Skip to content

Svolta Ue sulle auto cinesi: c’è l’accordo per blindare il mercato. Ecco quante ne entreranno

Il piano quadriennale fissa una crescita del 6% annuo delle quote e alleggerisce le tariffe su 4 miliardi di export dell’Ue. Intesa anche su terre rare e magneti per arginare un deficit da 360 miliardi, mentre Parigi e Berlino chiedono misure dure.

L’Unione Europea e la Cina hanno definito i termini di un’intesa commerciale per arginare l’invasione di veicoli a basse emissioni sul mercato continentale e disinnescare l’escalation tariffaria tra i due blocchi.

Il compromesso prevede l’introduzione di un meccanismo di salvaguardia che fissa a 350.000 unità il tetto massimo per le importazioni di autovetture ibride nel primo anno di applicazione della misura, con un incremento programmato del 6% all’anno a partire dal secondo anno. Il quadro regolatorio avrà una durata complessiva di quattro anni, periodo durante il quale Bruxelles e Pechino si impegnano a operare nel pieno rispetto delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).

A rivelare i dettagli dell’intesa è un documento che illustra il piano, visionato da Bloomberg, i cui contenuti riflettono gli esiti dei colloqui svolti a Pechino tra il responsabile commerciale dell’Ue, Maroš Šefčovič, e il ministro del Commercio cinese, Wang Wentao, nel quadro dei tentativi europei di ridurre un deficit commerciale bilaterale che supera 1 miliardo di euro (1,1 miliardi di dollari) al giorno e che lo scorso anno ha toccato il record di 360 miliardi di euro.

I DETTAGLI DELL’ACCORDO: QUOTE QUADRIENNALI E CLAUSOLA OMC

La misura di salvaguardia – strumento che consente a Bruxelles di contingentare i flussi in entrata in caso di repentina impennata delle importazioni settoriali – è stata concepita per non violare il principio di non discriminazione sancito dall’OMC. Per questa ragione, il vincolo quantitativo non colpirà esclusivamente i modelli cinesi, ma si applicherà alla totalità delle importazioni di auto ibride nell’Ue, sia ibride elettriche tradizionali sia ibride plug-in, includendo anche i veicoli provenienti da nazioni con le quali l’Unione ha sottoscritto accordi di libero scambio.

Al contempo, il testo stabilisce che la quota riservata alla Cina non potrà essere inferiore a quella concessa a qualunque altro Paese esportatore.

Dall’applicazione del massimale saranno esentati i membri dello Spazio Economico Europeo (SEE), l’Ucraina, il Kenya e i Paesi in via di sviluppo aderenti all’OMC che detengono quote marginali di importazione. Il documento non chiarisce tuttavia se i volumi eccedenti la soglia prestabilita saranno assoggettati a dazi doganali supplementari o se il limite numerico fungerà da blocco invalicabile per le immatricolazioni. Interpellato sulla vicenda, un portavoce della Commissione europea non ha rilasciato commenti immediati.

LE CONCESSIONI DI PECHINO: SGRAVI SU COMPONENTI, ALIMENTARI E TERRE RARE

A fronte delle restrizioni europee sulle vetture, Pechino ha concesso una serie di contropartite commerciali temporanee a favore delle imprese dell’Unione, per un controvalore stimato in circa 4 miliardi di euro di esportazioni. Il governo cinese azzererà i dazi su determinati componenti automobilistici e dimezzerà le tariffe doganali applicate all’ingresso di prodotti agroalimentari e beni di
consumo europei quali olio d’oliva, gelati e calzature.

I capitoli del negoziato toccano inoltre le forniture industriali strategiche. Le due parti hanno concordato di aprire un tavolo per snellire i controlli e le procedure di rilascio delle licenze di esportazione, con specifico riguardo alle catene di fornitura di terre rare e magneti permanenti, istituendo canali rafforzati di scambio informativo sulle rispettive limitazioni commerciali.

Riferendo l’esito dei colloqui agli ambasciatori dei Ventisette nel corso di un briefing domenicale, Šefčovič ha incassato un orientamento favorevole, sebbene i diplomatici considerino l’intesa soltanto il primo passo di un percorso di riequilibrio strutturale. Un nuovo vertice di verifica tra il capo del commercio Ue e le controparti cinesi è già calendarizzato per l’inizio del nuovo anno.

