giorni prima della data di partenza, non sono tenute a pagare alcun risarcimento”, avverte Berger. Questo significa che chi ha pianificato i viaggi per l’alta stagione estiva potrebbe trovarsi con il volo annullato senza diritto a compensazioni extra, ricevendo solo il rimborso del biglietto.
PROTEZIONISMO GLOBALE E DIFFICOLTÀ DI APPROVVIGIONAMENTO
L’Europa si trova in una posizione di isolamento difficile da scardinare. George Shaw, analista di Kpler, sottolinea a Politico che “maggio sarà un mese molto difficile perché non abbiamo la capacità di rimpiazzare i volumi persi a causa dello Stretto di Hormuz”. La situazione è aggravata dalle politiche protezionistiche adottate in Asia: la Cina ha imposto un divieto di esportazione di prodotti petroliferi, e misure simili sono state prese da Corea del Sud e altri paesi dell’area orientale.
Gli Stati Uniti o le nuove raffinerie in Nigeria potrebbero inviare carichi, ma i volumi non sembrano sufficienti a colmare il vuoto lasciato dal Golfo. Anche se la guerra dovesse terminare oggi, servirebbero almeno sei settimane solo per far ripartire il flusso dal Kuwait verso i porti europei. Per ora, l’86% degli aeroporti europei dichiara scorte in linea con la norma, ma come avvertito da Olivier Jankovec di ACI Europe, il grado di incertezza rimane altissimo. Nel frattempo, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha già rivolto un invito drastico ai cittadini: “evitare i viaggi aerei laddove esistano alternative”.


