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Tempa Rossa svenduta all’estero? L’interrogazione del M5S che accende lo scontro sul petrolio lucano

Turco chiede lo stop all’export del greggio nelle crisi e una verifica sulle riserve da 50 mila barili al giorno. Nel mirino le royalties ferme al 2009: proposta la tassa sugli extraprofitti per tagliare le bollette ai cittadini.

Il destino del greggio estratto in Basilicata approda in Parlamento con una richiesta formale di chiarimento al governo sulla sicurezza energetica nazionale e sull’equità dei ritorni economici per le popolazioni locali. Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, il senatore Mario Turco, ha depositato un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri competenti per accertare quale quota della produzione del giacimento di Tempa Rossa – accreditato dall’operatore TotalEnergies di un potenziale a regime di circa 50.000 barili al giorno – venga effettivamente immessa nel circuito della raffinazione italiana e quanto combustibile venga invece destinato all’esportazione all’estero attraverso il porto di Taranto.

Di fronte alla dipendenza dell’Italia dalle importazioni fossili e al permanere di tariffe elevate alla pompa per i cittadini lucani, il M5S propone di vincolare strategicamente l’impiego delle risorse energetiche interne a tutela del fabbisogno nazionale durante le crisi, di aggiornare la disciplina delle royalties ferma all’aliquota del 10% stabilita nel 2009 e di tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere sul modello europeo per finanziare un bonus diretto su carburanti ed energia destinato alle famiglie della regione.

L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE: QUANTO GREGGIO RESTA IN ITALIA E QUANTO VA ALL’ESTERO?

Il senatore Mario Turco ha depositato un’interrogazione ai ministri competenti per fare luce sulla gestione del giacimento di Tempa Rossa. L’atto parlamentare nasce dal paradosso vissuto dal territorio lucano, principale polo estrattivo di idrocarburi della penisola, i cui residenti continuano a rifornirsi di benzina e gasolio a prezzi allineati alle quotazioni del mercato libero, risentendo direttamente delle fiammate inflazionistiche e delle tensioni geopolitiche internazionali.

L’interrogazione articola tre quesiti puntuali rivolti all’esecutivo: – quantificare con esattezza quanto petrolio estratto a Tempa Rossa venga indirizzato alle raffinerie nazionali per soddisfare i consumi interni e quanto greggio sia invece imbarcato e venduto all’estero tramite le infrastrutture portuali di Taranto; – rendere noti i controlli e le verifiche ispettive eseguite dalle autorità sui volumi realmente estratti dai pozzi; – fornire una stima geologica aggiornata delle riserve recuperabili ancora custodite nel sottosuolo dell’area estrattiva.

TEMPA ROSSA E LA SICUREZZA ENERGETICA NAZIONALE: LA FILIERA DI TARANTO

La questione sollevata dal Movimento 5 Stelle travalica la dimensione fiscale per toccare la politica industriale e la sicurezza degli approvvigionamenti del Paese. Secondo i dati tecnici dichiarati dalla compagnia TotalEnergies, il polo di Tempa Rossa presenta una capacità produttiva a regime quantificata in circa 50.000 barili di petrolio al giorno. Il greggio estratto sul territorio lucano viene immesso nella condotta dell’oleodotto Val d’Agri-Taranto, raggiungendo lo scalo pugliese dove viene stoccato nei serbatoi per la successiva spedizione via mare.

Turco contesta la razionalità strategica di questo modello distributivo alla luce dell’attuale scenario mondiale: “La questione non è soltanto economica: riguarda la sicurezza energetica nazionale. In un contesto internazionale instabile, nel quale l’Italia continua a dipendere dalle importazioni di greggio e prodotti petroliferi, occorre capire se sia coerente esportare parte delle nostre risorse strategiche senza prevedere, almeno nelle situazioni di crisi, strumenti capaci di tutelare prioritariamente gli approvvigionamenti del Paese”.

ROYALTIES FERME AL 2009: LA RICHIESTA DI RIVEDERE IL PRELIEVO DEL 10 PER CENTO

Il secondo versante dell’atto ispettivo investe la redistribuzione della ricchezza mineraria e la tutela della comunità regionale. L’ultimo intervento legislativo organico sulla tassazione delle estrazioni a terra risale al 2009, anno in cui il parlamento aumentò l’aliquota sulle produzioni di idrocarburi su terraferma dal 7% al 10%, destinando quel 3% incrementale a un apposito Fondo statale istituito per finanziare misure di sostegno a favore dei territori interessati dagli impianti estrattivi.

A distanza di oltre quindici anni da quella riforma, il M5S ritiene che i mutamenti geopolitici impongano una rinegoziazione complessiva dei parametri concessori. La forza politica sollecita una verifica formale sull’adeguatezza della percentuale del 10%, sostenendo che l’aumento del valore di mercato del greggio debba tradursi in un prelievo fiscale più consistente a carico dei concessionari.

EXTRAPROFITTI E BONUS ENERGIA: IL MODELLO EUROPEO PER LE FAMIGLIE LUCANE

A fondamento della proposta di riforma, Turco richiama i precedenti regolatori comunitari introdotti per contrastare le speculazioni di mercato durante i recenti shock energetici. L’Unione Europea aveva infatti autorizzato e promosso l’imposizione di un contributo straordinario di solidarietà sui margini imprevisti maturati dalle società attive nell’estrazione di gas e petrolio e nel settore della raffinazione.

Partendo da tale presupposto normativo, il M5S chiede che i profitti straordinari generati dalle crisi globali non restino a esclusivo beneficio dei bilanci societari: “E quando le crisi internazionali determinano prezzi eccezionalmente elevati e profitti straordinari per gli operatori energetici, non possono essere soltanto famiglie e imprese a sopportarne le conseguenze.

Anche l’Unione europea, durante la precedente crisi energetica, ha introdotto un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle imprese del petrolio, gas e raffinazione e si è mostrata favorevole affinché i singoli Stati introducessero misure simili”. La proposta prevede di rimodulare le aliquote delle royalty e varare un bonus carburante ed energia per i cittadini della Basilicata, attingendo direttamente a una quota maggiorata dei proventi estrattivi ordinari e alle risorse riscosse dalla tassazione degli extraprofitti nelle fasi congiunturali eccezionali.

L’obiettivo, sintetizza Turco, è garantire un principio di equità territoriale: “Se aumenta il valore del petrolio e aumentano i profitti straordinari del settore, non possono aumentare soltanto i costi alla pompa. Deve aumentare anche il ritorno economico per una comunità che mette a disposizione del Paese una risorsa strategica e ne sopporta gli impatti. Il petrolio della Basilicata deve significare due cose: maggiore sicurezza energetica per l’Italia e maggiori benefici per i cittadini lucani”.

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