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Perché le previsioni sul prezzo del gas in Europa non sono una strategia energetica

In Europa il prezzo del gas dipende da condizioni meteorologiche, livelli di stoccaggio, domanda asiatica, capacità di esportazione di GNL, guasti alle condutture, sanzioni, guerre, rotte marittime, fluttuazioni valutarie e dalle strategie di un numero relativamente ristretto di fornitori

I modelli energetici possiedono una dote insolita: per quanto caotico possa essere il presente, il futuro tende quasi sempre a stabilizzarsi. Le guerre finiscono, le rotte marittime riaprono, i terminal GNL funzionano come previsto e gli inverni restano gestibili.

I produttori garantiscono le forniture e i mercati ritrovano l’equilibrio. E i prezzi del gas naturale tornano gradualmente su un andamento lineare e contenuto. Forse andrà davvero così. Tuttavia, l’Europa ha ormai trascorso cinque anni a scoprire quanto poco sappia realmente sui futuri prezzi del gas.

LA PROIEZIONE SUL PREZZO ALL’INGROSSO DEL GAS DI KEV 2026

Come riporta Oilprice, l’ultimo rapporto olandese su clima ed energia (KEV 2026) illustra bene il problema: il KEV adotta una proiezione centrale per il prezzo all’ingrosso del gas che si attesta tra 0,20 e 0,25 euro al metro cubo per gran parte degli anni Trenta. Negli ultimi giorni il gas sul mercato olandese TTF veniva scambiato a circa 72 euro per megawattora, un valore equivalente a circa 0,70 euro al metro cubo, circa il triplo dell’ipotesi centrale a lungo termine prevista dal modello.

Ciò non dimostra che il modello si rivelerà errato nel 2030: i prezzi potrebbero subire un forte calo, se l’offerta di GNL aumentasse, la domanda si contraesse e le tensioni geopolitiche si allentassero. Dimostra però qualcosa di più importante: nessuno conosce la risposta.

UN’IPOTESI DI MODELLO NON È UNA PREVISIONE DI PREZZO

I modelli energetici necessitano di un prezzo del gas. Senza di esso, non è possibile calcolare le bollette delle famiglie, la competitività industriale, i prezzi dell’energia elettrica o il costo apparente della decarbonizzazione.

Gli analisti scelgono quindi una proiezione centrale e vi associano un intervallo di variazione. Si tratta di una prassi di modellazione legittima. L’errore nasce quando i decisori politici considerano tale proiezione come lo scenario futuro più probabile e vi confrontano gli investimenti, trattando l’incertezza come un fattore trascurabile.

I FATTORI CHE INFLUISCONO SUL PREZZO DEL GAS IN EUROPA

Il gas non è un semplice input caratterizzato da una curva di inflazione prevedibile. Il suo prezzo in Europa dipende da condizioni meteorologiche, livelli di stoccaggio, domanda asiatica, capacità di esportazione di GNL, guasti alle condutture, sanzioni, guerre, rotte marittime, fluttuazioni valutarie e dalle strategie di un numero relativamente ristretto di fornitori.

Nel 2022, i tagli alle forniture russe hanno spinto i prezzi del TTF oltre i 300 euro/MWh. All’inizio del 2026, l’espansione dell’offerta globale di GNL sembrava destinata ad allentare la pressione sul mercato. L’Agenzia Internazionale dell’Energia prevedeva che una forte crescita del GNL avrebbe migliorato la sicurezza e l’accessibilità economica delle forniture, pur avvertendo che fattori meteorologici e geopolitici avrebbero potuto innescare una nuova volatilità.

Successivamente, la crisi in Medio Oriente ha perturbato i flussi di GNL attraverso lo Stretto di Hormuz. A settembre, il prezzo di riferimento del gas in Europa era tornato a scambiare sopra i 70 €/MWh, più del doppio rispetto ai livelli dell’anno precedente.

