La premier chiede a Bruxelles di riscrivere le regole sul mercato elettrico e congelare il nuovo sistema Ets, mentre l’Italia candida Porto Marghera come polo strategico per lo stoccaggio europeo delle materie prime.
L’Italia si presenta al tavolo del Consiglio europeo rivendicando uno spazio fiscale di 14 miliardi di euro, garantito dal margine dello 0,6 per cento della clausola di salvaguardia comunitaria, per blindare famiglie vulnerabili e industrie energivore contro l’impennata dei costi dell’energia, mentre scende in campo contro l’intesa tra Donald Trump e Vladimir Putin sul carburante russo e chiede una radicale riscrittura del mercato elettrico continentale.
A scandire la strategia dell’esecutivo è stata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le comunicazioni rese nell’Aula del Senato, in vista del vertice dei leader a Bruxelles. La premier ha chiarito che la difesa dell’interesse nazionale impone una presenza attiva e propositiva nei consessi internazionali per orientare le scelte dell’Unione, denunciando come le tensioni geopolitiche globali, le minacce ibride, l’instabilità in Medio Oriente e il conflitto in Ucraina stiano comprimendo le catene logistiche e la competitività dell’intera industria europea.
L’ATTIVAZIONE DELLA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA: 14 MILIARDI CONTRO IL CARO ENERGIA
Sul fronte delle risorse immediate per fronteggiare i rincari, l’Italia utilizzerà interamente la flessibilità concessa dalla clausola di salvaguardia europea: una quota pari allo 0,6 per cento di Prodotto interno lordo che si traduce in circa 14 miliardi di euro.
Nelle parole della premier, queste somme costituiscono risorse aggiuntive rispetto ai parametri standard fissati dall’Unione europea e presentano un vincolo di destinazione invalicabile: saranno infatti erogate in modo esclusivo a protezione dei nuclei familiari in condizione di vulnerabilità economica e a supporto delle imprese ad alta intensità energetica, categorie che non avrebbero potuto beneficiare di altri canali di finanziamento pubblico ordinario.
IL NODO DELLA COMPETITIVITÀ: LA TRANSIZIONE ECOLOGICA SENZA DEINDUSTRIALIZZAZIONE
Il dossier primario dell’agenda europea resta la tutela della capacità produttiva del continente. Meloni ha evidenziato come il Consiglio Ue farà il punto sull’attuazione dell’agenda “one Europe one Market”, volta a rafforzare il mercato unico attraverso lo snellimento burocratico, il taglio degli oneri amministrativi e la velocizzazione delle autorizzazioni, battaglie su cui Roma insiste da tempo.
Tuttavia, il problema cardine rimane il divario strutturale sui prezzi energetici: “Non possiamo chiedere alle imprese europee di competere con i grandi attori globali e allo stesso tempo accettare che paghino strutturalmente l’energia molto più dei loro concorrenti, né possiamo perseguire la transizione ambientale al prezzo della nostra base industriale. La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione, a maggior ragione nell’attuale quadro geopolitico”.
LA RIFORMA DELL’ETS E IL MECCANISMO DEL PREZZO MARGINALE SULL’ELETTRICITÀ
Per abbattere i costi alla radice, il Governo ha formalizzato precise richieste di riforma a livello comunitario. Nel mirino c’è anzitutto il meccanismo europeo di scambio delle quote di emissione (Ets): il sistema impone alle aziende di acquistare permessi di mercato per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa, ma le oscillazioni finanziarie finiscono per gravare sui settori pesanti, dalla siderurgia alla chimica, dalle cartiere ai cementifici, trasferendosi sui prezzi al consumo.
La richiesta italiana punta a rimodulare il funzionamento dell’Ets affinché il prezzo della CO2 risponda alle esigenze dell’economia reale e non a manovre speculative, affiancandovi la richiesta di rinviare l’introduzione dell’Ets 2, la cui entrata in vigore nel 2028 scaricherebbe nuovi rincari tariffari su famiglie e attività. A questo nodo si somma la distorsione del criterio del prezzo marginale dell’elettricità, in base al quale la tariffa complessiva viene determinata dall’ultimo impianto chiamato a produrre, quasi sempre una centrale termoelettrica a gas soggetta ai costi dei permessi Ets. L’onere della CO2 sostenuto da questi impianti finisce così per riversarsi sull’intera produzione energetica, contagiando paradossalmente anche l’elettricità generata a costo zero da fonti rinnovabili.
