La connessione diventa un “bene di lusso” assegnato all’asta. Ecco l’allarme degli esperti sul Dl Bollette
La conversione in legge del Decreto Bollette ha blindato una riforma che rischia di congelare la transizione ecologica del Paese. È l’allarme lanciato dalle pagine della rivista Pianeta Terra dall’avv. Massimo Ragazzo dello studio GSLex e Associati.
LA TRAPPOLA BUROCRATICA DEL DL BOLLETTE
La legge di conversione del D.L. 21/2026 non ha scalfito la sostanza dell’ormai famigerato articolo 10-bis, lasciando intatte tutte le criticità strutturali che minacciano di far saltare il tavolo delle rinnovabili in Italia, sottolinea l’avv Ragazzo. Per trent’anni l’allaccio alla rete elettrica per gli impianti fotovoltaici ed eolici è stato considerato un diritto soggettivo, sebbene condizionato dal rispetto delle regole tecniche e di sicurezza. Il nuovo assetto normativo, invece, trasforma la connessione in un “bene contingentato”, secondo l’avvocato.
In parole povere, l’accesso alla rete elettrica non è più garantito per chi rispetta le regole, ma sarà messo all’asta tramite procedure competitive. Un sistema che introduce un paradosso burocratico da cui le aziende non sanno come uscire, secondo Ragazzo. Infatti, per ottenere l’assegnazione definitiva della capacità di rete serve il titolo abilitativo (l’autorizzazione a costruire l’impianto. Al tempo stesso, però, il procedimento per ottenere il titolo abilitativo è sospeso in attesa che l’operatore ottenga la connessione. Quindi, la connessione si può ottenere solo vincendo una gara ad esito totalmente incerto.
LA MORATORIA MASCHERATA
Il comma 6 dell’art. 10-bis introduce una “moratoria mascherata”, secondo Ragazzo. Sulla carta, la norma promette di tutelare i progetti esistenti stabilendo che le vecchie richieste non verranno archiviate o rigettate. Nei fatti, però, i termini dei procedimenti autorizzativi vengono sospesi a tempo indeterminato, sottolinea l’avvocato. Per far ripartire la macchina burocratica gi operatori dovranno attendere i criteri delle nuove gare (avendo a disposizione 180 giorni) di Arera e la calendarizzazione delle procedure competitive.
Secondo lo studio di GSLex e Associati, questo iter rischia di paralizzare i progetti per un periodo che va dai 12 ai 36 mesi, con il rischio concreto di veder svanire milioni di euro di investimenti già sostenuti per progettazione, studi ambientali e depositi cauzionali.
I DUBBI DI INCOSTITUZIONALITA’
L’impianto eretto dal testo coordinato della nuova legge si scontra sia con la Costituzione italiana sia con le direttive europee, secondo l’avvocato Ragazzo. In primo luogo, secondo l’avvocato, viola il legittimo affidamento, poiché si applicano regole restrittive e retroattive ad operatori che si erano già mossi sostenendo ingenti costi sulla base del quadro normativo precedente.
Inoltre, secondo l’avvocato lede le libertà di iniziativa economica (Art. 41 Cost.) perché vanifica gli investimenti privati e blocca la programmazione industriale nel settore energetico.
Infine, vanno nella direzione opposta rispetto alle direttive europee RED II e RED III e alla Legge europea sul clima, secondo Ragazzo. Le direttive impongono infatti agli Stati membri di accelerare la burocrazia green, introducendo persino il meccanismo del silenzio-assenso e definendo le rinnovabili come un “interesse pubblico prevalente”.
L’OBIETTIVO DELLA NORMA
La legge ha l’obiettivo dichiarato di pianificare la rete in coerenza con i target del PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima). Tuttavia, rischia di tradursi in una strategia di logoramento per le aziende.
L’art. 10-bis, conclude l’Avv. Ragazzo su Pianeta Terra, sembra quasi voler spingere gli operatori a desistere dal progettare e investire nelle rinnovabili in Italia. Il rischio è una totale paralisi dei cantieri che allontanerà drasticamente il Paese dal raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione fissati per il 2030.


