Roma e Baku firmano per un coordinamento politico permanente che punta al raddoppio della capacità del gasdotto. Accodi strategici su difesa, aerospazio e cultura per superare un’assenza diplomatica lunga tredici anni.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato ieri il Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, sancendo la fine di un silenzio diplomatico ai massimi vertici durato tredici anni (da tanto un premier italiano non visitava Baku). L’incontro, avvenuto in un clima di estremo pragmatismo geopolitico, ha avuto l’obiettivo di trasformare una collaborazione economica già solida — con scambi bilaterali che nel 2025 hanno toccato i 12 miliardi di dollari — in un partenariato politico permanente.
La notizia, riportata dall’analista Akbar Novruz su AzerNews, evidenzia una svolta cruciale: dal gennaio 2026 l’Italia ha iniziato a convogliare il gas azero verso Austria e Germania, mutando ufficialmente la propria natura da semplice consumatore a intermediario strategico per l’intera Europa centrale.
L’OBIETTIVO 20 MILIARDI DI METRI CUBI PER IL TAP
Il cuore pulsante della visita è stato il futuro del Trans Adriatic Pipeline (TAP). Attualmente l’Azerbaigian garantisce all’Italia il 16% del fabbisogno totale di gas (9,5 miliardi di metri cubi nel 2025) e il 17% delle importazioni di petrolio. Meloni e Aliyev hanno discusso apertamente della possibilità di portare la capacità della condotta a 20 miliardi di metri cubi annui, il doppio rispetto al progetto iniziale. Questo salto di qualità richiederebbe nuovi investimenti “upstream” nei giacimenti di Shah Deniz e la costruzione di stazioni di compressione supplementari in Grecia e Albania.
“Abbiamo discusso della possibilità di aumentare questo volume. Per questo è necessario ampliare il progetto TAP”, ha dichiarato Aliyev, mentre la Premier italiana ha risposto sottolineando la necessità di lavorare “non solo sui volumi di fornitura ma sulla qualità della collaborazione industriale in tutti i settori”. Se l’espansione andrà in porto, l’Azerbaigian supererà l’Algeria diventando il primo fornitore di gas per l’Italia, con una quota di mercato vicina al 28%.
L’ITALIA COME PORTA D’ACCESSO AL MERCATO EUROPEO
La trasformazione dell’Italia in un hub energetico è ormai un dato di fatto. Meloni ha ribadito con forza che “l’Italia rimane sempre pronta ad agire come porta d’accesso privilegiata al mercato europeo”. Questa visione non è solo simbolica: l’integrazione di Baku nelle reti energetiche e nei network di trasporto internazionali dell’Unione Europea passa proprio per Roma.
Il governo italiano sta lavorando affinché il sistema manifatturiero nazionale non si limiti a fornire macchinari, ma si integri profondamente nel tessuto produttivo azero. A tal fine, è già stata annunciata l’organizzazione di un importante Business Forum a Baku per la seconda metà del 2026, volto a concretizzare opportunità per imprese e lavoratori lungo tutta la filiera energetica e della connettività.
DIFESA E AEROSPAZIO: LA NUOVA FRONTIERA INDUSTRIALE
Oltre l’energia, il partenariato si sta diversificando verso settori ad alta tecnologia. La collaborazione tra Leonardo e il governo di Baku per la fornitura di aerei da trasporto C-27J è solo l’inizio di un percorso che coinvolge la sicurezza marittima e la protezione delle infrastrutture critiche.
Meloni ha precisato che l’Italia punta su un modello di “sviluppo congiunto e scambio di conoscenze”, unendo la tecnologia italiana al capitale azero per aggredire mercati terzi. “Abbiamo idee concrete riguardo l’attuazione di progetti congiunti e la combinazione di tecnologie italiane con risorse finanziarie azere”, ha confermato Aliyev, segnalando un interesse che va oltre la semplice difesa e tocca la modernizzazione a 360 gradi del Paese caucasico.
CULTURA E SOFT POWER: IL RUOLO DELL’UNIVERSITÀ E DEL VATICANO
Un elemento distintivo della relazione bilaterale è il massiccio investimento nel soft power. L’Università Italia-Azerbaigian, inaugurata nel 2025 con il supporto di cinque atenei italiani, ospita già oltre 500 studenti destinati a diventare, nelle parole del Presidente azero, i futuri “ambasciatori” tra le due nazioni.
Parallelamente, la diplomazia culturale passa per canali inusuali ma efficaci: la Fondazione Heydar Aliyev ha finanziato restauri di inestimabile valore in Vaticano, dalle Catacombe alla Basilica di San Pietro, e sta completando a Baku una chiesa cattolica dedicata a Giovanni Paolo II. Questo sostegno concreto alla libertà di culto in un Paese a maggioranza musulmana funge da “lettera aperta” dell’Azerbaigian all’Europa, scritta con l’inchiostro della diplomazia italiana.
SICUREZZA INTERNAZIONALE E CRISI REGIONALI
Il vertice ha infine toccato i dossier più caldi della politica estera, a partire dalla crisi in Iran. Meloni ha espresso un ringraziamento formale a Baku per il supporto logistico fondamentale nel mettere in salvo i cittadini italiani e per aver ospitato temporaneamente l’Ambasciata italiana precedentemente situata a Teheran.
Sul fronte dei rapporti con l’Armenia, l’Italia ha confermato il proprio sostegno a un percorso di normalizzazione che potrebbe rendere il 2026 un anno di svolta storica per la stabilità del Caucaso. “In un tempo nel quale le certezze sembrano venire meno, le certezze che hai devi tenerle strette”, ha concluso Meloni, ribadendo che la partnership con l’Azerbaigian rappresenta per l’Italia una rotta sicura e di lungo periodo nel mare agitato della politica mondiale.
Dichiarazioni alla stampa con il Presidente Aliyev, l’intervento del Presidente Meloni


