Berlino stanzia 260 milioni di euro per trasformare i rifiuti in risorse strategiche e blindare le filiere industriali. Il provvedimento della coalizione attua la strategia di Scholz, ma il testo non vincolante delude imprese e ambientalisti: «Mancano quote fisse e veri incentivi».
Da Berlino arriva una risposta concreta alla dipendenza cronica della Germania dalle materie prime straniere: il governo ha approvato un programma d’azione per l’economia circolare, con l’obiettivo di trasformare rifiuti e scarti in risorse, ridurre le importazioni e riorganizzare in modo strutturale il tessuto produttivo del paese. L’iniziativa, sostenuta dalla coalizione nero-rossa formata da Cdu, Csu e Spd, dà attuazione alla Strategia nazionale per l’economia circolare già adottata nel 2024 dall’allora governo Semaforo guidato da Olaf Scholz, la coalizione progressista composta da Spd, Verdi e Fdp.
MATERIE PRIME E DIPENDENZA DALL’ESTERO
La Germania è storicamente dipendente dall’importazione di materie prime critiche, molte delle quali concentrate in pochi paesi fornitori. Questo scenario espone l’industria tedesca a rischi significativi: interruzioni nelle catene di approvvigionamento e oscillazioni dei prezzi possono mettere sotto pressione interi comparti produttivi.
Il principio cardine del nuovo programma è tanto semplice quanto ambizioso: un prodotto non viene più semplicemente scartato, ma riparato oppure smontato per recuperarne le componenti. I vecchi smartphone, per esempio, contengono oro e cobalto, i detriti edilizi possono diventare materia prima per nuove costruzioni, le batterie delle auto elettriche, una volta esaurite, cedono litio e nichel per nuovi cicli produttivi. Il ministro dell’Ambiente Carsten Schneider (Spd) ha sintetizzato l’ambizione del piano con un’immagine efficace, descrivendolo come “una sorta di gallina dalle uova d’oro, capace di rendere la Germania più autonoma, creare occupazione, proteggere l’ambiente e ridurre i costi nel lungo periodo”.
INVESTIMENTI, DIGITALIZZAZIONE E ACQUISTI PUBBLICI
Sul piano operativo, il programma si articola su più assi d’intervento. Lo Stato metterà a disposizione circa 260 milioni di euro nei prossimi anni per finanziare investimenti nel riciclaggio e nello sviluppo di nuove tecnologie. Verranno istituite piattaforme di collaborazione tra imprese, enti pubblici e centri di ricerca, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni innovative.
La digitalizzazione riveste un ruolo centrale: la raccolta e la condivisione dei dati sui materiali dovrà facilitare il riutilizzo delle sostanze lungo tutta la filiera. Un elemento particolarmente significativo riguarda il ruolo dello Stato come acquirente: le amministrazioni pubbliche saranno chiamate a preferire prodotti realizzati con materiali riciclati, inclusi mobili e apparecchiature informatiche usate.
L’INDUSTRIA CHIEDE MAGGIORE AMBIZIONE
Il percorso verso l’approvazione del programma non è stato privo di ostacoli. All’interno della coalizione di governo si sono registrate tensioni prolungate, in particolare tra il ministero dell’Ambiente – a guida socialdemocratica – e quelli a guida conservatrice dei Trasporti e dell’Economia, contrari a nuovi vincoli burocratici. Il risultato è un testo di compromesso, in cui molte misure restano indicative piuttosto che vincolanti, soprattutto in materia di appalti pubblici, dove non sono previste quote fisse ma semplici obiettivi documentabili.
L’industria guarda al programma con interesse, ma anche con riserve. Il Bundesverband der Deutschen Industrie (Bdi), la Confindustria tedesca, riconosce nell’economia circolare un pilastro per la crescita e la competitività, stimando che il valore aggiunto del settore potrebbe più che raddoppiare entro il 2045. Tuttavia, il vicedirettore generale Holger Lösch ha definito il piano “ancora troppo poco ambizioso”, lamentando l’assenza di incentivi adeguati per investimenti e innovazione.
Analoghe perplessità giungono dal settore edile, che segnala progressi nell’uso di materiali da costruzione riciclati, ma denuncia l’assenza di regole chiare e di certezza giuridica. Sul fronte ambientalista, il presidente della Bund für Umwelt und Naturschutz Deutschland (Bund), Olaf Bandt, è diretto: “Ci vuole di più”, ha sentenziato, sottolineando la necessità di obiettivi e quote fisse che possano garantire investimenti strutturali nel tempo.


