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Medio Oriente energia

Dal conflitto in Medio Oriente emergerà un nuovo ordine energetico globale?

Woodmac ha iniziato a modellare gli effetti di un’eventuale crisi che spinga i Paesi importatori di idrocarburi a perseguire l’autosufficienza energetica. Per molti Stati, ciò significa accelerare l’elettrificazione

La riduzione dei flussi di petrolio e gas potrebbe spingere diversi Paesi a cercare di ridurre la propria esposizione alle materie prime energetiche trasportate via mare, creando nel contempo diversi rischi. La crisi iraniana è caotica e costosa al punto da innescare cambiamenti politici a lungo termine.

Come riporta Axios, i nuovi o più rapidi sforzi per sostituire le importazioni di idrocarburi con energia elettrica prodotta internamente sono un aspetto che gli analisti stanno monitorando con crescente attenzione, man mano che la carenza si fa sentire.

“Il rischio intrinseco per le economie che dipendono dal petrolio e dal GNL trasportati dal Golfo è stato messo a nudo”, scrivono i ricercatori di Wood Mackenzie. Ciò fa seguito all’intervento della Russia contro l’Ucraina nel 2022, che ha evidenziato i rischi di una forte dipendenza da singole regioni, in quel caso la sete europea di gas russo.

I PREZZI DEL GAS SOSTERRANNO I PAESI ASIATICI

“Le economie asiatiche in rapida crescita e dipendenti dalle importazioni, dove la guerra sta già portando a misure di razionamento d’emergenza, saranno ulteriormente rafforzate dal secondo picco dei prezzi del gas negli ultimi anni – l’invasione russa ha anche aumentato i costi – e da una maggiore concorrenza da parte del carbone, delle energie rinnovabili e dello stoccaggio”, ha scritto Ben Cahill per l’Atlantic Council.

Woodmac ha iniziato a modellare gli effetti di un’eventuale crisi che spinga i Paesi importatori di idrocarburi a perseguire l’autosufficienza energetica: per molti Stati, ciò significa accelerare l’elettrificazione. Gli analisti di Woodmac prevedono un aumento delle auto elettriche, il rinvio della dismissione delle centrali a carbone e una maggiore diffusione delle energie rinnovabili. La previsione si estende inoltre a lunghissimo termine.

LE PREVISIONI SULLA DOMANDA DI ENERGIA E DI PETROLIO

“Dopo il 2040, l’energia nucleare e le relative catene di approvvigionamento cresceranno rapidamente. La domanda di energia per il trasporto su strada aumenterà del 57%, con i veicoli elettrici che raggiungeranno una quota di mercato dominante, mentre la domanda di petrolio per i trasporti diminuirà del 30%, rispetto allo scenario di base attuale”, si legge in una sintesi.

Il modello mostra che la domanda globale di petrolio scenderà a 75 milioni di barili al giorno nel 2050, il 20% in meno rispetto allo scenario di base. La domanda globale di gas diminuirà del 10% entro il 2050. Il costo della realizzazione di reti di elettrificazione nazionali frena un’accelerazione degli sforzi.

L’IMPORTANZA DEGLI SCENARI GEOPOLITICI

È importante monitorare attentamente i grandi cambiamenti politici, non darli per scontati. Una delle ragioni è il denaro, una seconda è la memoria corta e una terza è l’inerzia. Martin Tengler, ricercatore di BloombergNEF, mette in guardia dal pensare che la guerra possa dare impulso all’idrogeno verde. Secondo Tengler, è improbabile che gli investitori vedano i prezzi del gas restare alti abbastanza a lungo da renderlo competitivo.

I RISCHI NEL PERCORSO VERSO L’INDIPENDENZA ENERGETICA

Un nuovo saggio pubblicato su Foreign Affairs afferma che i Paesi che cercano l’isolamento e l'”autarchia energetica”, ovvero l’indipendenza, si trovano ad affrontare grandi rischi e costi. “Esistono delle soluzioni migliori del ritirarsi dai mercati”, sostengono Jason Bordoff e Meghan O’Sullivan.

Certo, i Paesi dovrebbero cercare di rafforzare le proprie capacità interne, laddove opportuno, e le riserve strategiche, ma anche ampliare il bacino di fornitori globali, adottare misure per ridurre l’influenza dei punti critici e intraprendere altre iniziative per rafforzare la resilienza dei mercati globali.

“La Cina – concludono gli analisti di Woodmac – sembra essere la vincitrice assoluta: possiede abbondanti riserve di carbone e importanti risorse interne di petrolio e gas; inoltre, può sfruttare la sua piattaforma dominante nel settore delle tecnologie pulite”.

L’ITALIA E L’AMBIZIONE DELL’HUB ENERGETICO DEL MEDITERRANEO

Creare un hub dell’energia in Italia è il sogno del governo sin dall’inizio del mandato di Giorgia Meloni. Nel gennaio 2025, a margine della Sustainability Week di Abu Dhabi, la premier ha firmato un accordo con l’Albania e gli Emirati Arabi Uniti per il trasporto in Italia di elettricità prodotta in Albania da fonti rinnovabili e la creazione di un hub energetico sul territorio nazionale.

Il progetto, dal valore stimato in 1 miliardo di euro, prevede la costruzione di un cavo nel mar Adriatico che collegherà il porto albanese di Valona con la Puglia, e il premier albanese Edi Rama ha garantito che l’infrastruttura – che coinvolge Terna e la compagnia energetica emiratina Taqa – entrerà in funzione entro 3 anni al massimo.

Il cavo con l’Albania, oltre a permettere la sostituzione del gas naturale nella generazione elettrica e la riduzione delle emissioni, rientra nel piano del governo per rafforzare la rilevanza energetica dell’Italia e posizionarla come hub energetico tra il Mediterraneo e l’Europa settentrionale.

L’ACCORDO TRA ITALIA E ARABIA SAUDITA SU RINNOVABILI, IDROGENO E INTERCONNESSIONI

Il giorno prima della firma del partneriato con l’Albania e gli Emirati Arabi, il governo italiano aveva siglato un memorandum con l’Arabia Saudita per la cooperazione nei settori delle rinnovabili, dell’idrogeno, delle interconnessioni elettriche e della cattura della CO2. Nell’occasione, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin aveva detto che “l’Italia può essere un punto di ingresso dell’idrogeno e derivati nel mercato europeo molto più vicino, competitivo e strategico di altre alternative sul mare del Nord”.

Nel maggio 2024 era stato invece autorizzato l’elettrodotto Elmed con la Tunisia per il trasporto di 600 MWE in corrente continua. Una nuova connessione che, secondo Pichetto, “consentirà al Paese di rafforzare il ruolo di hub elettrico in Europa e nell’area mediterranea”, favorendo l’integrazione del mercato comunitario con quelli nordafricani. La Commissione Europea ha supportato il progetto con 307 milioni di euro.

LA CONCORRENZA DEI PAESI DEL MARE DEL NORD

Le ambizioni dell’Italia, però, dipenderanno dall’andamento del mercato dell’idrogeno e dalla concorrenza di altri Paesi europei. Se il settore dell’idrogeno è bloccato dai prezzi elevati dell’idrogeno verde, anche la Spagna e i Paesi del Mare del Nord competono per diventare degli snodi energetici.

Il Mare del Nord ha un grande potenziale eolico e ricchi giacimenti di idrocarburi, ha terreni predisposti per lo stoccaggio dell’anidride carbonica e vi si affacciano molti Paesi energivori (Germania, Olanda e Danimarca su tutti). Infine, è una regione che include alcuni dei porti più trafficati d’Europa, come Rotterdam e Amburgo.

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