Il documento della Commissione Attività produttive propone una sperimentazione nazionale e apre al coordinamento con l’Ue. Tra risparmi energetici fino a 200 milioni ed effetti sui ritmi circadiani, il Parlamento valuta lo stop al doppio passaggio annuale.
La Commissione Attività produttive della Camera ha approvato ieri all’unanimità il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sull’impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale. Al termine di un articolato ciclo di audizioni che ha coinvolto parti sociali, esperti energetici, categorie economiche e comunità medico-scientifica, l’organismo parlamentare ha formalizzato un indirizzo chiaro: raccomandare il superamento del sistema del doppio cambio orario stagionale, lasciando aperta la scelta sulla configurazione da adottare stabilmente e indicando come priorità l’avvio di una fase di sperimentazione sul modello dell’ora legale per almeno un ciclo annuale completo, supportata da un costante monitoraggio multidisciplinare e da un’iniziativa di coordinamento in sede comunitaria.
LE PAROLE DEL PROMOTORE: BARABOTTI ANNUNCIA IL CONFRONTO CON SIMA E CONSUMERISMO
Il relatore e promotore dell’iniziativa in Commissione, il deputato della Lega Andrea Barabotti, ha espresso soddisfazione per l’esito del voto: “Esprimo grande soddisfazione per l’approvazione all’unanimità della relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva sull’ora legale. È un risultato importante, direi storico, perché per la prima volta il Parlamento ha affrontato in maniera organica, attraverso dati, studi e audizioni, un tema che interessa direttamente la vita quotidiana di milioni di italiani”.
Barabotti ha quindi evidenziato gli elementi di sintesi emersi durante i lavori: “È prevalso il buonsenso. Da tutte le audizioni è emerso con particolare forza un dato: il superamento del doppio cambio annuale dell’ora rappresenta un beneficio certo sotto il profilo della salute, perché elimina gli effetti legati alla modifica forzata e ripetuta dei ritmi biologici e circadiani. A questo si aggiungono i possibili benefici sul piano energetico, economico e ambientale: minori consumi, riduzione delle emissioni, effetti positivi per commercio, ristorazione, turismo, trasporti e organizzazione delle attività quotidiane. Il voto unanime dimostra che su questo tema è possibile andare oltre gli schieramenti e costruire una posizione largamente condivisa. Nei prossimi giorni è mia intenzione riunire Consumerismo No Profit e la Società Italiana di Medicina Ambientale, SIMA, promotori della petizione ‘Ora legale per sempre’ che ha già raccolto oltre 350 mila firme verificate su Change.org, per condividere con loro il risultato raggiunto e soprattutto ragionare sui prossimi passi. Dopo il lavoro conoscitivo svolto dalla Commissione credo esistano oggi le condizioni per compiere un ulteriore passo avanti: lavorare a un documento di indirizzo politico condiviso che consenta al Parlamento di indicare con chiarezza la strada da seguire e al Governo di sostenere questa posizione anche nel confronto europeo. L’indagine non deve rappresentare un punto di arrivo, ma la base dalla quale passare finalmente dall’approfondimento alle decisioni”.
L’ITER PARLAMENTARE E LE DEFINIZIONI DEL REGIME ORARIO
Il percorso parlamentare si è agganciato al dibattito aperto a livello europeo dalla consultazione pubblica della Commissione europea svoltasi tra il 4 luglio e il 16 agosto 2018. Il documento della Commissione premette le distinzioni tecniche: la cosiddetta ora solare identifica l’orario standard – o tempo civile convenzionale – legato al meridiano di riferimento nazionale, coincidente in Italia con la coordinata UTC+1 e applicato nei mesi autunnali e invernali; l’ora legale consiste invece nello spostamento in avanti delle lancette di 60 minuti (UTC+2 per l’Italia) per un periodo circoscritto dell’anno, finalizzato storicamente a ridurre l’illuminazione artificiale serale.
