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Polonia

Boom del solare, svolta nucleare e biocarburanti: la nuova corsa all’energia. I fatti della settimana

Dal traguardo dei 3 terawatt di fotovoltaico al rilancio di Westinghouse negli USA, fino all’investimento da 3 miliardi di dollari sul frutto macauba in Brasile. I fatti della settimana di Marco Orioles

Il panorama energetico globale sta attraversando una trasformazione profonda, guidata dall’espansione delle rinnovabili, dal ritorno del nucleare e dall’innovazione nei biocarburanti. Dopo aver impiegato un decennio per raggiungere il primo terawatt nel 2012, il settore solare ha superato la soglia dei tre terawatt nel 2026 e punta ai nove terawatt entro il 2036. A nove anni dal fallimento del 2017, la statunitense Westinghouse è tornata al centro del mercato energetico globale grazie al sostegno dei fondi Brookfield e Cameco. L’esplosione della domanda elettrica spinta dai data center per l’intelligenza artificiale e le nuove aperture bilaterali — come l’accordo tra l’amministrazione statunitense e l’Arabia Saudita — stanno riattivando il settore. In Brasile, la società Acelen Renováveis (controllata dal fondo Mubadala Capital di Abu Dhabi) ha avviato un progetto da tre miliardi di dollari destinato alla produzione di carburante sostenibile per l’aviazione (SAF) partendo dalla macauba, una palma spontanea sudamericana..

IL BOOM DELL’ENERGIA SOLARE CHE NESSUNO HA NOTATO

Dal 2012, quando il mondo superò i 100 gigawatt di potenza fotovoltaica, ci sono voluti dieci anni per raggiungere il primo terawatt. Il secondo è arrivato in meno di tre anni, e il terzo nel 2026. Cifre enormi, sottolinea Bloomberg, eppure quasi nessuno se n’è accorto. Per la maggior parte delle persone il cambiamento non è nei numeri, ma nelle immagini: pannelli sui tetti, lungo le linee ferroviarie, in campagna. Le previsioni dicono che entro il 2036 potremmo superare i 9 terawatt. Il primo terawatt è stato trainato soprattutto dai Paesi ricchi con i sussidi. Poi la Cina ha preso il testimone e ha accelerato tutto. Mentre l’installazione globale correva, però, la quota destinata ai Paesi emergenti è rimasta ferma. Solo di recente si vedono segnali di una ripartenza: Pakistan, Nigeria, Filippine, ma anche Cuba e Libano, stanno mettendo su tetto tantissimo fotovoltaico. I Paesi con almeno un gigawatt installato sono passati da 42 nel 2020 agli attuali 74. In Cina la crescita è stata così veloce che la rete e le batterie non hanno tenuto il passo. Si spreca energia nelle ore di punta e il governo sta spostando l’attenzione dal produrre di più al consumare meglio le rinnovabili. Gli analisti si aspettano un rallentamento in Cina e, di conseguenza, una ripresa della quota dei Paesi in via di sviluppo. Entro il 2036 più di un quarto della nuova capacità dovrebbe arrivare da queste nazioni, mentre i Paesi ricchi scenderebbero intorno al 20%. Il limite vero, però, non è solo finanziario, sebbene per tanti Paesi emergenti il credito resti il collo di bottiglia principale. Una volta che il sole copre tutta la domanda diurna, aggiungere altri pannelli serve a poco. In Australia e in California i prezzi dell’elettricità diventano già negativi a mezzogiorno. Le batterie al litio possono allungare la durata, assorbendo l’eccesso di giorno e rilasciandolo la sera. Succede già in Australia con gli incentivi e sta partendo spontaneamente in luoghi come Pakistan e Filippine. Senza accumulo sufficiente la rivoluzione solare non può continuare a questo ritmo.