Nulla di tutto ciò implica che gli analisti siano incompetenti; significa piuttosto che sono chiamati a prevedere variabili di natura fondamentalmente politica, meteorologica e strategica. Di conseguenza, la risposta onesta non si riduce a un singolo dato, ma delinea un ampio ventaglio di possibili scenari.

L’IPOTESI DI GAS A BASSO COSTO DETERMINA LE POLITICHE

L’ipotesi sul prezzo del gas è fondamentale, perché modifica la percezione di quali investimenti siano vantaggiosi. Se si ipotizza che il prezzo del gas torni stabilmente a 20–25 €/MWh, una caldaia a gas, una turbina a gas o un forno industriale possono apparire soluzioni economicamente convenienti. In tal caso, una pompa di calore, un sistema di accumulo (elettrico o termico) o un contratto per energia rinnovabile devono giustificare il proprio costo di capitale confrontandosi con un combustibile abbondante ed economico.

Se invece si ipotizza che il gas resti su livelli di 60–80 €/MWh – o che subisca picchi periodici ben superiori – la decisione di investimento si ribalta. L’efficienza acquisisce maggior valore. L’elettrificazione garantisce un ritorno economico più rapido. La generazione da fonti rinnovabili consente di evitare una maggiore quantità di importazioni di combustibile. I sistemi di accumulo generano maggiori profitti, spostando il consumo di elettricità dai momenti in cui il prezzo è basso a quelli in cui è elevato.

LA VOLATLITÀ DEL PREZZO DEL GAS

Il problema non risiede nel fatto che i modelli ufficiali includano uno scenario di prezzi bassi; è giusto che lo facciano. Il problema è permettere che tale scenario diventi il ​​presupposto implicito e predefinito per infrastrutture destinate ad operare per 20 o 30 anni.

La volatilità del prezzo del gas non resta confinata al mercato del gas stesso, si ripercuote sulle bollette del riscaldamento domestico, sui costi industriali, sull’inflazione e sui bilanci pubblici. Coinvolge anche i consumatori di elettricità, poiché le centrali a gas determinano spesso il prezzo marginale all’ingrosso.

L’Agenzia Europea dell’Ambiente ha calcolato che la volatilità del prezzo del gas ha comportato un aggravio di circa 13 miliardi di euro sulla spesa complessiva per l’elettricità all’ingrosso nell’Unione Europea nelle sole prime 16 settimane del 2026. Nello stesso periodo, la capacità rinnovabile installata dal 2010 ha permesso un risparmio stimato di 29 miliardi di euro rispetto a uno scenario in cui lo sviluppo delle rinnovabili si fosse arrestato. Questo è il costo reale di un errore di previsione.

LE POLITICHE VANNO CONCEPITE METTENDO IN CONTO L’ERRORE

I governi dovrebbero smettere di chiedersi quale sia l’unica previsione corretta per il prezzo del gas, ma dovrebbero chiedersi quali investimenti rimangano sensati nell’ampia gamma di possibili scenari di prezzo. Ogni importante valutazione di politica energetica dovrebbe contemplare almeno quattro scenari: prezzi del gas stabilmente bassi, scenario centrale, prezzi del gas stabilmente alti e uno scenario di shock.

L’analisi dovrebbe includere non solo i costi medi del combustibile, ma anche la volatilità, l’inflazione, i sussidi di emergenza, la spesa per la sicurezza degli approvvigionamenti e l’impatto del gas sui prezzi dell’elettricità.

I progetti che dipendono da un gas stabilmente a basso costo vanno riconosciuti per ciò che sono: scommesse su un futuro geopolitico favorevole. Il gas continuerà a svolgere un ruolo durante la transizione, in particolare per il calore industriale, il bilanciamento stagionale e come riserva durante i lunghi periodi di scarsa produzione da fonti rinnovabili.

Non si tratta di illudersi che l’Europa possa eliminare immediatamente ogni singola molecola di gas, ma di evitare di creare ulteriore domanda a lungo termine basandosi sull’ipotesi che il gas importato resti stabilmente economico.

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