L’indagine ha analizzato la documentazione raccolta attraverso ventiquattro audizioni svolte tra l’8 aprile e il 24 giugno 2026: sono intervenuti il Centro interuniversitario di ricerca per lo sviluppo sostenibile (CIRPS), i sindacati CGIL, CISL, UIL, UGL, la Confederazione AEPI, Consumerismo No Profit, il professor Giovanni Esposito dell’Università Federico II di Napoli, Confagricoltura, Confesercenti, l’Accademia Italiana di Medicina del Sonno (AIMS), l’Associazione Italiana degli Utility Manager (ASSIUM), la European Medical Association (EMA), la Lega italiana per la lotta contro i tumori (LILT), l’Associazione Italiana degli Economisti dell’Energia (AIEE), CONFAPI, l’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (ANMCO), Federalberghi, Confcommercio, la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), il dottor Giuseppe Plazzi dell’IRCCS di Bologna, le associazioni dei consumatori UNC e CODACONS, la testata di divulgazione scientifica “Geopop”, il dottor Domenico Maurizio Toraldo (già ASL di Lecce) e, mediante memoria scritta, la società Terna S.p.a.
IL QUADRO STORICO: DALLA PRIMA GUERRA MONDIALE ALLA DIRETTIVA EUROPEA
La genesi normativa dell’ora legale è stata ricostruita a partire dalla celebre intuizione teorica pubblicata da Benjamin Franklin nel 1784 sul Journal de Paris, per giungere alla prima adozione bellica nel 1916 con il British Summer Time nel Regno Unito e nel 1918 con il Daylight Saving Time negli Stati Uniti. In Italia il regime fu introdotto per le medesime contingenze della Grande Guerra con il decreto luogotenenziale n. 631 del 1916 (rimasto in vigore fino al 1920) e ripristinato durante il secondo conflitto mondiale, restando applicato ininterrottamente per oltre due anni tra il 14 giugno 1940 e il 2 novembre 1942.
L’inserimento stabile nell’ordinamento italiano è avvenuto con la legge n. 503 del 1965, applicata dal 1966 per soli quattro mesi (da fine maggio a fine settembre), poi estesa a sei mesi nel 1980 (da inizio aprile) e anticipata a fine marzo nel 1981. Nel 1996 la durata è salita a sette mesi con la proroga fino all’ultima domenica di ottobre in sincronia con l’Europa, assetto poi codificato dall’articolo 22 della legge n. 96 del 2010 di recepimento della direttiva comunitaria 2000/84/CE. Sia la CGIL sia Geopop e Terna hanno tuttavia fatto notare come negli ultimi vent’anni la diffusione capillare di corpi illuminanti ad altissima efficienza abbia progressivamente ridimensionato le esigenze energetiche che avevano originariamente motivato l’adozione della misura.
Nella propria memoria, Terna evidenzia infatti che il risparmio elettrico atteso dall’ora legale permanente appare “molto probabilmente legato ad un aumento dell’efficienza energetica delle tecnologie e dei sistemi di illuminazione”, fattore che ha eroso il margine di convenienza rispetto al passato.
IL NODO DI BRUXELLES: LA CONSULTAZIONE DEL 2018 E IL PRECEDENTE RUSSO
Sul versante europeo, la consultazione online del 2018 vide la partecipazione di 4,6 milioni di cittadini, con l’84% favorevole a cancellare il cambio d’ora semestrale. L’affluenza italiana risultò tuttavia marginale, attestandosi a meno dello 0,5% della popolazione residente (terzultimo dato nell’Ue), a fronte del primato di Germania (quasi il 4%) e Austria (circa il 3%). Tra quanti scelsero lo stop al cambio, il 56% optò per l’ora legale permanente e il 32% per l’ora solare perenne, con spiccate divergenze geografiche: legale preferita in Portogallo, Cipro e Polonia; solare maggioritaria in Finlandia, Danimarca e Paesi Bassi. Sulla scorta di tale consultazione, la Commissione presentò la proposta di direttiva per abrogare la disciplina vigente, approvata in prima lettura dall’Europarlamento il 26 marzo 2019 con l’invito al coordinamento intra-UE. L’iter si arenò tuttavia al Consiglio europeo per mancanza di consenso tra i Governi, con l’Italia che all’epoca notificò formalmente la volontà di conservare l’alternanza stagionale.
Nel panorama mondiale, i Paesi che ricorrono al cambio orario sono scesi dai 79 del 2015 ai 70 del 2026, rappresentando meno del 40% degli Stati del pianeta (molti territori equatoriali non ne necessitano per la stabilità delle ore di luce). Nel corso delle audizioni è stato esaminato il precedente della Federazione Russa, che nel 2011 avviò una sperimentazione triennale di ora legale permanente, revocata nel 2014 per tornare all’ora solare fissa. Geopop e l’Accademia Italiana di Medicina del Sonno hanno ricondotto l’abbandono russo all’impopolarità derivante dai ritardi dell’alba invernale, che costringeva gli studenti a raggiungere le scuole al buio, e all’aumento documentato del jet lag sociale, particolarmente acuto nella fascia di età tra i 10 e i 17 anni.