WESTINGHOUSE TORNA AL CENTRO DELLA CORSA NUCLEARE

Tre anni fa Brookfield e Cameco scommisero su Westinghouse, acquistandola dopo il fallimento del 2017. Come rimarca il New York Times, oggi quella mossa si sta rivelando vincente. La domanda globale di elettricità, spinta soprattutto dai data center, e un rinnovato interesse bipartisan e internazionale per il nucleare hanno riportato l’azienda al centro della scena. La tecnologia Westinghouse è alla base di oltre metà dei reattori esistenti al mondo e i suoi AP1000 sono gli unici grandi reattori costruiti negli Stati Uniti nell’ultimo decennio e sono stati realizzati anche in Cina, oltre a essere scelti per progetti in Europa orientale. Dan Sumner, amministratore delegato della società, sottolinea che la ripresa si basa sulla forza del parco reattori già in esercizio e sui servizi tecnici forniti a livello globale. La settimana scorsa l’amministrazione Trump ha annunciato un accordo con l’Arabia Saudita sull’energia atomica che potrebbe consentire a Riad di arricchire il proprio combustibile nucleare. Secondo le stime ufficiali, l’intesa porterà miliardi di dollari all’industria americana, a partire proprio da Westinghouse. L’azienda spinge su tutti i fronti: riavvio di impianti chiusi, nuovi AP1000 e altri di dimensioni ridotte. Il mese scorso il segretario all’Energia Usa Chris Wright ha annunciato prestiti fino a 17,5 miliardi di dollari per accelerare la costruzione di dieci grandi reattori commerciali. Westinghouse ha accolto positivamente l’iniziativa, che potrebbe ridurre di tre anni i tempi di realizzazione. Gli Stati Uniti restano il primo produttore mondiale di elettricità nucleare, con 96 reattori attivi che coprono circa il 20% del fabbisogno nazionale. Eppure dal 1990 sono entrati in servizio solo tre nuovi reattori. La Cina, al contrario, ne ha costruiti decine, molti basati proprio sull’AP1000. Il tentativo di rinascimento nucleare degli anni Duemila si è scontrato con costi fuori controllo: i due reattori di Vogtle sono costati 35 miliardi di dollari, più del doppio del preventivo, e il progetto di V.C. Summer in South Carolina è rimasto incompleto dopo 9 miliardi di spese a carico dei consumatori. Questi fallimenti hanno spostato l’attenzione verso i piccoli reattori modulari. Westinghouse e altri costruttori ci lavorano da anni, ma il sostegno pubblico resta decisivo.

MACAUBA, IL FRUTTO CHE VUOLE FAR VOLARE GLI AEREI

Nel cuore del Minas Gerais, a nord di San Paolo, più di duecento ricercatori stanno lavorando a un progetto da tre miliardi di dollari per trasformare un frutto quasi sconosciuto in carburante per aerei. Si tratta della macauba, una palma originaria del Sudamerica che Acelen Renováveis, controllata dal fondo di Abu Dhabi Mubadala Capital, vuole coltivare su 144 mila ettari di pascoli degradati. Come evidenzia Bloomberg, l’obiettivo è arrivare a produrre, nella bioraffineria in costruzione nello stato di Bahia, 20 mila barili al giorno di biocombustibili per aerei. Una quantità che, se raggiunta, darebbe una spinta notevole a un mercato globale che nel 2025 si è fermato a 41 mila barili giornalieri, quasi tutti ricavati da oli esausti. La macauba, grande più o meno come una prugna, offre secondo l’azienda da sette a dieci volte più olio per ettaro rispetto alla soia e cresce bene nelle zone semi-aride senza togliere spazio alle colture alimentari. “È la pianta del futuro, una vera centrale energetica”, dice Victor Barra, direttore dell’agribusiness. I primi alberi dovrebbero iniziare a fruttificare intorno al 2030. Nel frattempo la raffineria lavorerà soprattutto soia e olio di cottura usato, e ha già assicurato contratti a lungo termine per quasi il 90% della produzione. Può anche passare al diesel rinnovabile, un mercato più maturo. Non tutto però risulta facile. La macauba si raccoglie una sola volta all’anno, ha tronchi e foglie pieni di spine e non si presta facilmente alla meccanizzazione come la canna da zucchero o la soia. L’azienda sta sviluppando macchinari per separare la polpa e estrarre l’olio già in campo, così da spedire solo il prodotto e abbattere i costi logistici. “Bisogna battere l’economia della soia e della canna”, avverte l’analista Thiago Sinzato di Rystad Energy. “Se ci riescono, è un progetto straordinario”, aggiunge Sinzato. L’Europa spinge forte sui biocombustibili e il Brasile imporrà dal 2027 tagli progressivi alle emissioni del settore aereo, fino al 10% nel 2037. Ma restano degli ostacoli: bisogna dimostrare che i terreni sono davvero degradati, risolvere questioni di proprietà frammentate e ottenere dall’Ue la classificazione come materia prima non alimentare. Nel centro di ricerca i tecnici usano robot con IA per forare gli embrioni e favorire la germinazione, mentre studiano come rendere le piante più basse, più produttive e senza spine. Il nocciolo bianco, troppo prezioso per bruciarlo, andrà all’industria cosmetica.

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