Bruxelles ha un problema con il gas. E il 2027 potrebbe essere l’anno della verità
Il conto alla rovescia per il 2027 è già iniziato. Ma l’Europa potrebbe arrivare all’appuntamento senza avere abbastanza alternative al gas russo. A lanciare l’allarme è Claudio Descalzi, secondo cui la successione di crisi degli ultimi anni ha ridotto i margini di sicurezza del sistema energetico. E mentre Bruxelles prepara lo stop definitivo alle forniture di Mosca, i numeri del mercato mostrano che il GNL americano rischia di diventare un salasso.
L’ALLARME SUGLI STOCCAGGI DI GAS PER L’INVERNO 2027
A gettare un’ombra di incertezza sul quadro dell’approvvigionamento di gas per l’inverno 2027 è arrivato l’allarme dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. Intervenendo sul tema, il numero 1 del Cane a 6 Zampe ha evidenziato che l’accumulo di crisi ravvicinate negli ultimi cinque anni ha consumato le riserve e ridotto i margini di flessibilità del sistema energetico.
Se per la prossima stagione fredda l’UE può contare sull’86% di riempimento degli stoccaggi e l’Italia sull’88% sul medio termine si prevedono criticità. In particolare, secondo Descalzi, lo stop completo all’import di gas e GNL russo previsto entro il 2027 rischia di spalancare un deficit strutturale di forniture. Sostituire circa 20-36 miliardi di metri cubi di risorsa russa in un contesto di mercato irrigidito dalle tensioni globali appare un’impresa titanica, al punto che l’AD di Eni ha apertamente ipotizzato una sospensione o una modulazione temporanea del bando europeo per evitare di penalizzare la stabilità industriale e provocare shortage negli stoccaggi nei prossimi cicli di riempimento.
CHI CORRE DIETRO AL GAS RUSSO
Pochi giorni fa l’Ue ha trovato l’accordo sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Un’intesa cercata per giorni dopo il veto della Grecia allo stop al trasporto di GNL russo. Il nuovo pacchetto prevede che il divieto di trasporto del Gnl russo scatti, ma non si applichi ai contratti commerciali stipulati in data antecedente al 24 febbraio 2022. Un’esenzione che mette in sicurezza le commesse pregresse, consentendo al tempo stesso all’Unione di serrare le maglie sui contratti futuri.
Nonostante il calendario dell’ambizioso piano per il divieto totale delle risorse energetiche russe si avvicini al termine, la domanda da parte dei Paesi membri si conferma sostenuta. I dati relativi al primo semestre del 2026 mostrano diversi Paesi UE — tra cui spiccano Belgio, Spagna e Francia — hanno incrementato in modo significativo gli acquisti di gas naturale liquefatto (GNL). Nello specifico, nei primi sei mesi dell’anno sono state importate 9,8 milioni di tonnellate di materia prima provenienti dal giacimento siberiano di Yamal LNG, segnando un incremento del 18% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un trend che suggerisce che, in assenza di vincoli stringenti o sanzioni immediate da parte della Commissione Europea, le decisioni dei singoli Stati e dei principali player di mercato continuino a essere guidate primariamente da logiche di fattibilità economica e sicurezza degli approvvigionamenti interni.
I FATTORI HORMUZ E QATAR
La stabilità dei flussi verso il Continente deve fare i conti con uno scenario geopolitico globale sempre più volatile. Le recenti tensioni e gli sviluppi bellici in Medio Oriente hanno riacceso i riflettori sulla sicurezza delle rotte marittime fondamentali per il commercio globale. Lo Stretto di Hormuz, punto di transito nevralgico attraverso cui passa circa il 20% del commercio mondiale di GNL (oltre a circa un quinto del petrolio globale), rimane un’area ad altissimo rischio. Le azioni militari condotte dagli Stati Uniti nell’area hanno sollevato perplessità tra gli alleati europei, la cui sicurezza energetica è direttamente legata alla continuità dei transiti nello stretto.
A complicare il quadro si aggiunge l’incertezza sui tempi di ripristino completo delle forniture di GNL dal Qatar verso l’Europa (che per l’Italia valgono circa 6,5 miliardi di metri cubi mancanti), rallentate dalle difficoltà logistiche ed operative lungo le rotte mediorientali.
QUANTO COSTA IN PIU’IL GAS USA
Le interruzioni sulle rotte dal Golfo Persico e l’opposizione della Commissione sul gas russo stanno spingendo l’Europa a fare sempre più affidamento sul gas naturale liquefatto di provenienza statunitense. Tuttavia, sostituire i volumi storici dei gasdotti con il GNL transatlantico comporta un profondo e oneroso cambio di paradigma sui costi. Il paragone economico tra le due fonti evidenzia una differenza strutturale incolmabile. Il gas naturale trasportato via tubo (che sia russo, algerino o norvegese) ha costi di logistica minimi dalla fonte alla destinazione finale. Al contrario, la filiera del GNL americano è complessa e costosa.
Il viaggio del gas naturale liquefatto Usa inizia alla borsa statunitense dell’Henry Hub, dove il gas grezzo costa pochissimo: 8-9 €/MWh. Tuttavia, per essere caricato sulle navi, il gas deve essere portato a -162°C in appositi terminali. Un processo energivoro che aggiunge circa 8 €/MWh. Inoltre, il viaggio transatlantico su navi metaniere costa in media circa 2-3 €/MWh. Infine, una volta giunto in Europa, il liquido deve essere riportato allo stato gassoso nei rigassificatori locali, pesando per altri 1,5-2 €/MWh. Di fatto, i soli costi logistici aggiungono al GNL un “premio” strutturale di 12-14 €/MWh, senza contare i margini di profitto degli intermediari (i grandi trader energetici) e la competizione asiatica sui carichi.

