Tra i 18 fattori di rischio considerati dall’analisi, in termini di esposizione a un rischio almeno “moderato”, stress da alte temperature e ondate di calore continuano a rappresentare i fattori più rilevanti
Il sistema imprenditoriale italiano continua a fare i conti con una crescente esposizione ai rischi fisici legati al cambiamento climatico. È quanto emerge dal focus tematico dell’ESG Outlook 2026 di CRIF, l’osservatorio annuale sulla sostenibilità, giunto alla quarta edizione. L’analisi copre 315.000 PMI e oltre 600 grandi aziende italiane, con dati provenienti dal Data Lake ESG di CRIF e aggiornati a dicembre 2025.
“Oltre un terzo delle PMI nel nostro Paese purtroppo è esposto a livelli di rischio fisico alti o molto alti”, spiega Marco Macellari, CEO di CRIF Synesgy Ratings, che aggiunge: “un dato di dimensioni rilevanti che non si può ignorare. I rischi fisici legati al verificarsi di fenomeni naturali estremi non sono più uno scenario futuro, ma una variabile presente, misurabile e sempre più rilevante nelle decisioni di credito e di investimento. In quest’ottica, CRIF ha sviluppato strumenti analitici di elevata granularità proprio per consentire a banche e imprese di valutare e gestire questa esposizione in modo consapevole e strutturato”.
LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO FISICO PER LE PMI
La metodologia di valutazione del rischio fisico, frutto della partnership tra CRIF e RED (Risk Engineering and Development) S.p.a., stima l’esposizione di ciascuna impresa attraverso modelli di pericolosità ad alta risoluzione, considerando 18 fattori di rischio (acuto, cronico e sismico) su tre dimensioni: pericolosità geografica, vulnerabilità ed esposizione. Le previsioni si estendono fino al 2049, generando uno score da 1 (rischio basso) a 5 (rischio molto alto).
Il quadro complessivo per il 2025 è di sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, ma con una contenuta ricomposizione verso le classi di rischio più elevate. La classe di rischio Medio rimane la più rappresentata, con il 39,5% delle PMI. Le classi Alto e Molto Alto interessano complessivamente il 36,6% delle imprese (30,0% e 6,6% rispettivamente), in lieve aumento rispetto al 36,3% del 2024.
Dal lato dell’esposizione creditizia, il 34,3% dei finanziamenti erogati a PMI risulta associato alle classi di rischio più alte (era il 33,4% nel 2024), rendendo più rilevante la capacità di misurare e monitorare questa esposizione con strumenti adeguati.
STRESS DA ALTE TEMPERATURE E ONDATE DI CALORE SONO I FATTORI DI RISCHIO PIÙ DIFFUSI
Tra i 18 fattori di rischio considerati dall’analisi, in termini di esposizione a un rischio almeno “moderato” (PEAR – Potential Exposure At Risk), stress da alte temperature e ondate di calore continuano a rappresentare i fattori più rilevanti https://energiaoltre.it/il-cambiamento-climatico-puo-compromettere-la-crescita-economica-dellitalia-lo-studio-cmcc/ . Le alluvioni registrano invece la variazione più evidente rispetto al 2024.
Con riferimento all’esposizione a un rischio almeno “alto” (PESAR – Potential Exposure Seriously At Risk), il terremoto si conferma il fattore con i valori più elevati, stabile nel tempo in quanto indipendente dalle variazioni climatiche. Le variazioni più significative rispetto all’anno precedente riguardano alluvioni e frane, coerentemente con l’aggiornamento dei rispettivi modelli di stima.
La distribuzione territoriale conferma una significativa eterogeneità regionale, sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna si collocano ai vertici della classifica registrando livelli di rischio più elevati, mentre Piemonte, Molise, Lombardia e Toscana presentano valori più contenuti. A livello di PESAR regionale, i valori più elevati si registrano in Valle d’Aosta, Calabria e Sicilia.
MACELLARI (CRIF): SERVONO VALUTAZIONI DETTAGLIATE E GEOREFERENZIATE
“Il profilo di rischio fisico delle PMI italiane – aggiunge Macellari – si mantiene sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, ma la contenuta ricomposizione verso le classi più elevate ci ricorda che si tratta di un fenomeno strutturale, non congiunturale. L’eterogeneità geografica che emerge dall’analisi sottolinea la necessità di valutazioni dettagliate e georeferenziate: solo misurando il rischio con precisi strumenti analitici è possibile gestirlo in modo efficace, sia nelle decisioni di credito sia nelle strategie aziendali”.
“L’obiettivo dell’ESG Outlook è supportare istituzioni finanziarie, imprese e policy maker nella comprensione delle dinamiche ESG, fornendo dati concreti per orientare le scelte strategiche e operative verso una transizione sostenibile. La sostenibilità d’altronde oggi non è più un elemento accessorio ma una leva strutturale per la gestione del rischio e la creazione di valore a lungo termine”, conclude.

