Bruxelles e Pechino puntano a limitare le importazioni di auto cinesi, con possibili ripercussioni sui listini e sulle consegne. Ecco quali modelli apprezzati dagli italiani rischiano di più
Il patto di non invasione commerciale tra Ue e Cina rischia di lasciare a piedi alcuni tra i modelli asiatici più amati dagli italiani. Bruxelles e Pechino hanno firmato un piano quadriennale che fissa un tetto all’importazione di auto ibride ed elettrificate e introduce la tagliola dei prezzi minimi d’ingresso. L’impatto dell’intesa non colpirà tutti i marchi stesso modo, ma andrà a picchiare duro esattamente lì dove il mercato italiano ha registrato i volumi più pesanti.
AUTO CINESI, LA MAPPA DEI MODELLI PIU’ COLPITI
Il tetto di 350.000 auto importate all’anno in tutta l’Ue potrebbe costringere diversi marchi popolari ad alzare i prezzi, riducendo il margine competitivo rispetto alle concorrenti europee. Il primo produttore a dover rivedere i listini al rialzo potrebbe essere MG, la regina incontestata delle vendite cinesi in Italia. La ZS e la nuova MG3 Hybrid+ hanno conquistato la classifica delle auto più vendute grazie a un rapporto qualità-prezzo invidiabile.
Tuttavia, essendo prodotte integralmente in Cina e importate con motorizzazioni ibride, queste vetture finiscono in pieno nel mirino dei tetti d’importazione e dei prezzi minimi. Per mantenere le quote di mercato, il gruppo SAIC rischia di dover rivedere al rialzo i listini di MG3 e ZS Hybrid+, riducendo quel margine competitivo che ne aveva decretato il successo commerciale.
NEL MIRINO ANCHE BYD, DOLPHIN E CHERY
La tagliola sulle importazioni fa tremare anche Byd, Dolphin e Chery. La Seal U DM-i (ibrida plug-in) si è affermata come una delle PHEV più apprezzate dal pubblico italiano per autonomia e dotazioni. Il taglio del 50% sui volumi d’importazione delle PHEV ricaricabili colpisce direttamente il modello di punta della gamma BYD. La casa dovrà contingentare le consegne in Italia o accelerare la transizione verso il listino prezzi minimo imposto dall’UE. La vera valvola di sfogo per BYD sarà il completamento rapido dello stabilimento in Ungheria per “europeizzare” i veicoli.
Chery è stata protagonista di un ingresso aggressivo nel mercato italiano e di numeri in costante crescita nel segmento dei SUV compatti e medi con propulsione ibrida. Ora, il tetto alle 350.000 unità annue rischia di frenare l’espansione della rete di vendita proprio nella sua fase di massima rincorsa. Infatti, senza volumi d’importazione liberi, Chery rischia di dover rallentare le consegne di Omoda 5 e Jaecoo 7 o accelerare la localizzazione produttiva in Europa (come nel sito ex-Nissan di Barcellona).
IL VANTAGGIO DI LEPMOTOR
Leapmotor potrebbe trasformare le limitazioni in un’opportunità. Il brand nato dall’alleanza strategica con Stellantis punta a conquistare la fascia d’accesso al mercato elettrificato. Per modelli come la C10 (versione con estensore di gamma / ibrida) importata direttamente dalla Cina, le nuove restrizioni europee creano un collo di bottiglia operativo. Di conseguenza, Stellantis potrebbe accelerare nell’obiettivo di assemblare i modelli Leapmotor negli stabilimenti europei (come Tychy in Polonia per la T03 o impianti italiani/spagnoli per i SUV), spingendo sull’assemblaggio continentale.
AUTO CINESI, LA CONTROMOSSA DI PECHINO
Al tempo stesso, il piano quadriennale UE rischia di rivelarsi poco più di un fastidio logistico temporaneo. Infatti, come insegna Leapmotor, i cinesi hanno già capito la lezione da un pezzo: l’obiettivo di Pechino è diventare un costruttore nativo europeo. È sufficiente assemblare in Spagna, in Ungheria o magari tra le mura di qualche stabilimento ex-italiano per applicare sulla carta di circolazione di marchi cinesi la dicitura “Made in UE”, aggirando le limitazioni europee sulle importazioni dalla Cina e facendo riemergere i nodi irrisolti dell’industria manifatturiera europea.

