I trader si affidano a miliardi di dollari in linee di credito per finanziare le ingenti quantità di petrolio, gas e altre materie prime che movimentano e, in tempi di crisi, possono trovarsi ad affrontare richieste di margini più elevate, se le posizioni si muovono in senso sfavorevole
Le più grandi società di trading energetico indipendenti al mondo si stanno preparando a una lunga guerra in Medio Oriente e a una prolungata interruzione dei flussi energetici, riorganizzando le proprie attività per trarre profitto dall’incertezza.
Come riporta il Financial Times, Vitol, Trafigura, Mercuria, Gunvor e altre – il cui ruolo nel commercio e nel trasporto di energia in tutto il mondo è stato messo a dura prova dal blocco navale iraniano dello Stretto di Hormuz – hanno detto di aver rafforzato le proprie linee di credito con le banche e che stanno valutando come proteggere i propri dipendenti dal burnout.
“Ci stiamo preparando per uno scenario di guerra prolungata”, ha affermato Jeff Webster, direttore finanziario di Gunvor, al FT Commodities Global Summit di Losanna, aggiungendo che l’azienda, all’inizio del conflitto, ha ampliato la propria capacità di indebitamento per avere la forza necessaria a gestire un’impennata dei prezzi dell’energia e che ora “sta cercando di attivare” ulteriori linee di credito, dato che la potenziale fine del conflitto resta incerta. “Siamo preparati per ogni scenario”, ha spiegato Webster.
IL CESSATE IL FUOCO DI TRUMP E LE MOSSE DELL’IRAN
Le società di trading si affidano a miliardi di dollari in linee di credito per finanziare le ingenti quantità di petrolio, gas naturale e altre materie prime che movimentano e, in tempi di crisi, possono trovarsi ad affrontare richieste di margini più elevate, se le posizioni si muovono in senso sfavorevole. Una singola superpetroliera può trasportare oltre 2 milioni di barili di petrolio, per un valore superiore a 200 milioni di dollari ai prezzi attuali.
Le società di trading hanno rilasciato queste dichiarazioni ieri, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha esteso a tempo indeterminato il cessate il fuoco per ulteriori negoziati. La tensione nello Stretto di Hormuz però non si è allentata, poiché il traffico marittimo è stato bloccato sia dalle minacce di aggressione iraniane che dal blocco navale statunitense. Ieri i prezzi del petrolio sono risaliti sopra i 100 dollari al barile, dopo che l’Iran ha detto di aver sequestrato due navi portacontainer nel Golfo.
LE SOCIETÀ DI TRADING SI PREPARANO AL PEGGIO
Sebbene tutte le aziende abbiano espresso la speranza di una rapida risoluzione della crisi, hanno sottolineato la necessità di essere preparate al peggio. Stephan Jansma, direttore finanziario di Trafigura, ha dichiarato che l’azienda si sta concentrando sul diventare “antifragile” e che ora dispone di “una maggiore liquidità” rispetto a prima dell’inizio del conflitto. “Il modo in cui dobbiamo gestire l’azienda è quello di pensare a uno scenario di guerra prolungata”, ha spiegato Jansma.
Jay Ng, suo omologo di Vitol, ha detto di essere alla ricerca di soluzioni per affrontare il burnout tra i trader, che hanno trascorso 7 settimane a gestire enormi oscillazioni dei prezzi dell’energia. “Dobbiamo tenere conto della salute mentale e della forza fisica dei nostri colleghi: quando le persone sono esauste commettono errori”, ha spiegato Ng, aggiungendo di non aver ancora trovato una soluzione.
L’IMPATTO DELLA GUERRA IN IRAN SULLE SOCIETÀ DI TRADING
Nonostante le difficoltà, i dirigenti delle società di trading si sono mostrati prudentemente ottimisti sull’impatto della guerra in Medio Oriente sui loro risultati finanziari, che in genere beneficiano della volatilità e dell’incertezza. I grandi trader hanno registrato profitti record durante la crisi energetica del 2022 e del 2023, quando l’invasione russa dell’Ucraina ha fatto impennare i prezzi del gas.
“Dal punto di vista degli utili per un’azienda come la nostra, questo tipo di eventi sono positivi”, ha affermato Bill Reed, amministratore delegato di Castleton Commodities International, un gruppo statunitense di trading di energia elettrica e gas. Richard Holtum, CEO di Trafigura, si è detto “estremamente soddisfatto” dei risultati finanziari della società quest’anno, inclusa la divisione di trading petrolifero.
Marco Dunand, amministratore delegato di Mercuria, ha detto di prevedere un ritorno sul capitale proprio (ROE) per quest’anno compreso tra il 25% e il 50%. Ciò implicherebbe profitti tra i 2,3 e i 3,2 miliardi di dollari. Lo scorso anno, Mercuria ha realizzato un utile di 1,5 miliardi di dollari per l’anno solare.
I PROSSIMI 60 GIORNI SARANNO FONDAMENTALI
Alcuni operatori ritengono che i prossimi 60 giorni saranno cruciali, poiché la gravità della crisi energetica diventerà più chiara ai mercati finanziari. I prezzi del petrolio inizialmente sono schizzati verso i 120 dollari al barile, ma poi sono stati influenzati dai tentativi della Casa Bianca di tenere sotto controllo i prezzi dei carburanti, tra cui la partecipazione al rilascio di centinaia di milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche. “Ad un certo punto, assisteremo ad un’improvvisa correzione dei prezzi”, ha affermato un trader senior.
Altri hanno osservato che i governi si stanno preparando a una crisi prolungata, non rilasciando ulteriori riserve strategiche di petrolio, né sovvenzionando carburante o cibo finché non sarà assolutamente necessario. “Non vedo una fine immediata a questo conflitto: c’è molta confusione e interessi geopolitici contrastanti”, ha dichiarato Guillaume Vermersch, direttore finanziario di Mercuria.
Richard Dolcetti, direttore finanziario di CCI, ha detto che i loro trader “devono pensare a cosa succederebbe se questa situazione si protraesse per giorni, mesi o anni, e assicurarsi di essere preparati a questi scenari estremi”.
Un banchiere ha detto che sta collaborando con i clienti per prepararsi a presentare offerte aggressive per le spedizioni di petrolio e gas, qualora le forniture dovessero scarseggiare in futuro. Il banchiere ha aggiunto di aver consigliato ai trader come velocizzare i loro sistemi di pagamento: “bisogna essere rapidi nei pagamenti, altrimenti si rischia di perdere gli affari”.


