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Aerei a secco di cherosene da giugno. Ecco chi non partirà quest’estate

Il countdown è iniziato, le scorte di cherosene europeo bastano per pochi giorni. I tuoi voli potrebbero essere cancellati a breve?

Diversi italiani ed europei rischiano di restare a terra quest’estate. Le rassicurazioni dei giorni scorsi sulle scorte europee di cherosene per aerei hanno lasciato il posto alla preoccupazione nei palazzi di Bruxelles, dopo che sono iniziati ad emergere i primi numeri effettivi. La maggior parte dei Paesi esaurirà le scorte in 30 giorni, alcuni una decina di giorni, secondo quanto hanno rivelato fonti comunitarie a Il Corriere della Sera. Solamente due Stati avrebbero abbastanza cherosene per assicurare i voli per i tre mesi estivi. Cosa rischia l’Italia?

ECCO CHI RESTERA’ A SECCO DI CHEROSENE QUESTA ESTATE

La maggior parte d’Europa rischia di rimanere a secco di cherosene per aerei per la maggior parte dell’estate. Di questo passo, il carburante per aerei attuale dovrebbe finire tra la seconda e la terza settimana di maggio, secondo le stime che includono anche gli ultimi carichi via mare arrivati dal Golfo Persico. La cattiva notizia è che il nostro Paese rischia di rimanere a secco di cherosene già a giugno, come la maggior parte degli altri Paesi europei, secondo quanto hanno riferito fonti comunitarie a Il Corriere della Sera. Soltanto due Paesi avrebbero cherosene d’emergenza per far volare aerei fino a fine agosto. Le prime analisi sulle scorte europee di jet fuel sembrano mettere in luce una situazione più critica di quanto emerso finora. In un’intervista a il Corriere della Sera il presidente di Assaeroporti, Carlo Borgomeo, ha detto che il carburante per aerei nel nostro Paese c’è sicuramente “fino alla fine di maggio”.

COSA DETERMINERA’ LA FINE O MENO DEL CHEROSENE?

Maggio sarà il mese della verità per gli italiani che hanno prenotato voli aerei per quest’estate. Se non dovessero arrivare altre navi dal Golfo Persico, diversi Paesi potrebbero anticipare le attività di prelievo dalle riserve strategiche e, successivamente, imporre lo stop alle forniture di cherosene negli aeroporti. Nel frattempo, Bruxelles spera nella riapertura dello Stretto di Hormuz, ma sembra brancolare nel buio. Nei prossimi giorni proverà a raccogliere numeri aggiornati sulla quantità di jet fuel realmente presente. “Il rischio di una carenza di cherosene in Europa è passato da virtuale a reale in pochi giorni”, spiega una delle fonti de il Corriere della Sera.

La ragione è che l’Europa importa dal Golfo Persico il 43% del suo fabbisogno annuale di carburante per l’aviazione. Lo stop al passaggio delle petroliere nell’area riduce drasticamente i volumi disponibili alla vigilia del picco di domanda. Come se non bastasse, l’attività di raffinazione negli impianti europei è già al massimo, quindi non è possibile aggiungere ulteriori quote di produzione in estate, secondo le fonti del giornale. Inoltre, i proprietari delle petroliere hanno fatto sapere che non è sufficiente che Hormuz riapra in modo stabile, ma è necessario che anche il costo per assicurare le navi cisterna si riduca. Per non parlare del fatto che, dopo la ripresa dei transiti, serviranno diverse settimane prima che le cisterne possano arrivare in Europa con i loro carichi di jet fuel, le petroliere di grandi dimensioni potrebbero impiegare due mesi, secondo il Corriere della Sera. L’unica alternativa rapida per l’Ue è rappresentata dagli Usa. “Ma bisogna vedere a quale prezzo e a quali condizioni”, sottolineano le fonti del giornale.

IL PROBLEMA DEL CHEROSENE NASCOSTO

Se fino ad oggi la situazione dell’aeronautica europea è stata trascurata la colpa non è solo di Bruxelles. Infatti, una delle fonti del giornale ha sottolineato che “era stato detto che le riserve strategiche erano significative, ma solo una piccola parte è dedicata al jet fuel”. Un’altra delle fonti de Il Corriere della Sera ha rivelato, invece, che “al netto dei Notam, i bollettini aeronautici, depositati da alcuni aeroporti italiani, ci sono altri scali del continente che da giorni registrano sofferenze nei quantitativi di jet fuel senza darne notizia ufficiale”.

Nelle comunicazione di alcuni scali visionate dal giornale si parla di quantitativo massimo imbarcabile (5 mila chilogrammi) per velivolo o di impossibilità a rifornire gli aerei privati per dare priorità ai voli di linea.

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