Trump annuncia la tregua con l’Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il petrolio scende a 95 dollari e i mercati festeggiano. Ma è davvero uno scampato pericolo per l’Italia?
La riapertura dello Stretto di Hormuz non cancella l’ipotesi di lockdown energetico. Infatti, la tregua annunciata da Trump è una pausa, non la soluzione definitiva della crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente. La tempesta dell’energia non è ancora finita e l’Italia è tra i Paesi più sensibili agli shock.
ECCO PERCHÉ L’ANNUNCIO SU HORMUZ NON CANCELLA IL RISCHIO LOCKDOWN
La riapertura dello Stretto di Hormuz è un’illusione ottica che calma i mercati finanziari ma non risolve l’equazione di sopravvivenza della nostra industria. Infatti, il rischio sistemico è intatto nonostante gli annunci del presidente Trump. Infatti, sarà sufficiente un’ombra di instabilità, una dichiarazione ambigua o un drone fuori rotta per far saltare il banco e seminare di nuovo il terrore tra gli analisti. Infatti, lo Stretto di Hormuz è una trappola psicologica. Nel braccio di mare transita il 20% del petrolio mondiale. Tuttavia, non sono solo i volumi a contare, quanto gli “approcci”.
Il mercato non aspetta la carenza reale, la anticipa. Anche se il gas e il petrolio continuano a scorrere, il loro costo arriva alle nostre centrali già “drogato” dalla paura, tangibile in assicurazioni marittime fuori controllo e noli triplicati. Per l’Italia, che vive su una montagna russa energetica, questa volatilità è una condanna a morte per la pianificazione industriale.
PERCHE’ L’ITALIA NON E’ IN UNA BOTTE DI FERRO
L’Italia può contare su rotte di approvvigionamento diversificate, tuttavia non è completamente al sicuro da shock energetici. Infatti, l’energia è un sistema a vasi comunicanti: se il prezzo globale sale a causa di Hormuz, sale per tutti, indipendentemente dalla provenienza del singolo metro cubo di gas.
L’Italia vanta la seconda manifattura d’Europa, ma è una Ferrari che corre con un serbatoio bucato: trasformiamo materie prime che non abbiamo. Se la logistica si inceppa o il prezzo diventa volatile, la nostra macchina industriale si ferma.
LE OPZIONI PER L’ITALIA
La sicurezza nazionale passa da investimenti in rigassificatori, stoccaggi, reti e nucleare di nuova generazione. Tuttavia, i vincoli di bilancio europei impongono di restare fermi. Il Patto di Stabilità oggi sembra uno degli ostacoli principali alla sicurezza energetica. Tuttavia, Bruxelles sembra non avere alcuna intenzione di dare il via libera a deroghe ai vincoli di bilancio. Ieri ha chiuso la porta alla possibilità di sforare le limitazioni perché sarebbe inutile nel momento attuale.
Di fronte all’immobilismo dell’Ue, l’Italia potrebbe aprire un dialogo diretto con Washington per capire quali siano i reali margini di protezione senza passare per i filtri di Bruxelles. Una seconda possibilità è aprire canali energetici alternativi, cominciando a dialogare nuovamente con gli attori a Est e nel Golfo. L’ultima spiaggia per l’Italia è la disobbedienza ai vincoli Ue.


