L’attesa dell’accredito influisce sulla vita delle centinaia di migliaia di imprese che ogni giorno forniscono beni e servizi alle Pubbliche amministrazione e che spesso sono arrivate a fallire proprio per i mancati pagamenti degli enti pubblici
Per un bilancio del PNRR è presto, perché i numeri definitivi sulla realizzazione degli investimenti saranno messi in fila dalla rendicontazione finale entro la fine di agosto, e il consuntivo dovrà tener conto anche dell’attuazione delle riforme. Fra queste, ce ne sono alcune che si sono tenute lontane dal dibattito pubblico, ma che hanno rivoluzionato il modo di agire della Pubblica amministrazione. È il caso, prima di tutto, dei tempi medi di pagamento delle fatture.
L’IMPATTO DEL PNRR SULLE IMPRESE ITALIANE
Può sembrare una fredda questione ragionieristica, ma non è così. Perché l’attesa dell’accredito influisce sulla vita delle centinaia di migliaia di imprese grandi, medie e piccole che ogni giorno forniscono beni e servizi alle Pubbliche amministrazione e che, in un passato non troppo lontano, spesso in Italia sono arrivate a fallire per eccesso di crediti, anziché per debiti come accade normalmente, proprio per i mancati pagamenti degli enti pubblici.
Ecco spiegato perché l’Italia ha rischiato la seconda condanna da parte della Corte di giustizia, e quindi una sanzione annuale per inadempienza delle regole europee che impongono di onorare i debiti commerciali in 30 giorni, e in 60 nel caso della sanità.
Condanna – ricorda Il Sole 24 Ore – che ha evitato grazie al PNRR, che sul tema ha fissato una lunga serie di obiettivi, destinati a completarsi con la decima rata che sarà chiesta a settembre, per blindare i tempi di Pagamento e azzerare i ritardi di ministeri, Asl, Regioni ed enti locali e per attuare una serie di misure organizzative chiamate a rendere strutturali i risultati.
IL CENSIMENTO DEI PAGAMENTI EFFETTUATI DALLA PA NEL 2025
Intensità ed effetti di questi interventi si possono leggere nei numeri pubblicati dalla Ragioneria generale dello Stato con il censimento puntuale dei pagamenti effettuati dalla Pa nel 2025. L’anno scorso, le pubbliche amministrazioni italiane hanno ricevuto 30,77 milioni di fatture, per un importo complessivo di 215,99 miliardi, effettuando pagamenti per 207,75 miliardi. E, soprattutto, nella media ponderata i fornitori si sono visti il bonifico sul conto corrente con un anticipo medio di 16,1 giorni rispetto alla scadenza della fattura.
Il tempo medio di pagamento è sceso a 27,2 giorni, con un taglio del 45% rispetto ai 45 giorni medi registrati nel 2020, l’anno prima dell’avvio del PNRR. Nel caso dell’amministrazione centrale, come sottolineato qualche giorno fa dalla Corte dei conti nella relazione sul rendiconto dello Stato 2025, il calendario tipo si è fermato a 23 giorni.
Con questi dati, il PNRR ha segnato l’atto finale di una battaglia iniziata nel lontano 2013, quando la Pa faceva aspettare in media 160 giorni e il Governo Letta attivò per Regioni ed enti locali 34,4 miliardi di anticipazioni di liquidità, ancora in corso di restituzione, per cominciare a scalare la montagna dei debiti commerciali arretrati.
SCADENZE DEI PAGAMENTI PNRR RISPETTATE NEL 78% DEI COMUNI
Un tuffo nei dati conferma che il rispetto dei termini di legge, con margini di anticipo più o meno ampi a seconda dei casi, è la regola. E che le eccezioni, anche molto problematiche, esistono ma sono in via di ulteriore riduzione.
Lo scorso anno le Pubbliche amministrazioni italiane hanno onorato l’85% dei propri debiti prima della scadenza, con un tasso di puntualità che arriva ad abbracciare il 90% delle fatture nelle Regioni e negli enti del servizio sanitario. Il tempo medio di pagamento rispetta il calendario imposto dalla legge in 6.153 Comuni su 7.901, il 77,87%, e tra gli enti più grandi (con fatture commerciali per almeno 40 milioni) vede primeggiare Pistoia, in grado di liquidare le fatture in 6,8 giorni medi, seguito da Savona, Salerno e Cuneo, poco sopra i 10 giorni medi. Tra le città principali, Venezia impiega 13,4 giorni medi, Bologna 13,72, Genova 15,26, Firenze 16,51, Torino 16,52, Milano 23,55 e Roma 24,35 giorni. Tra i buoni pagatori c’è anche il Comune di Palermo, con 20,45 giorni medi, e Napoli, passato a 17,51 giorni dai 314,5 registrati nel 2020.
I DATI SU PROVINCE E CITTÀ METROPOLITANE
Tra Province e Città metropolitane sono in regola 105 su 109 (il 96%), ma il primato di Agrigento (7,05 giorni medi) non fa dimenticare che l’affanno maggiore è ancora concentrato a Sud, dove la Provincia di Crotone fa aspettare in media 71,48 giorni, Catanzaro 50,2 e Reggio Calabria 43,05. Nelle Regioni il solo Molise non rispetta la legge, con un’attesa media da 39,62 giorni, mentre il Lazio con 9,01 giorni medi ottiene la palma dell’amministrazione migliore, seguito da Sardegna (10,24) e Campania (12,04).

