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Rinnovabili, l’Italia rallenta: perché rischiamo di mancare il target 2030

La nuova capacità rinnovabile italiana è cresciuta di appena 3,4 GW nei primi sei mesi del 2026, portando il totale a 86,9 GW. Per raggiungere i 131 GW previsti dal Pniec al 2030 servirebbe superare i 10 GW di nuove installazioni ogni anno. Ma accanto ai ritardi nazionali ci sono Regioni che, secondo i dati Terna, hanno già superato il proprio target progressivo

L’Italia ha aggiunto appena 3,4 GW di nuova capacità da fonti rinnovabili nella prima metà del 2026, mentre per raggiungere i 131 GW fissati dal Piano nazionale per l’energia e il clima (Pniec) entro il 2030 dovrebbe accelerare oltre i 10 GW l’anno. È il quadro riportato da la Repubblica sulla base dei dati Terna elaborati da Elettricità Futura. Nel 2025 la nuova potenza verde era già scesa da 7,5 a 7,1 GW; nei primi sei mesi del 2026 il totale degli impianti solari, eolici, idroelettrici e geotermici è arrivato a 86,9 GW.

FOTOVOLTAICO ED EOLICO A DUE VELOCITA’

I dati ufficiali confermano che la dinamica resta differenziata per tecnologia e territorio. Nel primo trimestre 2026 il fotovoltaico aveva aggiunto 1.439 MW rispetto all’inizio dell’anno e le rinnovabili avevano coperto il 39,3% del fabbisogno elettrico; ad aprile la capacità rinnovabile complessiva aveva raggiunto 85.928 MW, con 45.674 MW di fotovoltaico e 13.865 MW di eolico.

PERMITTING E AREE IDONEE, IL NODO RESTA APERTO

Secondo la ricostruzione fatta dal quotidiano, il rallentamento sarebbe legato anche alla complessità degli iter autorizzativi e alla distribuzione delle competenze tra Stato e Regioni. Il procedimento può partire dalla valutazione di impatto, passare dalla conferenza dei servizi e, in presenza di obiezioni, arrivare a Palazzo Chigi. La disciplina sulle “aree idonee”, pensata per individuare i territori adatti agli impianti e distribuire gli oneri tra le Regioni, non avrebbe risolto il conflitto, anzi.

CIAFANI, FREY E BONESCHI: LE POSIZIONI

Secondo Stefano Ciafani, presidente di Legambiente l’Italia non starebbe facendo quanto serve per rispettare gli obiettivi. E aggiunge: «La ragione è un combinato disposto di disattenzioni nazionali, con il ministero dell’Ambiente che pensa a come trovare nuovo gas o al ritorno al nucleare; ostracismi come quello del ministero della Cultura, che nega il via libera agli impianti anche dove non ci sono vincoli paesaggistici; e una responsabilità delle Regioni che non li autorizzano, anche dove governa il centrosinistra». Il professor Marco Frey, che alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa dirige il centro sulla sostenibilità e il clima, osserva: «Finora è mancata la capacità di fare sistema, cioè di costruire una pianificazione complessiva, combinando volontà politica, capacità amministrativa e costruzione del consenso nei territori». Sul fronte eolico il divario indicato dalla fonte è particolarmente netto: l’Italia dovrebbe installare 3 GW l’anno, mentre nei primi sei mesi del 2026 si è fermata a 0,3 GW. Giorgio Boneschi, direttore generale di Elettricità Futura, sostiene invece: «Oggi le rinnovabili sono l’unica fonte disponibile in grado di garantire autonomia e abbassare i prezzi». E aggiunge: «Bisogna farne di più e più velocemente semplificando le autorizzazioni».

MA CI SONO ANCHE LE ECCELLENZE

La fotografia nazionale non coincide con quella di tutte le Regioni. Nell’ultimo quadro regionale disponibile nel Rapporto Mensile sul Sistema Elettrico di Terna utilizzato per il monitoraggio degli obiettivi 2026, il Lazio risultava a +1.315 MW rispetto al target progressivo previsto dal DM Aree Idonee; la Lombardia a +738 MW e il Piemonte a +419 MW. Anche Friuli Venezia Giulia, con +321 MW, e Trentino Alto Adige, con +98 MW, risultavano sopra il rispettivo target progressivo, mentre Campania ed Emilia Romagna erano rispettivamente a +68 e +29 MW.

Il dato aiuta a leggere in modo più articolato la mappa italiana delle rinnovabili: nello stesso monitoraggio, Sardegna, Calabria, Toscana, Sicilia e Puglia risultavano invece sotto il target progressivo calcolato da Terna. In particolare, la Sardegna presentava uno scostamento di -461 MW.

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