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Ilva

Il Salva Ilva cambia le regole per tenere gli impianti aperti. Cosa succede ora

Il decreto del Governo mette al riparo l’Ilva dal rischio di stop e cambia le regole sulle garanzie finanziarie. Ma proprio mentre arriva la svolta, Ce Industries gela le aspettative

L’Ilva può tenere i motori accesi ancora per qualche mese. È quanto prevede il decreto-legge dedicato all’acciaieria approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Una mossa che mira a tutelare e garantire la continuità operativa degli impianti siderurgici di interesse strategico nazionale in attesa del rilancio industriale. Intanto, però, arriva una nuova tegola: Ce Industries specifica di non aver fatto alcuna offerta per le attività dell’Ilva a Taranto.

ARRIVA IL SALVA ILVA

Il Ministero dell’Ambiente (MASE) aveva inviato una diffida che rischiava di portare alla sospensione delle attività. La ragione è che la Provincia di Taranto aveva respinto e ritenuto inadeguate le garanzie finanziarie offerte dall’azienda per la gestione dei rifiuti industriali e delle discariche interne. Una decisione che rischiava di costringere il polo siderurgico a chiudere i battenti. Il Salva Ilva mette momentaneamente l’acciaieria al riparo da ulteriori diffide o blocchi di operatività.

COSA PREVEDE IL DECRETO

Il Salva Ilva cambia le regole sulle garanzie finanziarie dell’amministrazione straordinaria dell’acciaieria. Il decreto prevede infatti che le assicurazioni economico-finanziarie non saranno più richieste per un orizzonte pluriennale, ma saranno calcolate su base annuale (valide per 1 anno). Un intervento normativo che rende le garanzie presentate da Acciaierie d’Italia per una durata annuale conformi ai requisiti di legge per il loro periodo di efficacia.

Una misura che ha carattere temporaneo e d’urgenza per preservare la funzionalità degli stabilimenti nelle more delle procedure amministrative e di rilancio industriale del gruppo.

CE INDUSTRIES SI SMARCA DALLA CORSA PER L’ILVA

La buona notizia per la continuità produttiva dell’Ilva – o di quello che ne è rimasto – si accompagna alla smentita di Ce Industries riguardo l’interesse per l’acciaieria, contraddicendo quanto rivelato pochi giorni fa dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nel corso del Meeting di Rimini.

“Il gruppo Ce Industries non ha presentato, al momento, alcuna offerta per le attività dell’Ilva a Taranto. Non è stata quindi presa alcuna decisione in merito alla portata di un eventuale interesse su cui potremmo esprimerci. È pertanto troppo presto per formulare ipotesi su una possibile operazione o sui suoi termini”, scrive il gruppo ceco.

Un dietrofront che mette un nuovo punto interrogativo sul futuro dell’Ilva.

ILVA, CHI RESTA

La smentita di Ce Industries porta a due il numero di operatori interessati ad acquisire l’Ilva. In prima fila c’è la cordata italiana guidata da Federacciai, che mira a prendere l’area a freddo dell’acciaieria. Una mossa che mira a garantire l’approvvigionamento di acciaio italiano senza cedere il controllo del mercato agli stranieri.

C’è poi Jindal Steel, colosso globale della siderurgia. Un operatore che ha le risorse e le competenze tecnologiche per gestire la decarbonizzazione, ma l’offerta degli indiani non convince pienamente. Il gruppo propone infatti un modello produttivo che, a regime, vedrebbe un forno elettrico a Taranto e 2 forni elettrici e 2 impianti Dri in Oman.

Flacks Group (USA), invece, secondo quanto riporta il Giornale, ha deciso di sfilarsi dalla corsa per l’acciaieria, per concentrarsi sugli immobili dell’ex Ilva presenti nel capoluogo ionico.

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