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Sicurezza energetica nazionale 2026

Pichetto Fratin accelera sul nucleare: “Legge entro l’estate”. La Bce frena Roma sulla flessibilità

Il Ministro dell’Ambiente rivendica il primato italiano negli stoccaggi di gas per l’inverno. Christine Lagarde gela il Governo: “Nessuna deroga al Patto di Stabilità per l’energia”.

L’Italia definisce la propria strategia per uscire dalla morsa della crisi energetica puntando su un ritorno rapido all’atomo e sulla sicurezza delle proprie riserve di gas. Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha annunciato un cronoprogramma serrato per la legge delega sul nucleare, con l’obiettivo di arrivare all’approvazione definitiva prima della pausa estiva.

Tuttavia, il piano del Governo di ottenere margini di manovra fiscale per coprire i costi dell’energia si scontra con il fermo diniego della Banca Centrale Europea. Mentre il mondo osserva con speranza gli sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, le istituzioni di Francoforte ribadiscono che la stabilità dell’Eurozona passa per il rispetto rigoroso delle regole di bilancio, escludendo flessibilità ad hoc per il settore energetico.

IL PIANO DI PICHETTO FRATIN TRA NUCLEARE E STOCCAGGI RECORD

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha delineato la rotta industriale del Paese, mostrandosi ottimista sulla possibile tregua in Medio Oriente. Secondo il titolare del MASE, un accordo tra USA e Iran colpirebbe immediatamente la speculazione, abbassando i prezzi alla pompa e in bolletta. Sul fronte legislativo, Pichetto ha confermato che “la prossima settimana comincerà in aula alla Camera la discussione sulla legge delega” per il nucleare di nuova generazione.

“Mi auguro che entro la pausa estiva possa diventare legge. A quel punto è un mio impegno emanare i decreti attuativi entro fine anno”, ha assicurato il ministro. Per quanto riguarda la sicurezza immediata, l’Italia vanta una posizione di vantaggio in Europa: “Il nostro Paese è l’unico in Ue che ha contratti per stoccaggi per il prossimo inverno per più di 17 miliardi di metri cubi. Abbiamo già i contratti per riempire i magazzini per più del 90% delle loro capacità: nessuno ce l’ha in Ue. Siamo abbastanza tranquilli”.

LAGARDE E IL MURO DELLA BCE SUL PATTO DI STABILITÀ

Il quadro di tranquillità sul fronte delle forniture non trova però corrispondenza in quello dei conti pubblici. Come riportato da La Repubblica, la presidente della Bce Christine Lagarde, ospite della trasmissione “Che tempo che fa”, ha bocciato la richiesta di flessibilità avanzata da Giorgia Meloni per escludere le spese energetiche dal computo del deficit.

“Dobbiamo attenerci alle regole di deficit, debito, bilancio, e operare all’interno di queste”, ha ammonito Lagarde, aggiungendo che “è importante anzitutto agire tutti insieme come europei anziché cercare percorsi diversi. I nostri nemici sarebbero entusiasti di una frammentazione”. Per la presidente, il rispetto dei processi vigenti è l’unico modo per rassicurare i mercati ed eliminare la percezione di rischio sugli investimenti nel Vecchio Continente.

L’IMPATTO DI HORMUZ SUL PIL E I TEMPI DELLA NORMALIZZAZIONE

Sulle prospettive di crescita pesa l’incognita dello Stretto di Hormuz. Sempre sulle pagine de La Repubblica, vengono riportate le stime del capo economista di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice, presentate al Festival dell’Economia di Trento. Anche in caso di pace immediata, la contrazione del Pil rispetto alle previsioni di inizio anno appare inevitabile: lo shock energetico costerà lo 0,3% di crescita all’Eurozona e lo 0,4% all’Italia. De Felice ha inoltre precisato che per una normalizzazione completa dei flussi “stimiamo un mese per i flussi petroliferi e 3-6 mesi per i prodotti raffinati, chimici e alluminio”. Il blocco di Hormuz, snodo vitale per il 37% del petrolio mondiale, continua a condizionare pesantemente le filiere della plastica, del tessile e dei farmaceutici.

CONFINDUSTRIA CHIEDE UN MERCATO UNICO DELL’ENERGIA

Il grido d’allarme della manifattura è stato rilanciato dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. In un intervento sul Sole 24 Ore, Orsini ha denunciato il gap competitivo dell’Italia, che occupa il 27° posto nell’UE per costi energetici. “L’industria italiana è penalizzata, non vogliamo delocalizzare e deindustrializzare il nostro Continente”, ha dichiarato Orsini, invocando la creazione di un mercato unico europeo dell’energia.

Il leader degli industriali ha inoltre aspramente criticato la burocrazia comunitaria, definendo “una pazzia” le 72 richieste della Commissione sul decreto bollette italiano. Orsini ha infine rivolto un appello alle Regioni, come la Sardegna, per sbloccare le autorizzazioni sulle rinnovabili (circa 137 GW fermi) e ha dato pieno appoggio alla sperimentazione nucleare, considerata un passaggio obbligato per la tenuta del sistema produttivo.

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