IL BOOM DELLE IBRIDE CINESI E LA CRISI DEI COSTRUTTORI EUROPEI

L’intervento regolatorio risponde alla massiccia penetrazione delle case automobilistiche cinesi, favorita dal fatto che le motorizzazioni ibride erano rimaste escluse dai dazi protettivi imposti dall’Ue sui veicoli puramente elettrici nel 2024. In base alle rilevazioni di Eurostat elaborate dall’Associazione europea dei costruttori di automobili (ACEA) e ai dati di mercato Dataforce – riferiti alle vendite complessive in Ue, Regno Unito e Paesi Efta –, le importazioni di veicoli dalla Cina hanno registrato una brusca impennata lo scorso anno e sono cresciute di quasi tre quarti nei primi otto mesi del 2026.

Ad agosto, i marchi cinesi – tra cui figurano colossi come BYD e Chery Automobile Co., accanto a Polestar, DR, Evo, Chery-Ebro e alla joint venture Stellantis-Leapmotor – hanno raggiunto una quota di mercato record, arrivando a rappresentare circa un quarto delle vendite totali di veicoli ibridi in Europa.

L’offensiva commerciale, alimentata dalla necessità dei produttori asiatici di compensare il rallentamento della domanda interna, ha aggravato la crisi della manifattura europea: nel terzo trimestre le vendite di Mercedes-Benz Group AG sono calate dell’8%, mentre Volkswagen AG ha tagliato le stime di profitto il mese scorso, accodandosi all’allarme redditività già lanciato da BMW AG a
giugno.

IL PRESSING DI FRANCIA E GERMANIA CONTRO LA SOVRACCAPACITÀ

L’intesa sulle ibride approda ora al vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione Europea, convocato per giovedì a Bruxelles. I leader comunitari discuteranno le misure per impedire che l’eccesso di capacità produttiva cinese continui a riversare sul continente beni sovvenzionati sottocosto, con la possibilità di estendere analoghi meccanismi di salvaguardia ad altri comparti manifatturieri. Entro la fine dell’anno la Commissione presenterà un pacchetto di strumenti dedicati per diversificare gli approvvigionamenti e riequilibrare la bilancia dei pagamenti.

Alla vigilia dei colloqui di Pechino, Francia e Germania avevano formalizzato la richiesta di un inasprimento degli strumenti di difesa commerciale, sollecitando l’Ue ad ampliare i poteri di ritorsione economica fino a ipotizzare la rottura delle relazioni commerciali con gli Stati che alimentano guerre doganali.
Parigi e Berlino hanno inoltre chiesto l’apertura immediata di indagini formali sull’impatto delle importazioni cinesi agevolate da aiuti di Stato nei settori della chimica e della plastica, propedeutiche all’imposizione di nuovi dazi protettivi.

I COLLOQUI A PECHINO E LE PAROLE DI SEFCOVIC SUL DEFICIT COMMERCIALE

Le dichiarazioni rilasciate dal negoziatore europeo al termine della missione in Cina confermano la linea di fermezza adottata da Bruxelles. “Il deficit commerciale rappresenta una sfida enorme per l’UE, avvertita da ogni Stato membro. È insostenibile e richiede un percorso credibile verso il riequilibrio”,
ha scandito Šefčovič davanti alla stampa venerdì a Pechino.

“Dobbiamo difendere le nostre industrie e ripristinare condizioni di parità che sono state distorte dalla sovraccapacità globale”, ha ribadito il commissario, sintetizzando lo scopo politico della missione: “Sono venuto qui con un obiettivo ben preciso: iniziare a riequilibrare le relazioni commerciali tra l’UE e la Cina”. Nonostante i risultati preliminari, all’interno degli apparati comunitari permangono timori sui tempi di attuazione delle misure, giudicati da diversi funzionari troppo lenti rispetto all’urgenza di colmare un disavanzo commerciale che continua a comprimere la produzione industriale europea.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Rispettiamo la tua privacy, non ti invieremo SPAM e non passiamo la tua email a Terzi

Torna su