La presidente della Commissione lancia acquisti congiunti, tutele mirate e il piano reti contro la crisi del gas e del diesel. Raddoppio dell’elettrificazione al 2040 e nuovo bilancio Ue all’1,26% dell’Rnl con fondi per infrastrutture e mobilità militare.
Una risposta immediata per frenare la nuova fiammata dei prezzi dell’energia, affiancata da una spinta senza precedenti sull’elettrificazione, sulle infrastrutture di rete e sulle fonti pulite per spezzare in via definitiva la dipendenza dell’Europa dalle importazioni estere. Davanti alla sessione plenaria del Parlamento europeo, riunita in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato le linee strategiche dell’esecutivo comunitario per fronteggiare una crisi che minaccia famiglie e imprese.
Il piano punta a combinare misure d’urto – dalla proroga degli aiuti di Stato all’aggregazione della domanda tramite un operatore di mercato – con gli obiettivi di medio e lungo termine del Green Deal, a partire dal raddoppio della quota di elettricità nei consumi finali entro il 2040 per risparmiare 260 miliardi di euro all’anno di combustibili fossili importati.
LO SHOCK FOSSILE: GAS A +140%, DIESEL RADDOPPIATO E 100 MILIARDI DI EXTRA-COSTI
L’avvio dell’intervento della presidente ha fotografato la gravità della situazione economica: dalla fine di febbraio i prezzi del gas naturale sono balzati del 140%, mentre le quotazioni del gasolio alla pompa sono raddoppiate. Questa impennata ha comportato per i Paesi membri una spesa supplementare pari a 100 miliardi di euro in combustibili fossili importati, sborsati “senza una singola molecola di energia aggiuntiva”. Richiamando la risposta comunitaria alla crisi energetica di quattro anni fa, von der Leyen ha ricordato che all’epoca il 45% delle importazioni di gas arrivava dalla Russia, quota che fu interrotta quasi da un giorno all’altro.
Grazie alla diversificazione e alla decisa accelerazione delle fonti pulite interne, le forniture di gas russo sono scese oggi al 12%, con l’obiettivo vincolante di azzerarle entro la fine del prossimo anno. Attualmente, oltre il 70% dell’elettricità prodotta nell’Unione proviene da fonti interne e decarbonizzate, generate dal mix di rinnovabili ed energia nucleare. Una transizione che, tuttavia, riflette marcate asimmetrie territoriali: in uno Stato membro in cui il prezzo è fissato prevalentemente dal gas, un megawattora di elettricità costa circa 145 euro, mentre in un altro Paese, dove il listino è determinato da nucleare e rinnovabili, il costo scende a 70 euro.
LA TRANSIZIONE ACCELERA: EOLICO E SOLARE SUPERANO I FOSSILI, MA LE RETI FRENANO
Sul versante della produzione sostenibile, il bilancio dell’ultimo anno segna un passaggio storico: per la prima volta eolico e solare hanno generato complessivamente più elettricità di tutti i combustibili fossili messi insieme, grazie all’installazione di oltre 80 gigawatt (GW) di nuova capacità rinnovabile. Tuttavia, il vero collo di bottiglia risiede nelle infrastrutture di trasporto dell’energia.
Come denunciato dalla presidente, una quantità di energia pulita pari a sei volte quella installata lo scorso anno è attualmente bloccata in attesa di allaccio alla rete, andando di fatto sprecata. Per superare questa strozzatura industriale, von der Leyen ha sollecitato l’Eurocamera ad approvare con urgenza il “pacchetto reti” (grids package), indicando la fine dell’anno come scadenza improrogabile per l’intesa legislativa.
IL PIANO DI ELETTRIFICAZIONE AL 2040: STOP A 260 MILIARDI DI IMPORTAZIONI
La strategia climatica non può fermarsi alla sola generazione di energia verde. A fronte di consumi finali in cui l’elettricità copre ancora meno di un quarto del totale, la Commissione presenterà nei prossimi mesi le misure attuative dell’Electrification Action Plan.
