Petrolio e gas, il governo punta sui commissari per accelerare le autorizzazioni e aumentare la produzione nazionale. Cosa prevede la proposta di Giorgia Meloni e quali poteri potrebbero avere i commissari?
Nuovi commissari per sbloccare le autorizzazioni e aumentare la produzione di gas e petrolio. È la novità contenuta nel decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri giovedì 10 settembre, che prevede misure di accelerazione dei procedimenti relativi alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che la norma «permetterà allo Stato di nominare dei commissari che aiutano le Regioni a tagliare i tempi e a rilasciare molto più velocemente permessi e concessioni per la ricerca, l’esplorazione e l’estrazione di idrocarburi sul nostro territorio. Perché l’Italia non può permettersi di aspettare decenni prima di sbloccare una concessione».
IL MECCANISMO PREVISTO DAL DECRETO
La disposizione, secondo il testo del decreto, interviene quando una Regione non si esprime nei termini previsti sull’intesa necessaria per i procedimenti relativi ad attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sulla terraferma. Dopo 45 giorni dalla ricezione della documentazione senza l’espressione dell’intesa, il presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, può assegnare alla Regione un termine non superiore a 60 giorni per provvedere; nell’ambito del procedimento unico previsto dalla normativa, il termine può essere ridotto a 30 giorni. Il decreto prevede inoltre un’interlocuzione con la Regione per acquisire le ragioni del ritardo e gli elementi utili a consentire l’espressione dell’intesa.
QUALE RUOLO PER I COMMISSARI
Il punto non è quindi la creazione di un’autorità parallela incaricata di decidere autonomamente sulla politica petrolifera nazionale. Il commissariamento è pensato come strumento di accelerazione dei procedimenti quando il livello regionale non rispetta le tempistiche previste. La materia degli idrocarburi è già oggi disciplinata da un sistema di titoli minerari e autorizzazioni: il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, attraverso la Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi, pubblica l’elenco dei permessi di ricerca, delle concessioni di coltivazione e delle relative istanze. La normativa vigente stabilisce inoltre che le attività di esplorazione, ricerca e coltivazione di idrocarburi siano svolte sulla base di specifici titoli minerari.
Il nuovo strumento interviene su un passaggio già esistente, cercando di ridurre i tempi quando l’intesa regionale diventa il punto di blocco. In questo senso la figura commissariale avrebbe una funzione sostitutiva e procedurale, più che quella di un nuovo regolatore del settore.
IL CONFRONTO CON IL POSSIBILE COMMISSARIO ALLA TRANSIZIONE
La vicenda è collegata, ma non coincide, con il precedente dibattito sulla possibilità di affidare a un commissario straordinario (commissario per la transizione) il compito di accelerare la realizzazione degli impianti energetici, in particolare quelli rinnovabili. A giugno e agosto era circolato il nome di Roberto Cingolani, ma le perplessità di Gilberto Pichetto Fratin avevano posto fine al dibattito.
Le due figure, allo stato delle norme e delle ipotesi verificate, hanno quindi perimetri differenti: il nuovo meccanismo sugli idrocarburi è già inserito nel decreto-legge e riguarda specificamente i procedimenti di ricerca, esplorazione e coltivazione; il commissario alla transizione energetica apparteneva invece a un’ipotesi più ampia di coordinamento e accelerazione degli investimenti energetici.
I MODELLI GIÀ ADOTTATI IN EUROPA
La logica di concentrare o coordinare le autorizzazioni energetiche non è esclusivamente italiana. Nell’Unione europea, per i progetti energetici classificati come Projects of Common Interest e Projects of Mutual Interest, il regolamento TEN-E prevede procedure autorizzative accelerate. La Commissione europea spiega che gli Stati membri possono organizzare il permitting attraverso schemi integrati, coordinati o collaborativi: nel modello coordinato, l’autorità nazionale competente coordina le diverse amministrazioni coinvolte e può stabilire le tempistiche per le singole decisioni.
Nel settore degli idrocarburi esistono inoltre autorità specializzate con competenze molto ampie. Nel Regno Unito la North Sea Transition Authority gestisce, tra le altre funzioni, il licensing dell’esplorazione e della produzione di petrolio e gas, valuta le capacità finanziarie e tecniche dei richiedenti, autorizza programmi di lavoro e sviluppo e può intervenire sulla revoca, estensione e trasferimento delle licenze. In Francia, invece, il sistema prevede che il permis exclusif de recherches per gli idrocarburi sia rilasciato con provvedimento ministeriale, dopo un’istruttoria che coinvolge anche la prefettura e una fase di partecipazione pubblica. Il modello che emerge non è quindi necessariamente quello di un commissario con poteri assoluti, ma quello di procedure nelle quali un’autorità centrale può coordinare o accelerare l’iter, mantenendo distinti i diversi passaggi autorizzativi.