Per tali ragioni, categorie come Confesercenti, Confcommercio, Federalberghi e i sindacati hanno invocato un coordinamento europeo preventivo: scelte disallineate tra Paesi confinanti genererebbero oneri e intralci a logistica, trasporti e filiere turistiche transfrontaliere.
I CONSUMI ENERGETICI: LE STIME DI TERNA TRA RISPARMI E NUOVE TECNOLOGIE
Il capitolo energetico è stato vagliato attraverso la memoria di Terna S.p.a., che ha comparato tre scenari sul periodo 2015-2026 con proiezione al 2030, considerando l’ingresso crescente delle rinnovabili non programmabili: regime vigente, ora solare permanente e ora legale permanente. Da tali proiezioni emerge che la curva di domanda elettrica legata all’ora legale perenne rimane costantemente la più bassa, seppure le distanze tra gli scenari si siano assottigliate.
Sul piano quantitativo, Terna stima per il 2026 che i sette mesi di ora legale attuale consentano un taglio dei consumi pari a circa 302 GWh; l’estensione ai mesi invernali apporterebbe ulteriori 160 GWh, per un beneficio complessivo di circa 462 GWh. Raffrontando tali valori con il fabbisogno elettrico nazionale consuntivato da Terna a gennaio 2026 per l’anno 2025 (pari a 311,3 TWh), il risparmio del regime vigente rappresenta lo 0,10% del totale, la quota invernale lo 0,05% e il saldo globale lo 0,15%. Per il 2030, a fronte di 285 GWh di risparmio nello scenario a doppio cambio, l’ora legale permanente genererebbe 153 GWh addizionali, raggiungendo 438 GWh complessivi.
Ai prezzi medi del cliente domestico tipo definiti da ARERA, il beneficio economico per il sistema elettrico viene calcolato in circa 120 milioni di euro per il 2026 (di cui 80 milioni generati dal periodo aprile-ottobre già attivo) e in circa 100 milioni di euro al 2030. Sotto il profilo della rete, Terna ha garantito l’assenza di criticità di bilanciamento o gestione delle rampe di carico.
LE VALUTAZIONI DEGLI ECONOMISTI: IL PESO DEI LED E DELLA CLIMATIZZAZIONE
Conclusioni più caute sono state rassegnate dall’Associazione Italiana degli Economisti dell’Energia (AIEE). Richiamando la letteratura internazionale, l’AIEE colloca il risparmio teorico grezzo dell’ora legale permanente allo 0,34%, valore che tuttavia scende prossimo allo zero isolando le stime metodologicamente più rigorose (con intervalli di confidenza che toccano il -0,01%). Tale compensazione deriva dal fatto che l’estensione dell’orario estivo incrementa i consumi per la climatizzazione e il raffrescamento nelle ore pomeridiane più calde, bilanciando i risparmi dell’illuminazione.
L’AIEE evidenzia inoltre come la latitudine costituisca la variabile discriminante: i vantaggi si concentrano nei Paesi nordici, mentre nelle nazioni mediterranee come l’Italia il saldo risulta nullo o leggermente negativo. I dati storici di Terna 2006-2025 confermano il trend: il risparmio fisico nei sette mesi estivi si è dimezzato, calando da 645 GWh nel 2006 a 310 GWh nel 2025 per effetto dei LED. Nondimeno, l’indagine puntualizza che i maggiori carichi per raffrescamento riguardano la stagione estiva e non possono essere computati a deperimento dei 160 GWh invernali stimati da Terna, sebbene per i mesi freddi occorra soppesare il maggiore fabbisogno per l’illuminazione mattutina causato dal ritardo dell’alba.
LE POSIZIONI DEI SINDACATI E DELLE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI SULLE BOLLETTE
Le sigle sindacali hanno fornito valutazioni complementari. La UIL ha quantificato il risparmio energetico annuo nello 0,23%, la riduzione della spesa nello 0,3% e il taglio delle emissioni nello 0,05%. La CISL ha stimato in circa 300 GWh il beneficio dei sette mesi vigenti (80-90 milioni di euro di risparmio e oltre 140.000 tonnellate di CO2 risparmiate), rimarcando però che l’incidenza complessiva è scesa sotto lo 0,5% per mutamento delle abitudini ed efficienza impiantistica. La CGIL ha richiamato il bilancio comunicato da Terna a ottobre 2025 (oltre 12 TWh e 2,3 miliardi di euro risparmiati tra il 2004 e il 2025), ritenendo il fattore energetico non più prioritario.
