La grande sterzata del Dragone. La crisi del Golfo fa correre la rivoluzione elettrica
Nel secondo trimestre del 2026, la Cina ha registrato un calo dell’1% nelle sue emissioni complessive di anidride carbonica. Non è stato il carbone a tirare il freno, ma il consumo di petrolio: -9% complessivo tra aprile e giugno, con una picchiata del 16% nel solo settore dei trasporti.
CONSUMO DI PETROLIO GIU
La chiusura dello Stretto di Hormuz e le conseguenti interruzioni nelle forniture dal Golfo Persico hanno fatto schizzare i prezzi del greggio a livelli stellari. Ma se in Occidente il carovita alla pompa produce spesso soltanto lamenti e code ai benzinai, all’ombra della Grande Muraglia l’aumento del greggio ha innescato un’accelerazione improvvisa e irreversibile.
LE ELETTRICHE ACCELERANO
La Cina ha cambiato motore. Nel solo primo semestre dell’anno, i veicoli elettrici sulle strade cinesi hanno rimpiazzato la bellezza di 36 milioni di tonnellate di petrolio. Per capire la portata del fenomeno, basti pensare che è una quantità superiore all’intero consumo energetico di un Paese come il Regno Unito in sei mesi. Ma il dato più impressionante arriva dai camion: l’uso di carburanti alternativi e l’elettrificazione nel trasporto pesante su gomma sono balzati del 90% su base annua. Non parliamo più soltanto di citycar di tendenza nei quartieri ricchi di Shanghai, ma dell’ossatura logistica della seconda economia mondiale che si converte a ritmo forzato.
IL CARBONE SALE
Certo, il quadro non è privo di ombre. Per compensare la minore resa del solare e dell’eolico nei mesi scorsi e sostenere le industrie, Pechino ha continuato a bruciare carbone, facendo registrare un +3% di emissioni nel settore energetico. Una coperta corta dove il carbone tampona la sete di kilowatt, mentre la flotta di veicoli puliti svuota i serbatoi di benzina.
Eppure, il segnale lanciato dai dati del Centre for Research on Energy and Clean Air e rilanciati da Carbon Brief è chiaro e va ben oltre la congiuntura. Con pressioni strutturali sulla domanda di greggio, il settore immobiliare in costante rallentamento e la crescita record delle rinnovabili che continua a macinare gigawatt, il 2026 potrebbe chiudersi come l’anno in cui il gigante asiatico ha smesso definitivamente di essere schiavo del petrolio.

