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Gas, inverno mite in soccorso dell’Europa? Riserve ai minimi ma il caldo anomalo frenerà i consumi

Le proiezioni meteo indicano temperature record che compenseranno i blocchi del GNL causati dalla guerra in Iran. Mentre la Germania è in forte ritardo negli stoccaggi, l’Italia ha già riempito l’83,9% dei depositi.

Malgrado le tensioni sugli approvvigionamenti energetici del Vecchio Continente causati dal conflitto in Medio Oriente, la meteorologia sembra voler tendere una mano all’Unione Europea. Le ultime proiezioni stagionali per l’autunno e l’inverno 2026 suggeriscono temperature sensibilmente sopra la media, un fattore che potrebbe rivelarsi decisivo per gestire la scarsità di gas naturale provocata dai blocchi commerciali nel Golfo Persico. Sebbene gli stoccaggi comunitari siano attualmente sotto la soglia di sicurezza a causa del conflitto tra Stati Uniti e Iran, la riduzione della domanda per il riscaldamento domestico potrebbe offrire quel margine di manovra necessario a evitare crisi sistemiche durante i mesi più freddi.

LE SCORTE EUROPEE TRA GUERRA E RITARDI

La situazione delle riserve energetiche europee appare oggi frammentata e condizionata pesantemente dalla geopolitica. Secondo i dati attuali, le esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) dal Medio Oriente hanno subìto brusche interruzioni, portando il riempimento dei serbatoi europei a una media del 66,90%, un dato preoccupante se confrontato con l’83% solitamente registrato in questo periodo.

La Germania, locomotiva industriale Ue, è tra i Paesi più in difficoltà con appena il 54,52% delle riserve colmate. Al contrario, l’Italia mostra una resilienza maggiore, potendo contare su stoccaggi già riempiti all’83,91%. Questa scarsità diffusa ha spinto gli operatori a una corsa all’acquisto che ha fatto impennare i prezzi di riferimento del gas di oltre il 75% rispetto alla fine di giugno. Prezzi che al momento si attestano attorno ai 75 euro al MWh.

IL SOCCORSO DAL METEO: TEMPERATURE OLTRE LA NORMA

Un possibile sollievo potrebbe arrivare dalle analisi del Commodity Weather Group, una delle fonti più autorevoli del settore. I Meteorologi, secondo quanto riferito da Bloomberg News, prevedono quello che potrebbe essere uno degli autunni e degli inverni più caldi mai registrati in Europa. William Henneberg, esperto dell’organizzazione, ha spiegato che “le attuali previsioni a lungo termine per il periodo da dicembre a febbraio indicano uno dei periodi più miti del continente, con rischi orientati verso una domanda di riscaldamento ancora inferiore”.

Sulla stessa linea si pone AccuWeather, che intravede temperature sopra la media per gran parte della stagione, mentre Atmospheric G2 stima un’anomalia termica positiva di circa 1-2°C tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno.

EL NIÑO E IL RISCALDAMENTO DEGLI OCEANI

Dietro questo scenario meteorologico si celano dinamiche globali complesse. Molti esperti attribuiscono il caldo anomalo all’influenza di El Niño, che quest’anno minaccia di essere uno dei più potenti della storia. Henneberg e il collega Cade Groman indicano l’intensità di questo evento, unita alle temperature record dell’Atlantico e degli oceani globali, come la causa principale della persistenza di masse d’aria calda sull’Europa.

Anche Jason Nicholls di AccuWeather concorda sul ruolo determinante di El Niño. Parallelamente, Matthew Dross di Vaisala prevede un ottobre e un novembre generalmente miti, con modelli stagionali che indicano condizioni “molto calde” per tutto l’arco invernale, tesi supportata anche dalle analisi di MetDesk per l’Europa settentrionale e occidentale.

LE INSIDIE DI FINE STAGIONE E IL RISCHIO GELO

Nonostante l’ottimismo generale per l’avvio della stagione, non mancano i segnali di allerta per la parte finale dell’inverno. Tali condizioni miti dovrebbero rallentare i prelievi dalle riserve, preservando il gas per gennaio e febbraio, i mesi ritenuti più rischiosi. Amy Hodgson, meteorologa di MetDesk, avverte però che “il rischio maggiore di ondate di freddo per l’Europa si concentrerà nella parte finale dell’inverno” a causa di un possibile riscaldamento stratosferico improvviso.

Anche se AccuWeather ipotizza ondate di gelo di breve durata, il Commodity Weather Group sposta i rischi più significativi ancora più avanti nel tempo, indicando marzo e aprile come i mesi in cui potrebbero verificarsi i cali termici più insidiosi per la gestione delle scorte residue.

 

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