Di segno opposto le valutazioni di Consumerismo No Profit e della SIMA, che quantificano i risparmi economici tra 180 e 200 milioni di euro annui e stimano una riduzione di CO2 pari a 200.000 tonnellate l’anno (valori condivisi da EMA e Confederazione AEPI). Anche il CODACONS ha difeso la transizione all’ora legale fissa come misura non procrastinabile di contenimento dei costi per le famiglie e semplificazione organizzativa, definendola asse portante della transizione ecologica.
GLI EFFETTI SULLE IMPRESE: COMMERCIO E TURISMO TRA VITALITÀ URBANA E NODO SCI
Nel terziario, Confesercenti ha individuato tre benefici per il commercio al dettaglio: una maggiore propensione agli acquisti e alla frequentazione dei negozi dopo l’orario di lavoro, un aumento della vivibilità e della sicurezza percepita nei centri storici e una contrazione delle spese di illuminazione per le piccole imprese.
Linea condivisa da Confcommercio, che ha sottolineato il legame positivo tra luce serale e dinamismo dei consumi, rimarcando altresì come il prolungamento dell’orario solare serale favorisca l’autoconsumo da impianti fotovoltaici riducendo i prelievi di rete. Sul fronte del turismo, Confesercenti e Confcommercio ravvisano opportunità di destagionalizzazione nei mesi di spalla (ottobre-novembre e febbraio-marzo) a beneficio di borghi, ristorazione e attività outdoor. Una consultazione interna a Federalberghi ha però registrato un quadro contrastato: se l’outdoor estivo e autunnale (trekking, cicloturismo, golf) trae giovamento, emergono timori per il turismo montano e gli sport invernali.
Un’alba ritardata oltre le 9:00 limiterebbe l’operatività mattutina degli impianti sciistici – orario prediletto per la tenuta del manto nevoso e la minore affluenza –, ostacolando i controlli di sicurezza sulle piste con ricadute negative sui fatturati. Confcommercio ha condiviso tale allarme per i territori montani, sebbene la relazione parlamentare specifichi che l’alba oltre le 9:00 rappresenta una condizione circoscritta ad alcune zone alpine e non omogenea a livello nazionale.
LE CRITICITÀ PER IL LAVORO ALL’APERTO: CANTIERI, AGRICOLTURA E LOGISTICA
Per i comparti operanti all’aperto, il posticipo dell’alba solleva interrogativi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. La CGIL ha evidenziato come l’avvio delle attività al buio nei mesi invernali (con albe prossime alle 9:00 al Nord) generi complicazioni logistiche per le famiglie e richieda riorganizzazioni dei turni in agricoltura, edilizia e servizi.
La UIL ha segnalato il pericolo di infortuni nei cantieri per scarsa visibilità mattutina, richiedendo impianti di illuminazione artificiale potenziati; per gli allevamenti, tuttavia, l’eliminazione dei cambi d’ora eviterebbe l’alterazione dei ritmi circadiani del bestiame. La CISL ha richiamato l’esigenza di considerare il fattore climatico, evidenziando come i rincari di temperatura estivi impongano già accordi per rimodulare gli orari di lavoro all’aperto.
Nel comparto agricolo, Confagricoltura ha ritenuto non giustificato il cambio di regime: a fronte del vantaggio teorico della luce serale per raccolta e trasporti, emergono criticità per il settore orto-florovivaistico e frutticolo (che esprime il 40% dei lavoratori agricoli), esposto a condizioni climatiche avverse. Per la pesca, la UIL ha segnalato vincoli su orari di sbarco e vendita del pesce fresco, mentre per i trasporti la luce serale ridurrebbe i sinistri, salvo la necessità di scongiurare asimmetrie con i Paesi confinanti. Nel manifatturiero, la CGIL ha ricordato come l’impatto energetico sia contenuto (1-2% contro il 3-5% del residenziale e il 2-3% del terziario), con ricadute limitate alla pianificazione dei turni.
