Palazzo Chigi studia voucher per i redditi bassi e contributi a carico delle compagnie petrolifere. Prosegue intanto la polemica sui rincari in autostrada e la stangata per il ceto medio.
Il governo italiano si appresta a cambiare strategia nella gestione dell’emergenza carburanti. Con la prospettiva di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz e una crisi geopolitica che minaccia di farsi logorante, l’esecutivo ha deciso di abbandonare la stagione dei tagli generalizzati alle accise per inaugurare quella dei sostegni selettivi. Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha delineato un piano basato su due binari: da un lato il supporto diretto ai cittadini con i redditi più bassi attraverso nuovi “buoni benzina”, dall’altro interventi mirati per il comparto della logistica e dell’autotrasporto, con l’obiettivo di frenare l’effetto domino dell’inflazione sui prezzi al consumo. È quanto emerge da Repubblica che ricostruisce il retroscena di quelle che saranno le prossime mosse dell’esecutivo.
STRETTO DI HORMUZ E NUOVA STRATEGIA FISCALE
La scelta della selettività non è solo una necessità di bilancio, ma una risposta a uno scenario internazionale sempre più incerto. Secondo quanto analizzato dal quotidiano romano, il Ministro Giorgetti ha spiegato in sede di Consiglio dei ministri che i futuri aiuti non saranno più per tutti, ma verranno calibrati sulla base dell’ISEE e delle reali esigenze dei settori produttivi. Lo schema prevede un primo intervento destinato ai lavoratori dipendenti che utilizzano il mezzo privato per raggiungere il posto di lavoro e un secondo cerchio di protezione per tir e furgoni. Questa mossa punta a disinnescare la pratica dei trasportatori di compensare i costi alla pompa aumentando il prezzo finale delle merci, come i prodotti alimentari, evitando così che l’inflazione energetica alimenti una spirale pericolosa per l’intera economia nazionale.
IL MECCANISMO DEI BUONI BENZINA PER I DIPENDENTI
L’ipotesi tecnica più accreditata riguarda il ripescaggio di uno strumento già noto: il bonus carburante. Stando alle indiscrezioni di “Repubblica”, si tratterebbe di un voucher, potenzialmente da 200 euro, erogato dai datori di lavoro del settore privato su base volontaria. Per le aziende il costo sarebbe totalmente deducibile, mentre per i dipendenti rappresenterebbe un fringe benefit esente da tassazione. A differenza delle versioni precedenti del 2022 e 2023, la misura sarebbe ora limitata esclusivamente alle fasce di reddito più fragili. Il piano prevede inoltre un’estensione ai lavoratori autonomi, i quali potrebbero acquistare i buoni dai rivenditori e dedurne il costo integralmente nella dichiarazione dei redditi.
LOGISTICA E TASSAZIONE DEGLI EXTRAPROFITTI
Per quanto riguarda il trasporto pesante, il governo mira a superare il tradizionale sistema del credito d’imposta. Per finanziare questi nuovi interventi, l’esecutivo starebbe valutando un contributo di solidarietà a carico delle società petrolifere. Secondo la ricostruzione di “Repubblica”, l’acconto fiscale già richiesto per il decreto taglia-accise sarebbe solo il primo passo di una strategia più ampia che potrebbe sfociare in un aumento del prelievo fiscale sui margini di profitto delle grandi compagnie se la crisi energetica dovesse aggravarsi ulteriormente.
IERI VIA LIBERA ALLA PROROGA DEGLI SCONTI SULLE ACCISE
Intanto ieri è arrivata dal Consiglio dei ministri la proroga fino al 5 settembre per gli sconti sulle accise del valore di circa 130 milioni di euro per il diesel. Palazzo Chigi ha spiegato che si tratta della riduzione già in vigore di 17 centesimi al litro del prezzo del gasolio usato come carburante, tramite una riduzione dell’aliquota di accisa di 14 centesimi e dell’Iva di ulteriori 3 centesimi. A cui si aggiunge il credito d’imposta per le imprese di autotrasporto.
LA DENUNCIA SUI PREZZI E LE SPECULAZIONI IN AUTOSTRADA
Mentre il governo definisce i dettagli tecnici, la situazione alla pompa resta critica, specialmente per chi viaggia sulle grandi arterie nazionali. In un comunicato ufficiale, Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc), ha denunciato una preoccupante asimmetria tra i prezzi praticati sulla rete stradale ordinaria e quella autostradale. “Scendono i prezzi dei carburanti, ma non in autostrada”, sottolinea Dona, evidenziando come, nonostante un lieve ripiegamento del greggio, i listini autostradali continuino a salire a causa della scarsa concorrenza e del traffico legato al controesodo estivo. Secondo i dati del Mimit citati dall’Unc, il gasolio in autostrada ha raggiunto i 2,210 euro al litro, mentre la benzina si è attestata a 2,096 euro, con aumenti che pesano sensibilmente sui rifornimenti delle famiglie in viaggio.
IL NO DELLE ASSOCIAZIONI AI SOSTEGNI SELETTIVI
La strategia dei sussidi legati al reddito non convince però tutte le parti sociali. In un comunicato stampa, il Codacons ha espresso una ferma opposizione all’utilizzo dell’ISEE per gestire l’emergenza carburanti. “Il caro-benzina non si combatte con l’Isee”, afferma l’associazione, sostenendo che limitare gli aiuti alle fasce più povere lascerebbe il ceto medio senza alcuna protezione contro i rincari. Per il Codacons, i bonus e le social card rischiano di trasformare un’emergenza economica universale in una misura di assistenza sociale, senza incidere realmente sui prezzi alla pompa. L’associazione chiede invece l’attivazione immediata delle “accise mobili” per ridurre direttamente il costo industriale dei carburanti, finanziando l’operazione attraverso la tassazione degli extraprofitti non solo del settore petrolifero, ma anche di quello bancario e assicurativo.

