Il ddl delega passa alla Camera con 155 voti: l’obiettivo è far partire la produzione entro il 2030 con tecnologie d’avanguardia e incentivi per i territori ospitanti.
L’Italia compie un passo concreto verso il reinserimento dell’atomo nel proprio mix energetico nazionale. La Camera dei Deputati ha approvato stamani il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, una mossa strutturale volta a colmare un vuoto normativo lungo oltre trent’anni. Il testo, che ha ricevuto 155 voti favorevoli a fronte di 86 contrari, delinea una strategia centrata su sicurezza, indipendenza energetica e decarbonizzazione.
STRATEGIA E OBIETTIVI DELLA RIFORMA
L’architettura del provvedimento nasce dalla necessità di allineare l’Italia agli obiettivi europei di neutralità climatica fissati per il 2050. Secondo quanto riportato dal Servizio studi della Camera, il governo riceverà una delega legislativa della durata di dodici mesi per definire regole certe sulla produzione di energia nucleare, la ricerca scientifica e la gestione dei rifiuti radioattivi.
Il fine ultimo è duplice: garantire la sovranità energetica del Paese, riducendo la dipendenza dalle importazioni estere, e abbattere strutturalmente i costi delle bollette per cittadini e imprese. Il legislatore ha previsto una clausola di salvaguardia che consente di adottare interventi correttivi e integrativi entro due anni dall’entrata in vigore dei decreti, assicurando che la normativa resti al passo con le rapide evoluzioni del settore.
REATTORI DI NUOVA GENERAZIONE E GOVERNANCE
Il cuore industriale della delega si focalizza su tecnologie d’avanguardia, profondamente distanti dalle centrali del passato. I decreti disciplineranno la costruzione e l’esercizio di Small Modular Reactors (SMR), Advanced Modular Reactors (AMR) e micro-reattori. Tali impianti non saranno destinati esclusivamente alla produzione di elettricità, ma verranno impiegati anche per la generazione di idrogeno e calore, integrandosi con lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Parallelamente, il mandato governativo impone un riordino complessivo della governance nazionale. Saranno infatti riviste le competenze degli enti pubblici di vigilanza per creare un sistema di controllo più snello ed efficiente, capace di gestire ogni fase della filiera, dalla sperimentazione alla localizzazione dei siti, fino alla disattivazione degli impianti.
SICUREZZA E COINVOLGIMENTO DEI TERRITORI
La tutela della salute pubblica e dell’ambiente rappresenta il cardine attorno a cui ruoteranno le nuove norme. La legge delega impone il rispetto dei più elevati standard internazionali di sicurezza nucleare, prevedendo al contempo una forte semplificazione amministrativa per evitare lungaggini burocratiche.
Un punto cruciale riguarda la gestione dei territori: per le comunità che ospiteranno i futuri impianti sono previste misure di compensazione e benefici economici diretti. Inoltre, il testo vincola il governo a strutturare le norme in modo da garantire la partecipazione dell’industria italiana alla filiera globale, valorizzando il know-how manifatturiero e ingegneristico nazionale, già oggi leader nella produzione di componentistica per l’estero.
IL FRONTE FINANZIARIO E L’INCOGNITA SUI SITI
Per sostenere l’avvio della riforma, il piano finanziario prevede uno stanziamento di 60 milioni di euro complessivi, ripartiti in quote da 20 milioni annui per il triennio 2027-2029. Queste risorse, assegnate al bilancio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, serviranno anche a finanziare capillari campagne informative istituzionali rivolte alle popolazioni locali.
Non sono mancate le proteste politiche: al termine della votazione, i deputati di Alleanza Verdi e Sinistra hanno esposto cartelli e mappe paventando possibili localizzazioni delle centrali in diverse regioni italiane. Tuttavia, il testo introduce anche una novità rilevante nata dal dibattito nelle commissioni: l’estensione della delega all’uso del nucleare nel settore navale e marittimo, aprendo scenari inediti per la propulsione atomica commerciale.
PICHETTO: NUCLEARE SOSTENIBILE SIGNIFICA PIU’ SICUREZZA ENERGETICA
“Con l’approvazione alla Camera della legge delega sul nucleare sostenibile compiamo un passo importante per il futuro energetico dell’Italia. Oggi abbiamo iniziato a porre le condizioni affinché il Paese sia pronto ad adottare il nucleare sostenibile quando le nuove tecnologie, alle quali puntiamo, saranno mature e disponibili all’inizio del prossimo decennio. Il nucleare sostenibile significa più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza. In un mondo in cui la domanda di energia è destinata a crescere rapidamente, anche per effetto dell’intelligenza artificiale, dei data center, dell’elettrificazione industriale e civile, chi sarà in grado di produrre energia sarà più libero, più forte e più sicuro. Vogliamo un’Italia meno dipendente dall’estero, con energia più accessibile per famiglie e imprese. La bolletta arriva indistintamente nelle case e nelle imprese di tutti gli italiani. Per questo il nucleare non è una bandiera politica o ecologica: è uno strumento da valutare con serietà, fiducia nella ricerca e responsabilità verso le prossime generazioni. Questa è una scelta di concretezza, non di ideologia. Una scelta di Libertà. Più sicurezza energetica, più indipendenza, più Italia”. Così il ministro dell’Ambiente e della sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che poi alla Camera ha detto: Dopo il passaggio in Senato ci saranno i decreti attuativi che presenteremo alle commissioni parlamentari entro l’anno, entro il 2026, anzi entro Natale”.
DIBATTITO POLITICO E PROSPETTIVE INDUSTRIALI
Il Ministro Pichetto Fratin, intervenendo a un evento promosso dal quotidiano “Il Tempo”, ha sottolineato che “l’obiettivo è consentire una valutazione concreta delle opportunità offerte dal nuovo nucleare, con l’avvio delle prime produzioni nella prima metà degli anni Trenta”.
Sulla stessa linea Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive, che ha definito il voto come un atto di “coraggio e responsabilità verso le giovani generazioni”. Secondo Gusmeroli, gli SMR sono “reattori dai costi contenuti adatti per essere collocati direttamente nei poli industriali energivori”, sottolineando come la tecnologia nucleare debba lavorare in sinergia con le rinnovabili per liberare l’Italia dai combustibili fossili.


