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carburanti accise Mef Giorgetti

Inflazione, a settembre balzo al 4,2%: prezzi spinti da luce, gas, carburanti e trasporti, stangata per le famiglie

Le stime Istat superano le attese e allarmano i consumatori: rincari fino a oltre 1.900 euro a nucleo. Codacons e Unc denunciano l’escalation sui beni primari e chiedono interventi urgenti all’esecutivo.

L’indice dei prezzi al consumo in Italia registra una brusca fiammata all’inizio dell’autunno, trainato dai rincari dei beni energetici e delle spese di trasporto, con pesanti ripercussioni sui bilanci domestici e sul potere d’acquisto dei cittadini. A certificare la dinamica sono i dati preliminari diffusi questa mattina dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), che rilevano per il mese di settembre una crescita dell’inflazione pari al 4,2% su base annua, in netta accelerazione rispetto al 3,3% del mese precedente e ben al di sopra delle aspettative del mercato, ferme al 3,8%. Anche su base mensile il dato evidenzia una progressione marcata dello 0,7%, superando sia il precedente +0,5% sia le previsioni di consenso, che indicavano un incremento limitato allo 0,3%.

I NUMERI DELL’ISTAT: CORSA DEI PREZZI OLTRE LE PREVISIONI DEGLI ANALISTI

Il quadro tracciato dall’Istat delinea una traiettoria inflazionistica più aggressiva del previsto. Il salto dal 3,3% al 4,2% tendenziale mostra come le tensioni sui mercati all’ingrosso si stiano ormai trasferendo in modo rapido e strutturale sui listini finali. Il rialzo congiunturale dello 0,7% in sole quattro settimane segnala una pressione costante lungo tutta la catena distributiva, smentendo le ipotesi di una decelerazione a inizio autunno e allontanando il target di stabilizzazione economica nel breve periodo.

LA MAPPA DEI RINCARI: L’IMPENNATA DI LUCE, GAS E CARBURANTI

A guidare questa nuova ondata di rincari sono senza dubbio i beni energetici, le cui quotazioni condizionano l’intera economia reale. Nelle rilevazioni dell’istituto di statistica spiccano gli incrementi delle tariffe di fornitura domestica: l’elettricità segna a settembre una crescita media del 19,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il gas distribuito attraverso la rete urbana balza al 20,7%.

Non meno critica appare la situazione sul fronte della mobilità e della logistica. I carburanti registrano impennate a doppia cifra: nell’arco dell’ultimo mese il gasolio ha subito un aumento del 34,9% su base annua, mentre la benzina si attesta a un +21,8%. Una dinamica che aggrava direttamente la voce trasporti per i pendolari e si riflette a monte sui costi di movimentazione delle merci su gomma.

CODACONS: SPESA FINO A 1.900 EURO IN PIÙ E CARRELLO DELLA SPESA SOTTO PRESSIONE

La risposta delle associazioni di tutela dei consumatori è stata immediata. Il Codacons ha definito l’aggiornamento Istat come “una batosta per i consumatori italiani peggiore di ogni previsione”. Sulla base delle elaborazioni condotte dall’ufficio studi dell’associazione a partire dalla spesa totale annua e a parità di volumi consumati, il tasso del 4,2% si traduce in un aggravio di 1.389 euro all’anno per una famiglia tipo, cifra che sale fino a 1.918 euro per i nuclei con due figli a carico.

L’associazione evidenzia con preoccupazione il contagio dei rincari energetici al comparto alimentare e delle bevande analcoliche: i listini di questa categoria sono passati dall’1,2% tendenziale di agosto al 2% di settembre, registrando una progressione dello 0,7% in un singolo mese. Come analizza il Codacons, “purtroppo come avevamo previsto la situazione di emergenza nel settore dell’energia e dei carburanti sta determinando rincari a cascata in tutti i settori, e il governo farebbe bene a intervenire con urgenza per ridurre gli effetti della stangata che si sta abbattendo sulle famiglie italiane”.