L’obiettivo programmatico è raddoppiare la quota dei consumi elettrici entro il 2040, consentendo all’economia continentale di tagliare le importazioni di idrocarburi per un controvalore di 260 miliardi di euro all’anno. Una scelta fondata sul principio che ogni singolo elettrone generato e impiegato all’interno dell’Unione rappresenta una quota di energia sottratta alle fluttuazioni dei mercati globali.
LA RISPOSTA A BREVE TERMINE: ACCELERATEEU, AIUTI DI STATO E VOUCHER MIRATI
Sul fronte congiunturale, la Commissione fa leva sugli strumenti attivati ad aprile all’inizio della chiusura dello Stretto di Hormuz attraverso il piano AccelerateEU. Viene confermata la proroga del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato a sostegno delle industrie maggiormente esposte ai rincari.
Per quanto riguarda la tutela dei consumatori domestici, la presidente ha chiarito che il supporto deve essere rigidamente mirato per evitare sussidi a pioggia, i quali avrebbero l’effetto di alimentare la domanda, favorire i redditi più alti e generare costi insostenibili. Quali modelli virtuosi di intervento sono stati citati i sistemi di voucher energetici adottati da Francia e Romania a beneficio delle famiglie a basso reddito.
L’AZIONE SULL’OFFERTA: SCORTE G7, DIALOGO SULLE RAFFINERIE E ACQUISTI CONGIUNTI
Allo stesso tempo, l’Unione opera sul versante dell’offerta in coordinamento con i partner internazionali. Dopo l’accordo raggiunto dai Paesi del G7 per lo sblocco di 100 milioni di barili di gasolio e petrolio greggio per stabilizzare i mercati mondiali, Bruxelles concederà un anno di ulteriore flessibilità agli esportatori in materia di metano per scongiurare costi aggiuntivi nella fase acuta della crisi.
Sul piano interno, l’esecutivo aprirà un dialogo strategico sulle raffinerie europee per abbattere i costi e garantire le forniture indispensabili, anche a presidio del comparto della difesa; il tavolo sarà guidato congiuntamente dai commissari Jørgensen e Kubilius. Inoltre, per superare la frammentazione dei diversi mix energetici nazionali, nascerà una nuova task force per aggregare la domanda europea: replicando ed evolvendo il modello di acquisto comune già sperimentato contro le pressioni russe, l’Ue intende affidare a un operatore di mercato dedicato l’approvvigionamento congiunto per conto dei Paesi membri.
IL PROSSIMO BILANCIO EUROPEO: INVESTIMENTI SU MOBILITÀ MILITARE, CRISI E NUOVE RISORSE
Le sfide energetiche e climatiche si intrecciano infine con il negoziato sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (MFF). La proposta formulata dalla Commissione delinea un bilancio pari all’1,26% del Reddito Nazionale Lordo (RNL) dell’Unione Europea, volto a preservare gli stanziamenti ordinari per l’agricoltura e la coesione e al tempo stesso a rafforzare le voci ad oggi sottofinanziate.
Tra i capitoli destinati a beneficiare di maggiori risorse – in parte tramite il futuro fondo per la competitività – figurano le infrastrutture energetiche, le interconnessioni transfrontaliere, i grandi progetti spaziali e la mobilità militare, accanto a investimenti in difesa, sicurezza, intelligenza artificiale, materie prime critiche, ricerca, competenze, allargamento e partenariati internazionali.
La proposta affronta inoltre il totale esaurimento registrato quest’estate da due strumenti di pronto intervento: la riserva agricola e il fondo per le calamità naturali, entrambi completamente prosciugati e bisognosi di rifinanziamento insieme ai fondi per contrastare la migrazione illegale. Per salvaguardare il livello di spesa ed evitare tagli drastici alle priorità condivise, von der Leyen ha ribadito l’impegno sul versante delle entrate, confermando la presentazione di un consistente pacchetto di nuove risorse proprie.
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