LA TUTELA DEI LAVORATORI: IL RUOLO DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA
I sindacati hanno posto la salvaguardia dell’integrità psicofisica quale paletto vincolante: la maggiore luce non dovrà tramutarsi in allungamento surrettizio dei turni o riduzione dei riposi. La CISL ha ribadito il primato della contrattazione collettiva e la necessità di valutazioni di impatto preventive. La UIL ha rammentato che agricoltura, cantieri e ristorazione presentano tassi elevati di precarietà e tutele contrattuali più deboli, suggerendo cautela, gradualità e intese a livello europeo. La CGIL ha proposto di bilanciare la riforma con orari flessibili nei servizi pubblici, investimenti nella digitalizzazione e nell’efficienza termica degli edifici.
IL DIBATTITO MEDICO: L’ALLARME DEGLI ESPERTI DEL SONNO SUL JET LAG SOCIALE
Sotto il profilo clinico, dall’indagine emerge un consenso plebiscitario sul superamento dell’alternanza semestrale, sostenuto da AIMS, SIMA, IRCCS di Bologna e docenti universitari, ma una netta spaccatura sulla scelta definitiva. La medicina del sonno (AIMS, con il parere conforme del dottor Plazzi e del dottor Toraldo) individua nell’ora solare permanente la soluzione più fisiologica. Citando le posizioni dell’American Academy of Sleep Medicine (AASM), della British Sleep Society e della Sleep Research Society, gli specialisti rammentano che la luce dell’alba è il principale sincronizzatore dell’orologio biologico.
L’ora legale perenne priverebbe l’organismo della luce naturale del primo mattino invernale, provocando un “jet lag sociale cronico” che impatta negativamente sulla durata del sonno, sulle capacità cognitive e sull’equilibrio metabolico e cardiovascolare, con effetti deleteri su lavoratori mattutini e adolescenti. L’AIMS ha ribadito formalmente che “l’ora solare permanente rimane l’opzione più prudente per il sonno, l’allineamento circadiano e la salute pubblica, in assenza di chiare evidenze scientifiche che supportino l’ora legale permanente come opzione preferibile”. Il dottor Toraldo ha richiamato i rischi acuti (aritmie, ictus e un aumento fino al 6% di incidenti nei giorni successivi al cambio) e le patologie croniche (obesità, depressione, declino del rendimento scolastico) collegati alla desincronizzazione oraria.
L’ALBA RITARDATA NELLE CITTÀ ITALIANE: LE EFFEMERIDI DEL 2027
A supporto delle analisi biologiche, la Commissione ha allegato una simulazione sulle effemeridi solari per il 2027, condotta su sei capoluoghi a quota zero, calcolata al netto di festività, domeniche e vacanze scolastiche invernali. Nello scenario di ora legale permanente, i giorni con alba posteriore alle ore 8:00 risulterebbero 81 a Torino, 75 a Milano, 58 a Roma, 47 a Napoli, 44 a Palermo e 34 a Bari. Ponendo l’asticella alle ore 8:30, i giorni al buio sarebbero 52 a Torino, 49 a Milano e 18 a Roma, mentre scenderebbero a zero nelle città del Sud. Al solstizio d’inverno il sole sorgerebbe alle 9:04 a Torino, alle 9:00 a Milano, alle 8:34 a Roma, alle 8:23 a Napoli, alle 8:19 a Palermo e alle 8:14 a Bari. I dati dimostrano una forte asimmetria tra il Nord-Ovest e il Mezzogiorno, suggerendo risposte flessibili calibrate sui singoli territori.
LE EVIDENZE EPIDEMIOLOGICHE: INFORTUNI, SALUTE CARDIOVASCOLARE E STUDIO DI STANFORD
Di segno diverso le relazioni degli epidemiologi. Il professor Giovanni Esposito ha citato una rassegna sistematica del 2026 pubblicata sull’European Journal of Epidemiology (157 studi in 36 Paesi), secondo cui i danni sanitari derivano dalla transizione semestrale e non dal regime orario adottato. A riprova, uno studio del 2023 apparso su Economic Modelling rivela come in Italia gli infortuni lavorativi aumentino del 2% nei primi tre giorni post-cambio, per calare di oltre il 10% una volta stabilizzato il nuovo assetto; per Esposito l’ora legale permanente è pertanto sostenibile, previo monitoraggio della vigilanza nei turni gravosi.
