Eliminate le norme eterogenee su telemarketing e zolfo a seguito dei rilievi del Quirinale. La maggioranza rivendica la tenuta dei consumi, mentre le opposizioni criticano l’inefficacia delle misure.
L’Assemblea del Senato ha approvato in via definitiva, nella seduta di questa mattina, il disegno di legge ndi conversione del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63. Il provvedimento introduce misure urgenti per contrastare l’impennata dei prezzi petroliferi causata dalla crisi dei mercati internazionali, con particolare riferimento alle tensioni geopolitiche in Iran. La notizia della definitiva conversione giunge al termine di un iter parlamentare travagliato, segnato da un insolito “pendolarismo” tra le due Camere dovuto alla soppressione di quattro articoli giudicati estranei alla materia del decreto.
L’ITER PARLAMENTARE E IL RICHIAMO DEL QUIRINALE
Il testo è tornato all’esame del Senato in terza lettura non per un approfondimento del merito energetico, ma per una necessaria “pulizia” normativa. Durante il passaggio alla Camera, la stessa maggioranza è dovuta intervenire con emendamenti soppressivi per eliminare disposizioni che erano state inserite durante la prima lettura a Palazzo Madama. Le norme rimosse riguardavano il blocco del telemarketing aggressivo, la proroga dei versamenti per i costi dello zolfo e dell’acido solforico, e interventi fiscali sulle minoranze linguistiche e sulle cooperative.
Questo dietrofront procedurale è stato interpretato dalle opposizioni come un atto di sottomissione ai ripetuti richiami del Presidente della Repubblica sull’obbligo di omogeneità dei decreti-legge. La senatrice Musolino (IV-CR) ha paragonato l’intervento del Colle a una “nota con la matita blu” dei vecchi professori, sottolineando come l’inserimento di norme estranee rappresenti un errore procedurale e politico che mina la “sanità delle fonti” e complica il lavoro di avvocati e magistrati.
LA DIFESA DELLE MISURE E L’ANDAMENTO DEI MERCATI
Dalla parte della maggioranza, il senatore Trevisi (FI-BP-PPE) ha difeso con vigore l’impianto del decreto, definendolo una risposta “chirurgica e urgente” a una guerra imprevedibile che aveva spinto il greggio WTI dai 60 ai 120 dollari al barile. Secondo la ricostruzione governativa, l’intervento sulle accise ha permesso di mantenere i prezzi alla pompa intorno ai 2 euro al litro, evitando picchi che avrebbero potuto raggiungere i 2,30 euro, con effetti devastanti sull’inflazione e sulla competitività di settori chiave come l’autotrasporto, l’agricoltura e la pesca.
Viene rivendicato il fatto che la riduzione dell’accisa sul gas sia stata totale, eliminando la componente fiscale per sostenere le famiglie. Il senatore Melchiorre (FdI) ha aggiunto che, in un Paese dove l’85% delle merci viaggia su gomma, calmierare l’energia è una necessità vitale per i piccoli comuni montani e rurali, dove l’automobile non è un lusso ma un bisogno primario.
LE CRITICHE SULLA MANCANZA DI VISIONE STRATEGICA
Le voci critiche del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra hanno invece dipinto uno scenario di “improvvisazione legislativa”. Il senatore Croatti (M5S) ha parlato di un “governo di Arlecchino” che procede a colpi di toppe e decreti tampone — quattro negli ultimi mesi sullo stesso tema — senza mai affrontare il problema in modo strutturale.
La critica principale riguarda l’inefficacia percepita dei tagli: nonostante i provvedimenti, il prezzo del gasolio rimane stabilmente alto, mentre l’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto di salari fermi da anni. Viene inoltre contestata la scelta di tagliare linearmente le risorse ai Ministeri e al fondo automotive per fare cassa, anziché procedere a una tassazione degli extraprofitti delle società petrolifere.
Per il senatore Magni (Misto-AVS), il ricorso sistematico alla decretazione d’urgenza svilisce il ruolo del Parlamento, riducendo il dibattito a un “prendere o lasciare” che impedisce un confronto di merito sulla transizione ecologica.
L’ORIZZONTE ENERGETICO E LA SFIDA CLIMATICA
Un punto di forte attrito ha riguardato la transizione verso le fonti rinnovabili in relazione alla crisi climatica. La senatrice Tajani (PD-IDP) ha richiamato l’attenzione sulla straordinaria ondata di calore che sta investendo l’Europa, definendola una questione “eminentemente politica” che mette a nudo l’inadeguatezza delle politiche sovraniste. Secondo il Partito Democratico, l’Italia sarebbe in grave ritardo nell’attuazione del Piano nazionale su energia e clima, con autorizzazioni per eolico e fotovoltaico troppo lente e una dipendenza eccessiva dal gas liquefatto d’importazione.
La maggioranza ha replicato rivendicando i livelli record di produzione da rinnovabili raggiunti, ma ammettendo che nessuna programmazione può prescindere dalla gestione delle emergenze internazionali. Il dibattito si è concluso con l’impegno del Governo a riproporre le norme soppresse in futuri disegni di legge organici, mentre il decreto sui carburanti è diventato legge nel tentativo di stabilizzare un mercato che, sebbene in via di normalizzazione con il greggio sceso a 71 dollari, resta estremamente vulnerabile agli shock geopolitici.


