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Pichetto Fratin Parisi

Nucleare, scontro tra Pichetto Fratin e Parisi su costi e decarbonizzazione

Il confronto sul nucleare si riaccende dopo l’audizione di Giorgio Parisi in Senato e la replica del ministro Gilberto Pichetto Fratin: al centro del dibattito i costi, il contributo del nucleare alla decarbonizzazione e il ruolo delle rinnovabili nel mix energetico italiano. Il ministro difende la strategia del governo e conferma l’obiettivo di approvare la legge delega entro i primi giorni di agosto

Il confronto tra il governo e il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi sul futuro del nucleare italiano si inasprisce. Dopo le critiche espresse dallo scienziato durante l’audizione davanti alla Commissione Ambiente del Senato, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, risponde direttamente in un’intervista all’agenzia GEA.

«Gli scienziati facciano gli scienziati, gli economisti facciano gli economisti. Ho letto che ci sono scienziati che hanno fatto valutazione di costo, ma io non scendo a fare valutazioni di scienza nel particolare, la laurea ce l’ho in economia e non in fisica e non ho nemmeno premi Nobel. Però un minimo di fondamento di matematica ce l’ho e pertanto due conti li so fare», afferma il ministro.

Parisi aveva espresso una netta bocciatura della legge delega sul nucleare sostenibile, sostenendo che sarebbe «irrilevante sulla strada dell’eliminazione delle emissioni di Co2 nell’atmosfera» e «in grado di incidere solo sul 20% del problema energetico». Nel corso dell’audizione aveva inoltre ricordato che «Nel 2024 i consumi finali di energia in Italia sono stati di circa 100 milioni di tonnellate di petrolio» e che «Il nucleare produce esclusivamente energia elettrica e quindi stiamo discutendo di una tecnologia che al massimo potrebbe incidere per poco più di un quinto sul problema energetico totale». Secondo il Nobel, «L’Italia ha un’enorme capacità nel solare e nel geotermico. Non ha senso che la Germania punti sul solare e l’Italia sul nucleare».

LA DIFESA DELLA STRATEGIA DEL GOVERNO

Pichetto Fratin respinge la lettura del fisico e ribadisce che il progetto del governo non punta a sostituire le fonti rinnovabili, ma ad affiancarle.

«Dobbiamo aumentare tanto le rinnovabili, perché abbiamo l’obiettivo di decarbonizzazione. Quindi possiamo aumentare tantissimo eolico, tantissimo fotovoltaico, con tutte le cautele rispetto ai territori, perché ad ogni eolico nascono tre comitati contro e anche ad ogni fotovoltaico».

Per il ministro serve però una fonte programmabile: «Dobbiamo aggiungere, integrare tutto questo con qualcosa che mi permette di essere regolabile, e di regolabile in questo momento abbiamo essenzialmente il termoelettrico, ma mi pare che sul termoelettrico ci sia da parte di tutti una visione di proiezione, fra qualche decennio, di superamento. Quindi si tratta solo realisticamente di tenere i piedi per terra, e quello che è il disegno del governo è quello di integrare con il nuovo nucleare, che peraltro è il percorso che stanno portando avanti quasi tutti i Paesi del mondo, non solo gli industrializzati».

LEGGE DELEGA E TEMPI

Nel corso dell’intervista il ministro conferma anche il calendario del provvedimento.

«Il Senato è impegnato con la legge delega che confido dovrebbe essere approvata definitivamente entro la pausa estiva, quindi entro i primi giorni d’agosto, e questo è il primo passo».

Secondo Pichetto Fratin, la legge guarda a un orizzonte di lungo periodo: «Essendo una legge delega, essendo un qualcosa che riguarda il prossimo decennio e avendo sempre chiesto di fare valutazioni nel merito, mi spiace che ci sia un’opposizione politica». E aggiunge: «Non giustifico altre forze politiche che hanno detto no a un qualcosa che, poi, peraltro sarà operativamente gestito dai futuri governi: la prossima legislatura e ancora la successiva, perché la prossima legislatura sarà ’27-’32 se dura cinque anni, quindi in questo momento stiamo parlando di attività che riguarderanno gli anni ’32, ’33, ’34».

IL CONFRONTO SI SPOSTA SUI COSTI

Tra i punti di maggiore divergenza con Parisi c’è la valutazione economica del nucleare.

«Il fotovoltaico dura 20, 25 anni. Il nucleare, con la carica, mi dura 60. Quindi, il calcolo dell’ammortamento lo devo fare sui 60. Non devo vedere il costo attuale, devo vedere anche quello che è il vero costo. Devo fare due righe di conti, altrimenti sparo dei numeri a caso. Ecco perché io ritengo che sia anche più conveniente».

Il ministro richiama anche i prezzi praticati negli altri Paesi europei: «Vogliono proprio perderci i francesi nel venderlo a 70 euro al megawattora? Sono così matti da perderci? Gli spagnoli? Altrettanto».

ETS E COMPETITIVITÀ DELLE IMPRESE

Nel corso dell’intervista, Pichetto Fratin ha affrontato anche il tema dell’Emission Trading System (ETS), ribadendo di non voler mettere in discussione il meccanismo europeo. «Io non ho mai pensato di togliere l’Ets. L’Ets è dal 2006, 2005 che va avanti, ha avuto una funzione, non deve essere una tassa». Il ministro ha però criticato l’attuale sistema di formazione del prezzo delle quote, sostenendo che «i nostri 2,5-3 miliardi di Ets su quei 120 terawattora diventano 8-9 miliardi» e avvertendo che, con quotazioni dell’energia intorno ai «51, 52 euro», «per forza dobbiamo intervenire» per evitare uno «scompenso di competitività Paese».

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