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Isab

Isab è nelle mani di Ludoil, ma restano quattro ostacoli. Ecco quali

Il passaggio di mano dell’Isab di Priolo ottiene le autorizzazioni di Antitrust e Governo. Ma la partita industriale per Ludoil si apre ora. Ecco perché

La vera partita per l’Isab di Priolo comincia ora. Dopo aver superato le Forche Caudine dell’Antitrust e del Golden Power, Ludoil dovrà evitare quattro scogli prima di prendere il timone del gigante petrolchimico siciliano, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore. Ecco quali sono.

VIA LIBERA DI ANTITRUST E GOVERNO ALL’ACQUISIZIONE DELL’ISAB

Le pratiche autorizzative per il passaggio di mano di Isab sono tutte sbrigate. Il primo semaforo verde è arrivato il 4 agosto. L’Antitrust ha deciso di non avviare l’istruttoria sull’acquisizione della maggioranza assoluta (il 51%) da parte del gruppo guidato dalla famiglia Ammaturo. L’Autorità ha stabilito che l’operazione non sembra ostacolare in misura significativa la concorrenza. Il giorno dopo è arrivato anche il via libera di Palazzo Chigi tramite la commissione Golden Power, che ha posto il proprio timbro con prescrizioni. Ora, però, Ludoil dovrà risolvere le questioni industriali.

Tematiche centrali per un impianto, come l’Isab di Priolo, che rappresenta la vera “cattedrale” della raffinazione italiana. Infatti, la raffineria ha una capacità di lavorazione che sfiora i 320 mila barili al giorno, coprendo da solo quasi il 19% del fabbisogno del Paese. A questo si aggiungono 4 milioni di metri cubi di capacità di stoccaggio e una forza lavoro diretta di oltre mille persone.

ISAB, I QUATTRO NODI

Ludoil dovrà fare i conti con quattro dossier ad alto coefficiente di complessità, secondo il Sole 24 Ore. Il primo riguarda l’ingombrante presenza di Trafigura, legata a doppio filo all’Isab da un Master Supply and Offtake Agreement in esclusiva fino al 2033.

Fino ad oggi il colosso mondiale delle materie prime ha fornito il greggio e riacquistato circa il 90% dei prodotti raffinati. Secondo l’Agcm, Ludoil, non possiede al suo interno le capacità di assicurare i quantitativi di greggio necessari; quindi, in caso di recesso del contratto dovrebbe trovare un altro fornitore. L’Autorità ha specificato anche che un recesso anticipato dal contratto provocherebbe scossoni economici devastanti per la raffineria. Il primo punto di domanda è se il patto sarà invariato, se si andrà a una rinegoziazione o se verrà cercata un’uscita progressiva.

IL REBUS DEI CAPEX

Ludoil punta a trasformare il sito in una piattaforma multi-energy, puntando su biocarburanti avanzati, HVO, Saf e bio-olio. Il co-processing è già partito con un target a regime di 500 mila tonnellate annue. Tuttavia, la roadmap è ancora priva dei numeri fondamentali, secondo il Sole 24 Ore. Infatti, il giornale sottolinea che non si conoscono ancora i volumi di investimento (i capex), il cronoprogramma dei cantieri, quali impianti saranno convertiti e le relative fonti di finanziamento.

IL NODO FINANZIARIO

La vera prova di forza per Ludoil, secondo il Sole 24 Ore, sarà la capacità del bilancio di reggere contemporaneamente l’impatto dell’acquisizione della quota e la mole di risorse fresche necessarie per la riconversione industriale.

IL DUBBIO DELLA GOVERNANCE

Se il 51% dell’Isab di Priolo assicura il comando operativo immediato a Ludoil, la partita proprietaria non è del tutto chiusa. Infatti, sul tavolo rimane la quota del 49% tuttora detenuta da Goi Energy. L’accordo strategico attualmente prevede una seconda fase disciplinata da un meccanismo di opzioni put e call che definirà il riassetto azionario definitivo nei prossimi mesi.

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