Dopo 4 anni di stallo per il caso Sardeolica, arriva la sentenza del Consiglio di Stato che obbliga il Consiglio dei Ministri a decidere sui progetti rinnovabili
Il Consiglio di Stato mette fine al “limbo” burocratico delle rinnovabili. Da oggi, il Consiglio dei Ministri ha i giorni contati per decidere sul futuro dell’energia verde, ponendo fine ad attese infinite e rimpalli. Gli avvocati Andrea Leonforte e Antonio Fuiano di Studio Legale Parola Associati spiegano sulla rivista Il Pianeta Terra cosa cambia per investitori e parchi eolici con la sentenza n- 1986 dell’11 marzo del Consiglio di Stato.
PERCHE’ IL CDS BACCHETTA IL GOVERNO SULLE RINNOVABILI
Fine della pacchia per la burocrazia lumaca. Con una decisione importante (la n. 1986 dell’11 marzo 2026), la Quarta Sezione del Consiglio di Stato ha sottolineato che l’indirizzo politico non è una scusa per l’inerzia, tirando le orecchie al Governo, spiegano Andrea Leonforte e Antonio Fuiano di Studio Legale Parola Associati sulla rivista Il Pianeta Terra.
Il caso esemplare è il parco eolico di Sardeolica, che da 4 anni attende un responso. La società Sardeolica vorrebbe realizzare un parco da 60 MW tra i comuni di Jerzu e Ulassai. Ha presentato il progetto nel gennaio 2021, la Commissione VIA ha dato il via libera, ma il Ministero della Cultura (MiC) si è opposto. Ad ottobre 2022, la palla è passata a Palazzo Chigi per risolvere il contrasto. Risultato? Per oltre quattro anni, nonostante solleciti e diffide, il Governo è rimasto in silenzio, lasciando il progetto congelato.
LA SVOLTA: PALAZZO CHIGI DEVE DECIDERE SULLE RINNOVABILI
Fino a ieri, si pensava che il Consiglio dei Ministri, in quanto organo di vertice, fosse “intoccabile” e sciolto dai tempi ordinari della Pubblica Amministrazione. Anche il TAR Sardegna inizialmente aveva dato ragione a Palazzo Chigi, definendo la decisione del Governo come un atto di “alta amministrazione” su cui i giudici non potevano sindacare troppo. Ma il Consiglio di Stato ha ribaltato il tavolo con un principio importante: l’obbligo di provvedere.
In altre parole, la discrezionalità politica non dà il diritto di non rispondere, secondo i giudici. Se c’è un procedimento, ci deve essere una fine. Da oggi in poi, il privato potrà fare ricorso contro il silenzio del Governo e ottenere un ordine dal giudice.
COSA CAMBIA LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO
Considerando la complessità della materia, il Consiglio di Stato ha concesso al Governo un termine certo: 120 giorni. Entro quattro mesi, Palazzo Chigi deve dire “Sì” o “No”. Una buona notizia per le orecchie degli investitori, costretti a vedere capitali bloccati a causa delle lungaggini burocratiche.
La sentenza è una vittoria per il sistema delle rinnovabili. Con le recenti restrizioni del decreto “Aree Idonee” (d.l. 175/2025), i conflitti tra Ministero dell’Ambiente e Ministero della Cultura diventeranno all’ordine del giorno. Senza questa sentenza, centinaia di progetti sarebbero finiti in un buco nero burocratico. Da oggi, invece, chi investe sa che riceverà una risposta (e in tempi certi). Inoltre, il Governo dovrà assumersi l’onere delle scelte, senza nascondersi dietro il silenzio. Infine, la decisione dei giudici potrebbe accelerare i progetti green del Pnrr.


