Secondo lo studio, senza ulteriori misure di mitigazione e adattamento, il PIL nel 2050 potrebbe essere inferiore tra il 2,2% e il 6% rispetto a uno scenario senza danni climatici
Il cambiamento climatico potrebbe indebolire significativamente la crescita economica a lungo termine dell’Italia e rendere più difficile sostenere il suo già pesante debito pubblico, con una potenziale riduzione della produzione fino al 6% entro il 2050. È quanto emerge da uno studio pubblicato oggi.
I risultati giungono mentre l’Europa, Italia inclusa, negli ultimi giorni è alle prese con un’intensa ondata di calore che ha spinto le temperature ben al di sopra delle medie stagionali ed è stata collegata a migliaia di morti in tutto il continente, sottolineando i crescenti costi economici e umani associati alle condizioni meteorologiche estreme.
“IL RISCHIO CLIMATICO È ANCHE UN RISCHIO SOVRANO”
L’analisi del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) sostiene che i danni legati al clima vanno oltre l’impatto diretto sull’attività economica, influenzando le finanze pubbliche attraverso la riduzione della base imponibile, l’aumento dei rischi per la sostenibilità del debito e l’incremento dei costi di finanziamento tramite quello che i ricercatori definiscono “un effetto di diffusione climatica”.
“Abbiamo scoperto che il rischio climatico è anche un rischio sovrano”, ha spiegato Massimo Tavoni, direttore dell’Istituto europeo di economia e ambiente del CMCC e uno degli autori dello studio.
I DANNI LEGATI AL CLIMA POSSONO ABBASSARE IL PIL TRA IL 2,2% E IL 6%
Secondo lo studio, senza ulteriori misure di mitigazione e adattamento, il PIL nel 2050 potrebbe essere inferiore tra il 2,2% e il 6% rispetto a uno scenario senza danni climatici. Anche in uno scenario di crescita più favorevole, il PIL risulterebbe comunque inferiore tra l’1,6% e il 4,2% rispetto a quanto accadrebbe altrimenti.
Il rapporto avverte che gli impatti climatici sono disomogenei in tutta Europa, con i Paesi del sud e dell’est maggiormente esposti a perdite economiche.
GLI IMPATTI LEGATI AL CLIMA POSSONO RADDOPPIARE I RISCHI DI RIFINANZIAMENTO DEL DEBITO PUBBLICO
L’Italia negli ultimi 20 anni ha registrato regolarmente alcuni dei tassi di crescita più bassi dell’eurozona e sopporta il peso del debito pubblico più elevato dell’area euro, con un debito pubblico che quest’anno ammonta a circa il 138% del PIL.
Gli economisti avvertono da tempo che una crescita tendenziale debole rende il nostro Paese particolarmente vulnerabile agli shock che minano le entrate fiscali e aumentano i costi di indebitamento.
I ricercatori stimano che gli impatti legati al clima, alla fine, potrebbero raddoppiare i rischi di rifinanziamento del debito pubblico italiano, sebbene sottolineino che l’esito dipenderà dalle future politiche climatiche e dagli sforzi di adattamento.
“Ritardare l’intervento significa aumentare il costo economico del riscaldamento globale. Agire tempestivamente significa proteggere la traiettoria di crescita del Paese e la sostenibilità a lungo termine del suo debito”, ha affermato Matteo Calcaterra, un altro autore del rapporto.

