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Perché con l’accordo tra USA e Iran la fine della crisi energetica è vicina

Secondo gli analisti, gli Stati Uniti sperano che il passaggio marittimo torni alla normalità entro due settimane o un mese, mentre l’Iran insiste sul fatto che la riapertura avverrà alle sue condizioni

Negli ultimi mesi i prezzi del petrolio hanno subito delle forti oscillazioni: il Brent, il benchmark internazionale, ha raggiunto livelli record dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, ma la recente firma di un accordo tra Stati Uniti e Iran ha radicalmente cambiato le aspettative del mercato. Gli investitori ora sperano che si possa evitare lo scenario peggiore per l’economia globale e che la crisi energetica entri in una fase di attenuazione.

L’ACCORDO PER LA RIAPERTURA DELLO STRETTO DI HORMUZ

Secondo gli analisti di Wood Mackenzie, l’accordo stabilisce un quadro di riferimento per negoziare una soluzione più ampia nei prossimi 60 giorni e prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, la via navigabile strategica attraverso la quale transita una parte vitale delle forniture mondiali di petrolio.

Tuttavia, questo ottimismo è mitigato da notevoli incertezze: le tensioni geopolitiche restano elevate, soprattutto a causa della posizione di Israele riguardo alle sue operazioni militari in Libano, mentre Washington e Teheran continuano a non trovare l’intesa sui tempi e sulle condizioni per il ripristino della navigazione.

VERSO UN RITORNO ALLA NORMALITÀ

Secondo gli analisti, gli USA sperano che il passaggio marittimo torni alla normalità entro due settimane o un mese; l’Iran, dal canto suo, insiste sul fatto che la riapertura avverrà alle sue condizioni e ha persino proposto delle restrizioni orarie al traffico navale, dimostrando di continuare a considerare lo stretto uno strumento di pressione politica ed economica.

Anche i fondamentali del mercato sono stati cruciali per il raggiungimento di questo accordo preliminare. Durante i mesi di crisi, l’interruzione di oltre 11 milioni di barili al giorno di produzione di greggio e di altri 3 milioni di barili al giorno di capacità di raffinazione ha imposto un massiccio ricorso alle riserve strategiche e commerciali.

Questa situazione ha iniziato ad avvicinarsi a un punto critico. Negli Stati Uniti, le scorte stoccate a Cushing, uno dei principali hub logistici del Paese, si stavano avvicinando ai livelli minimi operativi. Lo stesso presidente Donald Trump a metà giugno aveva avvertito che, se la situazione fosse continuata, le riserve si sarebbero potute esaurire in sole 4 settimane.

GLI ULTIMI DATI DEL MERCATO PETROLIFERO

Il recente e brusco calo dei prezzi del petrolio Brent non è ancora dovuto a un aumento significativo dell’offerta, poiché i flussi di petrolio attraverso lo Stretto restano limitati. Tuttavia, il mercato ha oscillato costantemente tra due scenari estremi: una chiusura prolungata avrebbe spinto i prezzi oltre i 150 dollari al barile, mentre la prospettiva di una riapertura ha rapidamente ridotto il premio di rischio. In poche settimane le posizioni speculative rialziste sul petrolio Brent sono crollate di quasi l’80%.

PER LA FINE DELLA CRISI ENERGETICA SERVIRÀ ANCORA TEMPO

Ciononostante, la normalizzazione non sarà immediata: prima che le attività prebelliche possano riprendere, armatori, equipaggi e assicuratori dovranno avere piena fiducia nella sicurezza della rotta. Il traffico marittimo ha iniziato a riprendersi, ma è ancora al di sotto dei livelli prebellici.

Una volta stabilizzato il traffico marittimo, la domanda potrebbe aumentare rapidamente. Raffinerie, società di stoccaggio e governi cercheranno di ricostituire le proprie scorte e riserve strategiche. Inoltre, circa 60 milioni di barili attualmente stoccati su navi nel Golfo potrebbero raggiungere rapidamente i mercati internazionali.

ENTRO 3 MESI IL PETROLIO NON DISPONIBILE TORNERÀ SUL MERCATO

Le previsioni indicano una graduale ripresa della produzione. Entro tre mesi quasi il 70% del petrolio attualmente non disponibile sul mercato potrebbe tornare disponibile, e fino al 90% entro sei mesi. In questo contesto, gli analisti prevedono una tendenza al ribasso dei prezzi del Brent nei prossimi 18 mesi, con un prezzo medio di 92 dollari al barile nel 2026 e 78 dollari nel 2027, con una potenziale discesa a 70 dollari entro la fine del prossimo anno.

Tuttavia, il percorso verso tale equilibrio sarà accidentato. Il mercato rimarrà esposto alla volatilità, man mano che la domanda si riprenderà, le scorte verranno ricostituite e l’offerta globale ritornerà gradualmente alla normalità.

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