L’EMA ha rammentato come i disturbi del cambio siano temporanei, pur citando ricerche dell’Università di Stoccolma (+4% di eventi cardiovascolari nella settimana successiva al passaggio) e rilevazioni australiane su un incremento dei suicidi, auspicando una sperimentazione nazionale. La SIMA, pur riconoscendo i rilievi dell’AASM, ha sostenuto la non diretta sovrapponibilità dei modelli esteri al clima italiano, promuovendo una verifica sul campo con parametri sanitari, sociali ed economici. Sul versante opposto, AIEE ha ricordato gli studi di Smith (2016, American Economic Journal), che quantifica in un +6% gli incidenti stradali mortali nelle cinque settimane successive al cambio primaverile, e di Dickinson e Waddell (2024, Journal of Economic Behavior and Organization), che riscontra cali di produttività prolungati fino a quindici giorni tra i lavoratori della conoscenza.
Infine, Geopop ha riferito i risultati di una ricerca della Stanford University pubblicata nel 2025 su PNAS: nei modelli circadiani statunitensi, l’ora legale permanente si correla a una mortalità complessiva inferiore del 4,5% rispetto all’ora solare per effetto congiunto di minori reati e fattori ambientali, sebbene l’ora solare rimanga superiore nel prevenire ictus e obesità. Entrambi gli assetti fissi si confermano comunque preferibili alla persistenza del doppio cambio.
SICUREZZA STRADALE E REATI PREDATORI: I DATI INTERNAZIONALI SULLA LUCE SERALE
L’estensione dell’illuminazione serale mostra una correlazione documentata con la riduzione dei reati. La SIMA ha citato la ricerca pubblicata nel 2015 su The Review of Economics and Statistics circa l’estensione dell’orario estivo negli USA nel 2007: l’esperimento evidenziò una flessione del 7% delle rapine (con punte del 27% nelle ore di transizione della luce) e un beneficio sociale di 59 milioni di dollari nel solo 2007.
Valutazioni riprese da Consumerismo ed EMA, che ipotizza un beneficio venti volte superiore in caso di stabilizzazione annuale. Quanto alla sicurezza viaria, uno studio del 2004 apparso su Accident Analysis & Prevention ha stimato che negli USA l’ora legale tutto l’anno avrebbe evitato annualmente 171 decessi di pedoni (-13% nelle fasce 5:00-10:00 e 16:00-21:00) e 195 vittime tra i passeggeri dei veicoli. Viene citato anche l’esperimento del British Standard Time (1968-1971), nel quale la crescita dei sinistri nelle mattine invernali fu ampiamente compensata dal calo degli incidenti nelle ore serali, con un saldo netto positivo sulle vite umane salvate. Riguardo ai consumatori, il CODACONS insiste sul sollievo economico e organizzativo, mentre la CGIL richiama l’attenzione sulle fasce deboli, anziani e conciliazione con gli orari scolastici.
LE TRE OPZIONI PER IL LEGISLATORE: SPERIMENTAZIONE, SCELTA PERMANENTE E COORDINAMENTO UE
A conclusione dell’indagine, preso atto dell’unanime convergenza sulla necessità di archiviare il cambio semestrale, la Commissione Attività produttive prospetta al legislatore tre opzioni operative ordinate per priorità:
L’avvio di una sperimentazione temporale dell’ora legale per la durata di almeno un ciclo stagionale completo, guidata da un’amministrazione coordinatrice e presidiata da un organismo permanente di monitoraggio aperto a tecnici, sindacati e consumatori per verificare consumi, sicurezza stradale, criminalità, salute e impatti produttivi sul contesto nazionale.
L’adozione immediata dell’ora legale permanente, che consoliderebbe i benefici energetici, commerciali, turistici e di sicurezza urbana, richiedendo tuttavia misure correttive per bilanciare i disagi dell’alba ritardata (flessibilità oraria per scuole, uffici e turni nei cantieri edili e in agricoltura).
L’adozione dell’ora solare permanente, raccomandata dalla cronobiologia per preservare l’allineamento naturale del sonno, ma penalizzante rispetto ai potenziali vantaggi energetici, turistici e commerciali legati alla luce serale. In caso di scelta delle opzioni A o B, la Commissione suggerisce misure compensative: flessibilità oraria scolastica e negli uffici nei mesi invernali, potenziamento dell’illuminazione pubblica nei tratti esposti e forme di lavoro agile concordate. Il Parlamento raccomanda infine che qualunque determinazione nazionale sia affiancata da un’azione diplomatica presso le istituzioni dell’Unione Europea per promuovere un assetto armonizzato e scongiurare la frammentazione del mercato unico.

