La nuova proposta dell’Unione Europea per riformare il quadro sulle energie rinnovabili è attesa entro fine anno
La Commissione Europea sta lavorando alla revisione del quadro normativo UE sulle energie rinnovabili dopo il 2030, che sarà incentrata su investimenti, reti e stoccaggio. È quanto emerge da una bozza di valutazione d’impatto visionata da Euronews.
Il documento interno afferma che l’attuale normativa sulle energie rinnovabili non è più sufficiente per raggiungere l’ambizione climatica UE al 2040, che prevede una riduzione del 90% delle emissioni nette di gas serra rispetto ai livelli del 1990.
La nuova proposta dell’Unione Europea per riformare il quadro sulle rinnovabili è attesa entro fine anno, per garantire che il piano climatico post-2030 sia allineato con tutti i settori che dovranno contribuire all’obiettivo comune della neutralità climatica entro il 2050.
UE: CONSUMI DA RINNOVABILI AL 42,5% ENTRO IL 2030 È IMPROBABILE
Come si legge nella bozza, lo scorso anno l’energia pulita ha rappresentato il 26,2% del consumo finale di energia UE, mentre gli attuali piani nazionali portano il blocco verso una quota di circa 41% al 2030, sotto l’obiettivo vincolante del 42,5%.
Tuttavia, Bruxelles è scettica sul fatto che i 27 Paesi riusciranno a raggiungere anche solo il traguardo del 41%. “Sebbene la situazione vari da uno Stato all’altro – spiega il documento -, l’attuale traiettoria di diffusione delle energie rinnovabili suggerisce che, con l’attuale ritmo di avanzamento a livello nazionale, persino la quota prevista del 41% potrebbe essere difficile da raggiungere”.
“I contributi ricevuti durante i workshop con le parti interessate hanno sottolineato l’importanza della stabilità normativa in questo ambito e hanno indicato la scarsa attuazione dell’attuale quadro come principale problema da affrontare”, afferma la bozza.
LA CONGESTIONE DELLE RETI ELETTRICHE È L’OSTACOLO MAGGIORE PER LE RINNOVABILI
L’Unione Europa deve aumentare la produzione di energia pulita per raggiungere gli obiettivi, ma deve anche garantire che i sistemi elettrici riescano a riceverla e a trasportarla. L’UE è leader nella produzione di energia pulita, ma fa fatica a convogliarla dove serve, e ciò rappresenta un ostacolo alla transizione climatica ed energetica.
Nel 2025 l’elettricità rinnovabile ha sfiorato il 50% della produzione elettrica europea, ma il sistema elettrico ha difficoltà ad utilizzare tutta questa energia a basso costo. La congestione delle reti, l’insufficienza dei sistemi di accumulo e una domanda poco flessibile stanno generando più prezzi negativi e più tagli alla produzione rinnovabile, spesso a scapito dei produttori di energia pulita.
Nel 2024 oltre 10 TWh di elettricità rinnovabile non hanno potuto essere utilizzati a causa della congestione delle reti e di una capacità transfrontaliera insufficiente. Il redispatch – ovvero l’attivazione di capacità di generazione più costosa perché l’energia rinnovabile a basso costo non riesce a raggiungere i consumatori – è costato circa 4,3 miliardi di euro nel 2024. Secondo le stime di Bruxelles, senza interventi i costi annuali di redispatch potrebbero salire a 26 miliardi di euro entro il 2030.
INVESTIRE NELLE RETI E NELLE INFRASTRUTTURE PER L’ENERGIA PULITA
Bruxelles sa che ha bisogno di molta più energia pulita per raggiungere l’obiettivo climatico al 2040 ma, secondo la bozza, aggiungere semplicemente eolico e solare, senza adeguati investimenti in reti, accumulo, domanda flessibile ed elettrificazione, può generare costi aggiuntivi.
L’esecutivo UE propone quindi un monitoraggio più attento dei tagli alla produzione rinnovabile, delle regole più chiare per i progetti ibridi rinnovabili e di accumulo, dei segnali d’investimento più forti per la flessibilità e un maggiore ricorso ai veicoli elettrici e alla ricarica intelligente come fonti di flessibilità del sistema.
LA RELAZIONE PRELIMINARE SULLA FUTURA GESTIONE DELLA RETE ELETTRICA UE
Intanto, il processo legislativo è ormai avviato: ieri gli eurodeputati della Commissione Industria del Parlamento europeo hanno approvato una relazione preliminare sulla futura governance della rete elettrica UE, spianando la strada al voto in plenaria della prossima settimana a Strasburgo, cui seguiranno i negoziati interistituzionali tra europarlamentari, Parlamento e Consiglio UE.
Secondo l’eurodeputata Tsvetelina Penkova (S&D/Bulgaria), relatrice principale del dossier, le nuove regole dovrebbero contribuire anche a ridurre le disparità dei prezzi dell’elettricità tra Paesi e regioni UE: “la Commissione ora avrà un ruolo più forte nella definizione del quadro strategico, mentre ACER garantirà un controllo indipendente più incisivo. È un passo importante verso una pianificazione delle nostre infrastrutture più democratica, trasparente e responsabile”, ha commentato.
Il Parlamento europeo ha approvato i piani per centralizzare la pianificazione delle infrastrutture energetiche europee, attribuendo alla Commissione un ruolo di primo piano nell’elaborare una visione d’insieme del futuro sistema energetico UE.