L’ASSE CON GERMANIA, BELGIO E PRAGA: SEMPLIFICAZIONI E CORSIE PRIORITARIE PER LE IMPRESE
La strategia negoziale italiana si muove attraverso alleanze mirate. La scorsa settimana Roma ha promosso un confronto ristretto con i partner maggiormente focalizzati sulla competitività, individuando tre priorità: energia, deregolamentazione e commercio internazionale. Da questo coordinamento è nata una lettera congiunta inviata a Bruxelles, siglata da Meloni insieme al cancelliere tedesco e al primo ministro belga, che propone tre misure per sbloccare gli investimenti: – Istituzione di corsie autorizzative prioritarie per i progetti di valenza strategica; – Un reale freno normativo all’eccesso di burocrazia comunitaria; – Una drastica contrazione degli obblighi di rendicontazione (reporting), calibrata in particolar modo a tutela delle piccole e medie imprese. Parallelamente, l’Italia ha presentato insieme alla Repubblica Ceca un pacchetto di interventi puntuali, anche di natura temporanea, finalizzati all’abbattimento immediato delle bollette energetiche industriali.
IL NUCLEARE DI NUOVA GENERAZIONE E IL VIA LIBERA EUROPEO AL DECRETO BOLLETTE
Sul piano interno, la vulnerabilità strutturale del Paese risiede nella consistente quota di gas ancora presente nel mix nazionale. Per superare questa dipendenza, il Governo rivendica un’accelerazione sulle fonti rinnovabili superiore a qualsiasi gestione precedente e la riapertura del canale dell’energia nucleare di nuova generazione. Poiché tali investimenti infrastrutturali richiedono tempi tecnici di maturazione, l’esecutivo ha fatto inserire fin dalle conclusioni del Consiglio europeo dello scorso marzo la facoltà per gli Stati membri di attivare strumenti nazionali mirati e temporanei per contenere le componenti di costo della generazione elettrica.
Su questo terreno, il dialogo con la Commissione europea sul cosiddetto “Dl Bollette” è entrato in una fase risolutiva: il confronto tecnico ha consentito di mettere a punto un meccanismo compatibile con le regole comunitarie sugli aiuti, che consentirà di rendere presto operativa la misura per alleggerire le fatture di famiglie e imprese. Novità positive giungono anche sul Regolamento europeo sul metano, per il quale Bruxelles ha accolto la richiesta italiana di sospendere alcuni adempimenti, deliberando un rinvio di dodici mesi della sua entrata in vigore.
IL DIALOGO FISCALE CON VON DER LEYEN SU INFLAZIONE ED EXTRAGETTITO IVA
L’interlocuzione con le istituzioni europee si estende ai vincoli di bilancio. La presidente del Consiglio ha inviato una missiva formale alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, per chiedere che la nuova disciplina fiscale tenga conto dell’impatto straordinario dello shock inflazionistico ed energetico nel computo della spesa pubblica autorizzata.
Roma sollecita in particolare il permesso di riutilizzare almeno una parte dell’extragettito Iva generato dai rincari per finanziare misure temporanee di compensazione per i cittadini e il tessuto produttivo, ritenendo incomprensibile negare agli Stati l’impiego delle maggiori entrate tributarie originate proprio dalla crisi in atto. Meloni ha riconosciuto la difficoltà di raggiungere un’intesa unanime tra i Ventisette, assicurando tuttavia che la linea italiana verrà ribadita con fermezza.
LA CRITICA ALL’INTESA TRUMP-PUTIN SUL DIESEL E LA DIFESA DELLE CENTRALI UCRAINE
Nel quadro della sicurezza geopolitica, la premier ha espresso forte contrarietà rispetto all’intesa siglata tra Donald Trump e Vladimir Putin sulle forniture di diesel russo, definendola una manovra contraddittoria e pericolosa. Pur comprendendo la necessità di raffreddare i listini dei carburanti, la titolare di Palazzo Chigi ha evidenziato che la fiammata delle quotazioni è causata principalmente dal conflitto in Iran e non dalla guerra in Ucraina; l’accordo sul gasolio rischia così di fruttare a Mosca entrate economiche fresche, legittimandone la condotta e indebolendo il regime sanzionatorio volto a spingere il Cremlino al tavolo negoziale.
Diverso è il giudizio sulla proposta di tregua militare limitata agli attacchi contro le centrali elettriche: l’Italia sostiene pienamente l’iniziativa, lodando la disponibilità manifestata dall’Ucraina e pretendendo che le forze armate russe interrompano i bombardamenti sulle infrastrutture energetiche civili. In risposta all’aumento delle minacce ibride, l’Italia presenterà al vertice europeo un piano per la protezione delle infrastrutture critiche continentali – dalle reti energetiche agli snodi portuali e aeroportuali –, rimarcando che oggi difendere la sovranità significa garantire che una centrale elettrica rimanga accesa.