L’ALLARME DI UNC: RINCARI DIECI VOLTE SUPERIORI AI BENEFICI FISCALI

Critiche analoghe giungono dall’Unione Nazionale Consumatori (Unc), che parla apertamente di “autunno caldo” sul fronte del costo della vita. Massimiliano Dona, presidente dell’Unc, ha commentato duramente: “Prezzi roventi. È arrivato, come avevamo ampiamente previsto, un autunno caldo sul fronte dei prezzi e, purtroppo, l’escalation dei listini non è ancora finita. Il mancato intervento del Governo per contenere il caro bollette di famiglie e imprese e il pannicello caldo usato contro il caro carburanti hanno prodotto i loro effetti nefasti, infiammando sempre più la spirale inflazionistica che sta andando sempre più fuori controllo, trasformandosi in una stangata sia per i ceti meno abbienti che per il ceto medio sempre più in difficoltà”.

Dona mette poi a confronto l’impatto dei rincari con le recenti misure fiscali di sostegno, sottolineando che “la batosta è oltre 10 volte il risparmio dovuto al bollo auto, pari a 93,20 euro a beneficiario”. Secondo le stime dell’Unc, per un nucleo medio l’inflazione al 4,2% comporta un esborso aggiuntivo di 1.108 euro su base annua. Di questi, ben 445 euro derivano esclusivamente dal comparto “Abitazione, elettricità e gas”, divisione che ha registrato l’incremento più consistente con un +11,1%; ulteriori 307 euro annui sono legati invece ai “Trasporti”, saliti dell’8,6% a causa di carburanti venduti “a peso d’oro”. Le proiezioni dell’associazione diventano ancora più severe all’aumentare dei componenti familiari: per una coppia con un figlio la spesa supplementare si attesta a 1.414 euro, mentre per una famiglia con due figli il sovrapprezzo complessivo tocca quota 1.516 euro all’anno, suddiviso principalmente tra i 480 euro destinati ad abitazione ed energia e i 504 euro assorbiti dai trasporti.

ASSOUTENTI: SALGONO ANCHE GLI ALIMENTARI

L’allarme prezzi non riguarda più solo l’energia, e si estende anche agli alimentari i cui listini al dettaglio a settembre tornano a rialzare la testa. Lo afferma Assoutenti dopo i dati sull’inflazione pubblicati oggi dall’Istat. “Per alimentari e bevande i prezzi salgono a settembre del +2%, con una impennata per gli alimentari non lavorati che segnano un +5,5% su anno, +2,2% in un solo mese – spiega il presidente Gabriele Melluso – Questo significa che, ai prezzi correnti, una famiglia con due figli solo per bere e mangiare si ritrova a spendere 185 euro in più all’anno, con una maggiore spesa per l’intera collettività delle famiglie pari a +3,4 miliardi di euro in un anno, a parità di consumi”. “Rincari che si aggiungono a quelli dell’energia e dei carburanti e che, rappresentando una spesa fissa, pesano come un macigno sulle tasche degli italiani – prosegue Melluso – La situazione è sempre più critica e rischia di peggiorare nelle prossime settimane, e per questo invitiamo il governo a mettere la questione dei prezzi al centro della propria agenda”.

LA MINACCIA SUI BENI TRASFORMATI E LE RICHIESTE ALL’ESECUTIVO

A preoccupare analisti e rappresentanti dei consumatori è anche la potenziale seconda ondata dell’inflazione, quella legata all’industria di trasformazione. Se finora i beni alimentari lavorati hanno retto l’urto contenendo in parte i margini di ricarico, la tenuta del sistema produttivo appare a rischio.

“La più grande preoccupazione – ha concluso Dona – è che per ora ci siamo salvati dai rialzi dei beni alimentari lavorati, quelli che subiscono un processo di trasformazione industriale, ma per quanto tempo le industrie potranno pagare bollette salate e costi di trasporto proibitivi prima di traslare sul consumatore finale i loro aumenti?”. Una domanda aperta che rimette al centro dell’agenda economica la necessità di misure di mitigazione sui costi energetici prima che la trasmissione dei prezzi diventi irreversibile.

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