C’è un quarto operatore europeo interessato a mettere le mani sull’Ilva. Fonti di Energia Oltre confermano chi è e spiegano il suo piano
L’Ilva ha un nuovo pretendente. Ieri il ministro Urso ha rivelato che un grande operatore europeo si è fatto avanti per comprare l’acciaieria. L’identikit risponde a Ce Industries, secondo quanto confermano fonti di Energia Oltre. Un’entrata in scena che riapre la partita proprio mentre il governo cercava di mettere un punto fermo sull’ennesimo bando di vendita per gli asset di Acciaierie d’Italia. Ma chi c’è davvero dietro questo nome e, soprattutto, a che punto siamo nel risiko dell’Ilva?
CHI E’ CE INDUSTRIES
Ce Industries è una holding con base a Praga, capitanata dall’imprenditore Jaroslav Strnad. Un gruppo da circa 3.000 dipendenti e oltre 20 società controllate, attivo in settori strategici che vanno dalla manutenzione e produzione di vagoni ferroviari all’energia e al riciclo di scarti industriali. La vera forza di Ce Industries risiede però nel rilevamento e del risanamento di colossi in crisi. Infatti, in patria sono famosi per essere intervenuti in dossier caldissimi, compresi i tentativi di salvataggio del gigante siderurgico Liberty Ostrava. Da dove viene la potenza finanziaria e propensione al rischio industriale del gruppo? Dietro l’ecosistema d’affari legato alla famiglia Strnad c’è anche una solida radice nell’industria bellica.
TUTTE LE OFFERTE PER ILVA
L’ingresso del gruppo ceco porta a quattro le proposte sul tavolo dei commissari straordinari. Ce Industries punta a rilevare asset specifici (in particolare le lavorazioni a freddo) per reintegrarli in una filiera circolare. Anche la cordata italiana guidata da Federacciai vuole prendere tutto ciò che sta a valle, escludendo l’area a caldo dell’Ilva: altiforni e acciaieria a calata continua. L’interesse delle 14 imprese siderurgiche si concentra infatti sull’area a freddo, sui laminatoi e sui vari stabilimenti della rete (non solo Taranto, ma anche Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi). Una mossa che mira a garantire l’approvvigionamento di acciaio italiano senza cedere il controllo del mercato agli stranieri.
C’è poi Jindal Steel, colosso globale della siderurgia. Un operatore che ha le risorse e le competenze tecnologiche per gestire la decarbonizzazione, ma l’offerta degli indiani non convince pienamente. Il gruppo propone infatti un modello produttivo che, a regime, vedrebbe un forno elettrico a Taranto e 2 forni elettrici e 2 impianti Dri in Oman.
L’ultimo concorrente in gara Flacks Group (USA), invece, secondo quanto riporta il Giornale, ha deciso di sfilarsi dalla corsa per l’acciaieria, per concentrarsi sugli immobili dell’ex Ilva presenti nel capoluogo ionico.
I PROSSIMI PASSI PER L’ILVA
Il dossier ex Ilva vive una corsa contro il tempo per evitare quello che il ministro Adolfo Urso ha definito il rischio di una “bomba sociale” ed economica. Nei prossimi giorni i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia dovranno vagliare la sostenibilità finanziaria, le garanzie ambientali e l’impatto occupazionale delle quattro proposte ricevute. Già a settembre dovrebbero arrivare i risultati delle prime rilevazioni, che verranno portate al tavolo governativo in programma a Palazzo Chigi.
IL NODO OCCPAZIONALE
Il Governo italiano manterrà un ruolo da sbarramento con l’esercizio del Golden Power. Nessuna cordata passerà se non garantirà il mantenimento dei livelli occupazionali (tema su cui i sindacati Fim, Fiom e Uilm mantengono altissima la tensione) e il piano di riconversione green (forni elettrici e preridotto).
Parallelamente alla vendita, prosegue il piano straordinario di manutenzione per riportare la produzione a regime di sicurezza, con l’obiettivo dichiarato di toccare i 4 milioni di tonnellate di acciaio e la ripartenza degli altiforni fermi. La partita per l’acciaio italiano si trasforma così in una partita a scacchi continentale. L’arrivo di Ce Industries dimostra che, nonostante i debiti e i veleni ambientali, Taranto fa ancora gola. Resta da capire se l’Italia deciderà di affidare l’acciaio di Stato a un salvatore straniero o se punterà sulla difesa dell’industria tricolore.