LA CRISI DI HORMUZ, LA MISSIONE ASPIDES E IL CORRIDOIO STRATEGICO IMEC
Il blocco alla navigazione commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz rappresenta una delle principali cause dell’impennata dei costi energetici. Secondo la linea italiana, la risoluzione delle criticità richiede il ripristino incondizionato della libertà di transito marittimo senza pedaggi o restrizioni unilaterali. A tal fine, l’Unione europea deve rafforzare con urgenza la missione navale Aspides nel Mar Rosso inviando nuove unità, poiché l’operazione non può continuare a gravare sul contributo operativo di pochissimi Paesi.
Sul versante delle alleanze internazionali, Meloni ha condannato duramente gli attacchi condotti dai miliziani Houthi contro gli impianti energetici dell’Arabia Saudita e ha sollecitato un patto strategico con i Paesi del Golfo. L’obiettivo a lungo termine deve passare dalla realizzazione del corridoio economico IMEC (India-Medio Oriente-Europa), essenziale per proteggere i cavi sottomarini, salvaguardare gli snodi portuali e diversificare vettori e rotte di approvvigionamento al di fuori delle aree di crisi.
LA CANDIDATURA DI PORTO MARGHERA E IL CONTROLLO SULLE MATERIE PRIME CRITICHE
La transizione ecologica e le esigenze della difesa continentale impongono di sciogliere il nodo delle materie prime critiche, evitando che l’abbandono delle fonti fossili si trasformi in una subordinazione commerciale verso altri fornitori esteri. Per garantire l’autonomia produttiva dell’Unione, l’Italia ha avanzato ufficialmente la candidatura del polo di Porto Marghera per ospitare un deposito di stoccaggio strategico europeo, puntando a riportare la capacità manifatturiera ed estrattiva al centro delle priorità economiche dell’Unione.
IL BRACCIO DI FERRO SUL BILANCIO PLURIENNALE UE E IL RIMBORSO DEL DEBITO DEL NGEU
La trattativa sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) si preannuncia complessa. L’Italia ha già ottenuto modifiche rilevanti alla bozza iniziale della Commissione, assicurando agli Stati membri un ruolo di indirizzo più forte e garantendo risorse addizionali per le PMI all’interno del nuovo Fondo per la competitività. Tuttavia, Roma ha posto un veto invalicabile: la Politica Agricola Comune (PAC) e il settore della pesca dovranno mantenere la propria autonomia finanziaria e le tutele storiche, senza essere accorpati in altri capitoli, poiché “non esiste sicurezza senza sicurezza alimentare”. Meloni ha precisato che l’accordo finale è ancora lontano e che l’Italia non accetterà intese al ribasso solo per rispettare la scadenza di fine anno.
Al fianco della Romania, l’esecutivo promuoverà a margine del Consiglio un summit con i diciassette Paesi del gruppo degli “Amici della coesione”, con l’obiettivo di tutelare i fondi regionali senza gravare sui bilanci statali con nuove imposte europee. Tra le proposte avanzate spicca inoltre la rinegoziazione del debito contratto per finanziare Next Generation EU, chiedendo una rateizzazione più graduale per non strozzare i bilanci pubblici nel momento di massimo fabbisogno per gli investimenti strategici.
LO STOP AI VINCOLI BUROCRATICI AMBIENTALI PER SALVARE L’INDUSTRIA PESANTE
L’ultimo affondo della premier ha preso di mira l’applicazione del principio “Do No Significant Harm” (non arrecare un danno significativo all’ambiente) all’interno dei regolamenti di spesa dell’Unione europea.
Pur riconoscendone la validità ideale, il Governo ritiene inaccettabili le bozze applicative elaborate dagli uffici comunitari, che rischiano di tradursi nell’esclusione automatica di interi comparti dai finanziamenti per la transizione: “Non possiamo chiedere a un’acciaieria di investire miliardi in transizione, farle pagare le quote di CO2 e dopo dirle che non può accedere ai fondi europei per la decarbonizzazione. Neanche possiamo dire di voler rafforzare la sicurezza energetica e includere le infrastrutture che servono a garantire questo processo. Le decisioni dei Governi non sono bozze che la burocrazia può correggere a piacimento, questa situazione è inaccettabile”.

