Circa 1.200 enti locali rischiano il default dopo le richieste di rimborso del GSE che in alcuni casi arrivano a 900 mila euro. Emma Pavanelli (M5s) annuncia un’interrogazione parlamentare contro i tagli ai servizi essenziali.
Il Governo è finito nel mirino delle opposizioni per una manovra che graverebbe direttamente sui bilanci delle amministrazioni locali impegnate nella transizione ecologica. Secondo quanto denunciato da Emma Pavanelli, deputata del Movimento 5 Stelle, l’esecutivo starebbe recuperando risorse dai Comuni che producono energia da fonti rinnovabili attraverso il Gse, con richieste di restituzione. Questa operazione, che secondo la parlamentare servirebbe a “fare cassa”, metterebbe in serio pericolo la stabilità finanziaria di circa 1.200 enti locali, minacciando l’erogazione di servizi fondamentali per i cittadini e penalizzando chi ha investito in tecnologie pulite. La Pavanelli, esponente del Movimento 5 Stelle e segretaria del Copasir, ha annunciato il deposito di un’interrogazione parlamentare urgente rivolta al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per fare luce sulla vicenda.
IL GOVERNO ATTINGE AI BILANCI DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI
L’accusa mossa dalla deputata è netta: il Governo avrebbe individuato nei Comuni virtuosi una fonte di prelievo per risanare i conti. “Il governo Meloni ha trovato un nuovo modo per fare cassa: mettere le mani nelle tasche dei Comuni che producono energia da fonti rinnovabili. Mentre non riesce o non vuole incidere sui veri extraprofitti dell’energia e delle fonti fossili, lascia che il GSE presenti il conto alle amministrazioni locali, con richieste che in alcuni casi arrivano fino a 900 mila euro”, ha dichiarato la parlamentare. Pavanelli ha definito l’operazione una “follia” che rischia di spingere verso il default oltre mille amministrazioni, ricordando come l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) avesse già manifestato preoccupazione per la tenuta finanziaria degli enti locali, un rischio che oggi appare nuovamente “drammaticamente attuale”.
SERVIZI PUBBLICI E MANUTENZIONE DEL TERRITORIO SOTTO TIRO
Il prelievo forzoso non avrebbe solo ripercussioni contabili, ma colpirebbe direttamente il tessuto sociale delle comunità. Pavanelli ha sottolineato come non si tratti di colpire esclusivamente profitti di privati, ma risorse che migliaia di piccoli centri utilizzano per il bene comune. “Il dato più grave è che non stiamo parlando solo di aziende private ma anche di migliaia di piccoli comuni che hanno investito nelle rinnovabili e utilizzato i ricavi degli impianti per finanziare servizi ai cittadini”, ha spiegato la deputata.
LA CONTRADDIZIONE TRA TRANSIZIONE VERDE E TASSAZIONE FOSSILI
Al centro della polemica c’è anche una critica alla strategia energetica complessiva dell’esecutivo, definita “schizofrenica” dalla deputata del Movimento 5 Stelle. Pavanelli evidenzia un paradosso: durante la crisi energetica sono state generate rendite enormi, ma il Governo non sarebbe intervenuto con decisione sui grandi operatori delle fonti fossili. “Nel pieno della crisi energetica abbiamo visto profitti enormi nel settore dell’energia. Eppure il governo Meloni continua a non essere pervenuto quando si tratta di colpire le rendite generate dalle fonti fossili e dai grandi operatori energetici. Al contrario, oggi vediamo partire richieste nei confronti di chi produce energia da sole, vento e acqua”, ha incalzato Pavanelli. Secondo la parlamentare, questo approccio finisce per scoraggiare gli investimenti proprio in quei settori necessari per ridurre la dipendenza dell’Italia dal gas e abbassare i costi energetici in modo strutturale, creando un clima di profonda incertezza per gli investitori.
UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PER CHIEDERE TRASPARENZA AL GSE
Per contrastare quello che definisce “l’ennesimo scempio normativo”, il Movimento 5 Stelle ha deciso di portare la battaglia in Parlamento. Con l’interrogazione urgente, Pavanelli chiederà al Governo di fornire i dati esatti sulle somme richieste dal GSE e sul numero preciso di enti coinvolti, analizzando le potenziali ricadute sui bilanci comunali. “Togliere risorse agli enti locali che erogano servizi, per poi rischiare di dover intervenire con risorse pubbliche qualora quegli stessi enti entrino in crisi finanziaria è un cortocircuito che non ha alcun senso né dal punto di vista economico né da quello politico”, ha osservato la deputata.
Nell’atto ispettivo si chiederà inoltre quali contromisure s’intendano adottare per evitare che il recupero dei fondi paralizzi la capacità dei Comuni di garantire le prestazioni essenziali. Pavanelli ha concluso con un appello perentorio: “Il governo decida da che parte stare. Se vuole colpire gli extraprofitti, cominci da chi ha realizzato enormi guadagni sulla crisi energetica. Se vuole abbassare le bollette, acceleri sulle rinnovabili invece di renderle meno convenienti. Se vuole tutelare i conti pubblici, smetta di mettere a rischio quelli dei Comuni”.

