Il Cremlino rassicura sulle scorte di carburante nonostante i pesanti danni a Syzran, NORSI e Ryazan, mentre i porti del Baltico perdono il 40% della capacità di carico.
L’Ucraina ha impresso un’accelerazione senza precedenti alla sua campagna di attacchi contro le infrastrutture energetiche della Federazione Russa. Negli ultimi mesi del 2026, il ricorso massiccio a droni a lungo raggio ha colpito sistematicamente raffinerie, impianti di lavorazione del gas e terminali portuali, nel tentativo di logorare la macchina bellica ed economica di Mosca a fronte di colloqui di pace rimasti in una fase di totale stallo.
Nonostante l’evidente calo della raffinazione osservato nella parte centrale del Paese, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato ufficialmente che non esistono rischi per le forniture interne di carburante. La notizia, riportata dall’agenzia Reuters, delinea una mappa dei danni che tocca i principali colossi del settore, da Rosneft a Lukoil.
L’OFFENSIVA SULLE GRANDI RAFFINERIE DI SYZRAN E NORSI
Nelle ultime ore, l’esercito ucraino e il presidente Volodymyr Zelenskiy hanno confermato un attacco notturno contro la raffineria di Syzran, situata nella regione di Samara e di proprietà di Rosneft. L’impianto, che ha una capacità di lavorazione annua di 8,5 milioni di tonnellate metriche (circa 170.000 barili al giorno), è stato costretto a sospendere le attività di raffinazione dopo che le incursioni del 18 aprile avevano già gravemente compromesso le apparecchiature tecnologiche.
Nel corso del 2024, il sito aveva processato 4,3 milioni di tonnellate di greggio, garantendo una produzione diversificata tra benzina, gasolio e olio combustibile. Parallelamente, lo stato maggiore ucraino ha annunciato mercoledì di aver colpito l’impianto NORSI della Lukoil, nei pressi di Kstovo. L’attacco ha centrato un’unità di lavorazione primaria, innescando un incendio di vaste proporzioni.
NORSI rappresenta la quarta raffineria russa per dimensioni e il secondo produttore nazionale di benzina, con una capacità complessiva di 16 milioni di tonnellate annue. Il sito aveva già subito un arresto operativo lo scorso 5 aprile a causa di una precedente ondata di droni.
DANNI A MOSCA E RYAZAN: IMPATTO SUI CONSUMI INTERNI
Anche la capitale russa è stata lambita dal conflitto. Una raffineria situata nel distretto sud-orientale di Kapotnya, a Mosca, ha interrotto le operazioni in seguito a un attacco avvenuto nel fine settimana. Il sindaco Sergei Sobyanin ha riferito che dodici persone sono rimaste ferite e tre abitazioni sono state danneggiate, precisando però che le infrastrutture tecnologiche vitali non avrebbero subito lesioni permanenti.
L’impianto moscovita è considerato uno dei più compatti ed efficienti, con una capacità di 11 milioni di tonnellate annue. Situazione critica anche a Ryazan, dove l’attacco di un drone avvenuto venerdì scorso ha paralizzato le attività di lavorazione. Questo sito è strategicamente cruciale, poiché da solo copre quasi il 5% dell’intero volume di raffinazione della Russia. I dati del 2024 mostrano una produzione massiccia, con 3,4 milioni di tonnellate di gasolio e 2,2 milioni di tonnellate di benzina immesse sul mercato prima dell’interruzione.
INCENDI AD ASTRAKHAN, PERM E TUAPSE
La geografia degli attacchi si è estesa fino al Mar Caspio. Il 13 maggio, la caduta di detriti ha provocato un incendio in un impianto di lavorazione del gas ad Astrakhan, capace di gestire 12 miliardi di metri cubi di gas all’anno. A Perm, il 7 maggio, un’altra raffineria russa ha cessato le attività dopo che un’incursione ha danneggiato le attrezzature principali; nel 2024 il sito lavorava circa 250.000 barili al giorno. Nel sud del Paese, la raffineria di Tuapse è stata teatro di un grave rogo il 28 aprile.
L’impianto, orientato prevalentemente all’esportazione di nafta e gasolio con una capacità di 12 milioni di tonnellate annue, era già fermo dal 16 aprile a causa di un primo attacco ucraino. Anche a Novokuibyshevsk, la lavorazione primaria gestita da Rosneft risulta bloccata dal 18 aprile, interrompendo una filiera che l’anno scorso aveva prodotto oltre un milione di tonnellate di benzina.
COLPITE LE FILIERE DI UFA E UST-LUGA E LA LOGISTICA PORTUALE
La portata delle azioni ucraine ha raggiunto obiettivi situati a oltre 1.400 km dal confine, come dimostrato dall’attacco del 2 aprile contro la raffineria Bashneft-Novoil di Ufa. Altri siti, come quello di Kirishi, hanno ripreso le attività solo a fine marzo dopo lunghi lavori di ripristino seguiti a precedenti incendi. Nel settore del gas, Novatek ha dovuto sospendere la lavorazione del condensato e i carichi di nafta presso il complesso di Ust-Luga a fine marzo. Infine, l’Ucraina ha preso di mira la logistica navale.
Il 3 maggio sono stati colpiti i porti del Mar Baltico e del Mar Nero, incluse navi militari e petroliere. Il porto di Primorsk, snodo fondamentale che movimenta un milione di barili al giorno, ha subito lo scoppio di un incendio in una stazione di pompaggio della Transneft il 23 aprile. Secondo fonti ucraine, i ripetuti attacchi hanno causato a Primorsk la perdita di almeno il 40% della sua capacità di carico complessiva nell’ultimo mese, colpendo duramente la capacità di esportazione di greggio della Federazione Russa.


