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Stoccaggio elettrico, c’è il via libera del MASE: ecco come cambieranno le mappe della rete

Il Ministro Pichetto Fratin firma il decreto cruciale per l’integrazione delle rinnovabili: stabiliti i nuovi fabbisogni strategici e le aree prioritarie per le batterie.

L’Italia fissa i nuovi paletti per la stabilità del sistema elettrico nazionale, puntando tutto sulla capacità di accumulo per gestire l’avanzata delle energie pulite. Con la firma del decreto ministeriale n. 162 del 20 maggio 2026, il titolare dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha dato ufficialmente corso alla strategia elaborata da Terna per lo sviluppo dello stoccaggio su larga scala. Il provvedimento attiva il meccanismo di contrattualizzazione a termine MACSE, uno strumento concepito per blindare la rete e ridurre il ricorso al gas, ma i volumi previsti e la loro distribuzione sul territorio nazionale rivelano una traiettoria molto più ambiziosa di quanto ipotizzato finora.

LA NUOVA ARCHITETTURA DEL SISTEMA MACSE

Il cuore del provvedimento risiede nella definizione dei volumi necessari per l’anno di consegna 2029. Sebbene sia stata individuata una soglia cautelativa di partenza, il piano si concentra su tecnologie specifiche, a partire dalle batterie agli ioni di litio, considerate fondamentali per massimizzare l’uso di fotovoltaico ed eolico.

La fonte ministeriale conferma che la scelta della metodologia tecnica è stata guidata dalla necessità di bilanciare i costi di realizzazione con i benefici netti per i consumatori, ma è nell’analisi dettagliata dei documenti di Terna che emergono le reali sfide industriali per gli operatori del settore.

PRIORITÀ GEOGRAFICHE E ZONE DI MERCATO I NUOVI EQUILIBRI TRA NORD E SUD

La distribuzione della nuova capacità di stoccaggio non sarà omogenea e segnerà una profonda spaccatura tra le diverse zone di mercato italiane. Mentre alcune aree del Paese non presentano al momento necessità immediate di nuovi contingenti, la domanda di batterie si concentra con forza in specifici quadranti geografici.

Il Mezzogiorno e le grandi Isole diventano il fulcro di uesta trasformazione, con quote di GWh assegnate che ridisegnano la gerarchia della sicurezza energetica nazionale. Tuttavia, i contingenti definitivi per l’imminente asta del 2029 subiranno correzioni basate sugli esiti del Mercato della Capacità, un dettaglio tecnico che potrebbe rimescolare le carte per gli investitori.

TRAIETTORIE DI CRESCITA VERSO IL 2035 UNA SCOMMESSA DA OLTRE CENTO GIGAWATTORA

Se l’obiettivo per il 2029 rappresenta solo il primo passo, il decreto traccia una road map che si spinge fino al prossimo decennio, prevedendo un’esplosione dei volumi di accumulo. Le proiezioni di lungo periodo ipotizzano una crescita esponenziale della capacità installata entro il 2030 e il 2035, cifre che cambieranno radicalmente il volto delle infrastrutture elettriche italiane.

Restano però aperti i nodi sui costi delle tecnologie e sull’aggiornamento dei coefficienti di rendimento, elementi che verranno rivisti annualmente per far fronte alla volatilità dei mercati internazionali e dei prezzi della CO2.

La notizia completa è visionabile nella sezione “Agenzia di Stampa” del sito.

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